L’Abruzzo dona forti suggestioni e sorprendenti possibilità di conoscenza e contemplazione. A Campli il tempo pare essersi fermato. Siamo nel Teramano. Questi luoghi respirano lentamente, un po’ come il fiato di chi ha imparato a vivere senza fretta. Quasi nascosto tra le colline, già il borgo si mostra senza ostentazione, con l’eleganza di ciò che è autentico. Ma quel di cui vi parleremo è un’unicità spirituale. Campli, ad ogni modo, è fatto di pietra e luce, di “loquaci silenzi”, di vicoli che si arrampicano tra case corrugate dalla vecchiaia.
Ecco che nel cuore del paese scorre una vena sotterranea, che poi s’innalza presto: la Scala Santa di Campli. Un luogo sacro, rinomata meta di pellegrinaggio, alla quale Papa Clemente XIV concesse, nel 1772, le stesse indulgenze attribuite alla celebre Scala Santa di Roma. Interamente dedicata alla Passione di Cristo, la mistica sequenza di gradini offre al fedele un cammino spirituale che rievoca simbolicamente le tappe della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.

La scala riprende idealmente il percorso compiuto da Cristo, che secondo la tradizione salì in ginocchio i 28 gradini che lo portarono al cospetto di Ponzio Pilato. La leggenda narra che fu Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, a far smontare nel 326 d.C. la scalinata del Sinedrio durante un suo pellegrinaggio in Terra Santa, per poi trasportarla a Roma. Una leggenda, appunto. Quella di Campli non è una scala grandiosa, non è altissima, eppure capace di custodire un mistero che va ben oltre la materia. Ventotto gradini in legno, da salire in ginocchio, come vuole la tradizione, ma anche solo con l’anima china, per chi non ha bisogno di gesti esteriori per compiere un cammino che resta interiore.
I gradini dicono di attese, ascese, pentimenti, preghiere, parole sussurrate silenzi intensi. Le assi scricchiolano sotto il peso dei corpi, a ben pensarci anche della storia. Migliaia di ginocchia le hanno consumate nel tempo. Migliaia le impetrazioni di generazioni. Ma è un suono dolce, quasi un sussurro, come se il legno ricordasse ogni pellegrino e ne custodisse il segreto. Una precisazione doverosa: salire questa scala non è necessariamente un atto di fede religiosa. È, più profondamente, un atto di consapevolezza antropologica. È accettare la propria fragilità; guardarsi dentro con onestà, gradino per gradino.

Le pareti della scala, come detto dipinte con scene della Passione, raccontano un linguaggio eterno: quello della sofferenza e del riscatto, della caduta e della rinascita. Arrivati in cima, non c’è trionfo. C’è pace. Poi, si torna al mondo con la sensazione di essere più leggeri, anche solo per qualche istante.
Lasciata la santa scalinata, Campli ti attende con la sua bellezza discreta: un borgo che ha conosciuto la storia, la fatica e che ha scelto la quiete come linguaggio. Una storia secolare, con radici antichissime ed un’architettura storica ancora oggi ben preservata. Il piccolo centro toccò il suo apice di gloria durante il dominio della famiglia Farnese, nel Medioevo ed oltre. Tra i principali edifici storici, spiccano la Cattedrale di Santa Maria in Platea, il Palazzo Farnese (che oggi ospita il Municipio), la Chiesa di San Francesco ed il Museo Archeologico, che custodisce reperti delle antiche civiltà che abitarono il territorio. Gli scavi testimoniano, infatti, la presenza di abitanti già dall’VIII secolo a.C., mentre nel XVII secolo Campli fu anche sede vescovile, ruolo mantenuto sino al 1818.

Immancabile una visita alla necropoli di Campovalano, nel territorio del comune, con una storia che inizia a datare addirittura dal XII secolo a.C. Ma Campli è rinomata anche per le sue tradizioni, a cominciare dalla sagra della porchetta – la più antica festa gastronomica d’Abruzzo – e dalla sagra del tartufo che si svolge nella frazione di Campovalano. Storico anche il mercato domenicale, attivo sin dal 1293.
Un paese da visitare, insignito del titolo di borgo tra i più belli d’Italia, impreziosito dalla Scala Santa, piccolo ‘santuario’ e luogo di redenzione. Uno dei volti dell’Abruzzo più intimo ed esperienziale, da valorizzare e riscoprire.
Nella foto in alto, la celebre Scala Santa di Campli. Tutte le foto sono tratte dal sito “I Borghi più belli d’Italia”




