La cinquina del Campiello nelle piazze pugliesi è un successo pop

La calorosa accoglienza riservata dal pubblico di Bisceglie conferma il profondo e proficuo legame del famoso premio con il festival "Libri nel borgo antico" e, in particolare, con i lettori pugliesi.

Da dove nasce, almeno etimologicamente, il Premio Campiello? Il copyright è di Edilio Rusconi – allora giornalista e non ancora editore – che trovò nel tipico spazio della vita pubblica veneziana, il “campiello” appunto, lo spunto giusto per definire il premio fondato nel 1962, il cui nome doveva sottolineare appunto la partecipazione decisiva di una giuria popolare nella scelta del vincitore e il legame con la città in cui era nato. Il “campiello”, nell’urbanistica veneziana identifica uno spazio di dimensioni più ridotte, corrispondente grosso modo alle piazzette o ai larghi delle città e spesso privo della caratteristica principale dei campi veneziani, ossia il pozzo da cui attingere l’acqua. Ma nella tradizione e nella cultura ha sempre rappresentato, in chiave metaforica, il luogo per eccellenza di scambio culturale ed economico per i suoi abitanti. Punto d’incontro per tutta la cittadinanza, indipendentemente da origini ed estrazione sociale.

Non è quindi un caso che ancora oggi, a 63 anni dalla prima edizione, il riconoscimento letterario promosso dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto, tra i più prestigiosi in Italia, abbia ancora come propria missione quella di uscire dai palazzi chiusi della cultura per incontrare i lettori nelle piazze, nei teatri e nei luoghi più suggestivi del nostro Paese. In Puglia, il tour con i cinque finalisti di quest’anno, ha regalato tre serate d’estate intrise di fascino e di storia. Tre momenti speciali di conforto tra autori e lettori, in scenari capaci di unire il patrimonio materiale e quello immateriale: il porticciolo di Brindisi, la pietra secolare dei trulli di Alberobello, le torri del Castello di Bisceglie risalenti al periodo normanno.

La proclamazione della cinquina lo scorso maggio

Insomma, come sottolineato da Davide Piol, membro del comitato di gestione del Premio Campiello, “portare la cinquina finalista in tutta Italia, da nord a sud, significa alimentare un dialogo vitale, diffondere il piacere della lettura e rendere la letteratura un patrimonio realmente condiviso. Unire, quindi, l’eccellenza letteraria all’anima dei territori”. Rinunciare ai rituali e alle cerimonie con la voglia di far conoscere a un pubblico vasto ed eterogeneo, e specialmente ai più giovani, libri capaci di rappresentare il meglio della narrativa contemporanea, oltre che un invito a interrogarsi sul presente e sul futuro che desideriamo costruire come comunità. Anche quest’anno, infatti, gli autori finalisti, con le loro storie, sono stati in grado di indagare le molteplici sfumature dell’animo umano, le contraddizioni del tempo in cui viviamo, le aspettative e le speranze che ci accomunano.

Le tappe pugliesi del tour si sono rivelate occasioni davvero uniche per entrare nel cuore pulsante della scrittura, ascoltando direttamente dalla voce degli autori le storie, le ispirazioni, le domande e le emozioni che abitano le loro pagine: Marco Belpoliti con “Nord Nord” (Giulio Einaudi Editore), Wanda Marasco con “Di spalle a questo mondo” (Neri Pozza), Monica Pareschi con “Inverness” (Polidoro), Alberto Prunetti con “Troncamacchioni” (Giangiacomo Feltrinelli Editore) e Fabio Stassi con “Bebelplatz (Sellerio Editore).

Una cinquina che, come ha ricordato Giorgio Zanchini, presidente della giuria dei letterati, “non è solo testimonianza del nostro tempo, ma offre lenti acute e talvolta anche spietate per comprenderlo, offrendo un contributo tangibile alla qualità del dibattito pubblico e, in ultima analisi, alla vitalità della nostra democrazia”. Cinque libri che rappresentano una letteratura non standardizzata, che combattono l’omologazione imposta dalle logiche commerciali e affermano il ruolo della letteratura in un mondo in preda al caos.

Bisceglie, che ha ospitato la cinquina finalista per il secondo anno consecutivo, ha stretto una sinergia con il Premio Campiello attraverso il festival Libri nel Borgo Antico, che si svolge in città da sedici anni. Una collaborazione avviata nel 2024, con la tappa dei finalisti, e proseguita nel corso della quindicesima edizione del festival, quando i giovani studenti che da sempre lo vivono con grande entusiasmo hanno potuto approfondire le modalità di accesso al Campiello Giovani – concorso rivolto ad aspiranti scrittori di età compresa fra i 15 e i 22 anni – grazie ad uno speciale incontro con Stefania Zuccolotto. Quella di Bisceglie è quindi una tappa che si rinnova, grazie anche a una risposta del pubblico sempre molto calorosa. Erano in cinquecento, infatti, i lettori che hanno riempito Largo Castello lo scorso 7 luglio per ascoltare le riflessioni degli ospiti della serata.

E anche questa partecipazione così numerosa non può essere considerata scontata. Il Premio Campiello, nell’organizzazione del tour, si pone infatti l’obiettivo di incentivare e diffondere il piacere per la lettura nella consapevolezza che un premio trovi la sua massima ragion d’essere nel momento in cui riesce a “creare nuovi lettori”. Per tale scopo, si è dimostrata efficace l’idea iniziale e mai mutata del meccanismo ideato per giungere al vincitore: le giurie, una tecnica e una popolare. La prima, la “Giuria dei Letterati”, è formata da critici letterari, scrittori e cultori di lettere, esponenti di rilievo del panorama culturale italiano. La seconda, quella dei “Trecento Lettori”, composta da anonimi appassionati, distribuiti in tutte le regioni d’Italia e rappresentativi di varie categorie sociali e professionali, selezionati di anno in anno.

La giuria dei letterati seleziona i cinque romanzi tra tutti quelli in concorso, la giuria popolare individua, quindi, il vincitore assoluto tra i finalisti. I lettori cambiano ogni anno e hanno l’obbligo di mantenere l’anonimato fino alla chiusura delle votazioni. Ogni giurato, inoltre, può partecipare a una sola edizione. La “chiamata di responsabilità” del pubblico anonimo e senza volto o fisionomia, che stava nettamente fuori da qualunque “giro”, è stata il germe che poi ha fruttato, e ha garantito l’affermazione del Campiello nel corso degli anni. In linea con lo spirito che, sessantatré anni dopo, lo spinge ancora nelle piazze delle nostre città, anche in provincia, dall’estremo sud e poi nelle località di montagna, per ribadire che la letteratura è cosa di tutti. Non di pochi eletti.

Nella foto in alto, la cinquina dei finalisti del Premio Campiello in tour a Bisceglie: da sin. Fabio Stassi, Alberto Prunetti, Monica Pareschi, Wanda Marasco e Marco Belpoliti.