Dalla pratica alla teoria, le meraviglie di Grottaglie

La visita alle famose botteghe di ceramica dei maestri Lacava e Vestita, conclude l'esperienza del laboratorio di ceramica realizzato a Bitonto

Al termine del laboratorio di ceramica, organizzato presso le Officine Culturali di Bitonto, grazie all’associazione Angeli Eventi e alla sezione cittadina della Fidapa, buona parte dei partecipanti e tutti coloro che si sono occupati del progetto hanno potuto visitare quella che è la città della ceramica, Grottaglie, dove quei pezzi unici e spettacolari, illustrati durante il corso, prendono vita. E con la voce dei maestri Pino Lacava e Antonio Vestita hanno affrontato (e io insieme a loro) un viaggio, stavolta teorico, nell’universo della ceramica, entrando nelle loro preziose botteghe, fucine di straordinari reperti, e nella casa che la famiglia Vestita ha rimesso a nuovo.

Il giardino di Casa Vestita

Grottaglie è un gioiellino nel sud della Puglia, con i suoi vicoletti, le sue salite e le sue discese, e con quel suo quartiere, detto proprio “delle ceramiche”, che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

Con il suo museo, dove sono conservati reperti antichissimi, molti dei quali appartenenti all’età geometrica: anfore, oinochoe e crateri, che venivano adoperati per versare il vino e mescolarlo con l’acqua. In Grecia soprattutto, ma anche a Roma, si era soliti, infatti, bere il vino annacquato, durante i banchetti e i simposi, perché questa bevanda era particolarmente forte e per non ubriacarsi era saggio aggiungere dei misurini d’acqua, come stabiliva il padrone di casa. Ammirando tanti e così preziosi reperti sembrava di essere all’interno di un manuale di archeologia greca, come quelli pieni di anfore sfogliati con tanta passione all’università.

Il sole intanto, mentre ci inoltravamo in quei dedali di pietra, ha continuato a scagliare i suoi dardi infuocati sulle nostre teste e a nulla sono serviti i cappellini calati sugli occhi. Eppure, nonostante potesse sembrare un’atroce sofferenza, è stato bello girare tra le stradine del centro storico, mentre gli abitanti del luogo guardavano con sorpresa, attraverso le finestre, quella comitiva di turisti giunti sin lì per ricostruire la storia più completa possibile sul mondo della ceramica.

E dopo tanto camminare ecco, finalmente, quella che viene denominata Casa Vestita, dove ad attenderci c’è Mimmo, uno dei fratelli che a Grottaglie sta portando avanti l’arte della ceramica. Questi ha raccontato quanto quella magione, rimessa a nuovo, sia antica e quanto lavoro ci sia voluto per preservarne gli spazi più vetusti. La villa, come tutte le domus romane, ha un ampio ingresso, circondato da colonnati, e una piccola rientranza sulla destra, dove sono conservati vasi, cocci, piatti e altri oggetti d’uso comune in Grecia e nella repubblica romana. La pavimentazione risale al I o al II secolo d.C., e una fontana a parete, di costruzione assai più recente, ricorda un po’ quella che Costantino fece costruire a sua moglie, e che lo stesso Mimmo ha progettato per il suo anniversario di matrimonio.

In quella casa si trova una cripta antica, scoperta per caso, e risalente al 1300: qui, perfettamente conservate, alcune croci templari e tre figure di santi, affrescate sulla parete. La chiesa era stata nascosta, per evitare che venisse distrutta, con un finto forno per far credere ai viandanti del tempo che quel misterioso androne, scavato nella roccia, servisse a cuocere vasi o altri oggetti in ceramica.

Qualche anno prima, quando i fratelli hanno acquistato lo stabile e iniziato i primi lavori, gli ingegneri, architetti e archeologi coinvolti volevano chiudere tutto, senza proseguire con lo scavo. Ma l’artista aveva intuito che vi fosse qualcosa di strano, grazie ad un dettaglio. “Il forno – racconta Mimmo – non era mai stato acceso. Era troppo sospetto” e, infatti, hanno scoperto la chiesa segreta. “Ero di una felicità senza pari” commenta. Nella villa vi sono anche le cucine e le antiche dispense. Il ceramista le ha mostrate tutte, rispondendo a svariate domande e alle osservazioni dei presenti, che infine hanno occupato lo splendido giardino, ricco di piante di limone e di capperi, pervaso da una leggera brezza.

Ma la meta più ambita è stata la famosa bottega, dove i fratelli Vestita realizzano pezzi unici e dal fascino intramontabile. Stando lì dentro, sembra di essere nella grotta delle meraviglie di quella famosissima storia de Le mille e una notte: come Aladino siamo rimasti senza parole difronte a tanta ricchezza e bellezza.

Trottole, vasi, tazze, calamite. Oggetti d’uso comune e pezzi rari. Anfore che riproducono famose scene del mito, come quella di Odisseo e delle sirene. Ovunque qualcosa che tratteneva lo sguardo, destando autentica meraviglia. Pezzi di argilla, magnificamente decorati, sparsi dappertutto: sul pavimento, sulle mensole, tra i tanti ninnoli, che si accalcano sugli scaffali ricolmi. E, in una stanza enorme, piena di strumenti per lavorare e decorare l’argilla, ecco da una finestra la splendida vista della città, col campanile e i tetti delle case incastonati nel cielo più azzurro che si possa immaginare.

Seduti davanti a quella finestra, incorniciata tra foglie d’edera, in una pace quasi irreale, per certi versi onirica, è stato come affacciarsi sul mondo, cercando di afferrare con lo sguardo la distesa del giallo, del bianco, del color crema delle case. Il quadro perfetto a cui ispirarsi per degli artisti che lavorano con le immagini e l’immaginazione. E noi che eravamo lì, in quel momento, la sorgente di una dolce e segreta sensazione di pace, quella che Foscolo trovava nella sera e Leopardi oltre la siepe. Quella tranquillità dello spirito che Brecht aveva giustamente definito la “vera felicità dell’uomo”.

Foto della Casa Vestita. In copertina una parte della bottega