Il calcio non ha genere come c’insegna il continente “nero”

Per la prima volta nella storia della Coppa d'Africa è stata una donna, Salima Mukansanga, a dirigere una gara, infrangendo un tabù radicato in tutto il mondo

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Nella Coppa d’Africa si scrive la storia. Per la prima volta nella competizione è una donna a dirigere una gara: Salima Mukansanga, 33enne ruandese che, arbitrando il match tra Guinea e Zimbabwe, si è resa protagonista di un grande passo avanti per la gender equality nello sport.

L’orgoglio e la forza d’animo sono caratteristiche che sicuramente non mancano a Salima, che non appena due settimane fa si era già conquistata il primato di prima donna a far parte di una squadra di arbitri nella storia del torneo, durante la partita tra Guinea e Malawi. Salima, dopo una laurea in infermieristica, aveva deciso di intraprendere più seriamente il difficile percorso per diventare una giocatrice di basket; ma come ha rivelato in un’intervista del 2019 “l’accesso alle strutture e agli allenatori di basket era difficile, è così mi sono data all’arbitraggio e non me ne sono mai pentita”. Ma veniamo a tempi più recenti. Un incontro quasi casuale quello tra la ruandese e il gioco del pallone, eppure in grado di alimentare ancor più il già accesissimo dibattito sulla gender equality nel calcio.

Salima Mukansanga arbitra il match tra Guinea e Zimbabwe nella Coppa d’Africa


“Questo momento non è solo per Salima ma per ogni ragazza in Africa che ha passione per il calcio e che si vede come un arbitro in futuro”, dichiara Eddy Maillet, capo degli arbitri della CAF (Confédération Africaine de Football), che vuole accendere la passione nel cuore di tutte le donne che troppo si sono sentite oppresse e fermate dal pregiudizio ancora così forte riguardo una classificazione di genere nel calcio ma soprattutto nell’arbitraggio.

Dal 2017 a presiedere la commissione arbitri della FIFA (Fédération Internationale de Football Association) è Pierluigi Collina, uno dei migliori fischietti italiani nella storia. Lo stesso Collina, in un’intervista di diversi anni fa dichiarò: “Mi piacerebbe parlare di arbitri senza dover declinare la parola al maschile o al femminile”. In questa direzione in realtà molto si sta muovendo soprattutto nel calcio internazionale, in cui è sempre meno raro vedere arbitri di sesso femminile dirigere le gare. Tra i nomi più importanti ci sono la francese Stèphanie Frappart, protagonista della direzione di alcuni match in Premier League e Champions League, e l’ucraina Kateryna Monzul, che ha arbitrato un incontro di Europa League.



In Italia purtroppo le cose tendono ad andare un po’ a rilento. E’ vero che il 10 maggio dello scorso anno Maria Marotta ha diretto una gara di Serie B tra Reggina e Frosinone, ma la Serie A resta ancora inviolabile sotto questo aspetto. Un tabù che si spera venga infranto quanto prima possibile. Come ci insegna il continente nero, il calcio non ha genere.

Nell’immagine in alto, Salima Mukansanga lancia la monetina all’inizio del match Guinea-Zimbabwe in Coppa d’Africa (foto tratte dal profilo fb)