La ricchezza dell’identità pugliese nella diversità dei rosoni

Le artistiche finestre alla sommità delle cattedrali, candidate a patrimonio dell'Unesco, patrimonio culturale e "messaggi" per una catechesi permanente

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Con la sua ricchezza culturale e la sua passione, Antonio Gelormini, caporedattore di Affaritaliani.it – Puglia, “curioso di natura e tessitore di trame per passione”, come egli stesso si definisce, racconta la bellezza e la diversità architettonica dei rosoni delle chiese di Puglia. Orgoglioso, soprattutto, dell’impegno che sta ponendo perché gli stessi siano riconosciuti dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

LA RICERCA 

Non poteva che essere lui a farla questa ricerca. Già lanciati e curati progetto e dossier, il primo passo per richiedere l’ambito riconoscimento. Tutto curato dalla Compagnia degli Exsultanti (il nome richiama i rotoli degli Exultet, presenti in alcune chiese pugliesi) fondata dallo stesso Gelormini, nato e cresciuto all’ombra di un rosone straordinario – quello della Cattedrale di Troia – esempio di artigianalità araba, su dettami dell’Antico Testamento, con radici ebraiche, incastonato nella facciata romanico-gotica della chiesa cristiana, con un messaggio ecumenico insito in sè, considerato un’autentica meraviglia del Bel Paese.

Il rosone come strumento, grazie alle simmetrie che ne unifica tutti gli esemplari: quello di Troia è composto da undici colonne, undici spicchi, tutti uguali, realizzati con una tecnica scultorea a traforo definita “eccelsa”. Sembrano lembi di merletti, ma di marmo, tutti diversi e diversi da tutto. Messaggi di natura sincretica, tutti riferimenti biblico-teologici. In essi non c’è nulla di esoterico. Osservandolo, allargando la ricerca a tanti altri rosoni, ha fatto maturare l’esigenza di dare risposte concrete ai tanti perché che dallo studio dei singoli rosoni nascono a catena. Un lavoro culturale, una ricerca artistica, una lettura dei numeri e dei segni, una vera proposta di catechesi permanente. I rosoni la offrono a quanti hanno voglia di scoprire significati e simboli che essi posseggono ed esprimono.

Il suo centro rappresenta Gesù Cristo. Tutto ruota intono a lui. Centro dell’universo, inizio e fine di ogni creatura. Una grande, espressiva capacità rappresentativa.

IL PERCORSO

Parte da Troia il percorso, originale e molto ricco che si è mosso alla ricerca dell’identità pugliese. Sinora sono stati censiti ben trentasei rosoni in tutta la Puglia. Come in un lungo viaggio, sono state individuate tre direttrici e tre città capofila che rappresentano l’intera Puglia: Troia per la Daunia, Ostuni per il centro, Otranto per il Salento. “Su di essi – ha chiarito in un’appassionata e coinvolgente esposizione Gelormini – c’è una miriade di cose da raccontare”. Vediamone alcune.

Il rosone della cattedrale di Ostuni (foto dalla pagina fb “I rosoni di Puglia”

Perché a Troia i raggi sono 11 e non 12, 21 come quelli della trulla presso la Cattedrale di Bari o 18 come quelli della facciata principale, o 23 come quelli di Triggiano e 20 come quelli di Laterza? Perché? Apparentemente non sembra esserci un filo conduttore, sembra solo lavoro di fantasia di chi lo ha realizzato. Invece ti accorgi che consapevolmente o inconsapevolmente ci sono delle regole che vengono rispettate con scienza, con rigore. Dividere un cerchio in un modo armonioso, ti obbliga a rispettare dei codici matematici, o perché conosci la geometria e l’algebra e le utilizzi o vai artigianalmente ad occhio ma sempre rispettando quei principi.

In tutti i rosoni ci sono alla base riferimenti biblico-teologici voluti dalla committenza e realizzati dall’artista alla sua maniera. Ci sono giochi matematici. L’armonia del 6 del 18.

Quello di Laterza è un inno alla dicotomia, gioca tutto sul primo numero primo che è il 2, mentre la maggior parte dei rosoni sviluppano sempre un gioco matematico, spesso la combinazione dei primi numeri primi, il 2 e il 3, e giungiamo come a Triggiano a 23 raggi. Qui la committenza ha voluto la rosa degli Orsini che va ad incastonarsi nel sole dei Del Balzo perché il committente era Giantonio Orsini Del Balzo.

Pare che i rosoni fra loro “si parlino”. Uno studio da approfondire. Ognuno è stato spunto o modello per l’artista dell’altro rosone. Scopri i 23 raggi di Triggiano, mentre il rosone di Assisi, che è precedente, ne ha 46, il doppio di 23.

Il rosone della cattedrale di Otranto (foto dalla pagina fb “I rosoni di Puglia)

IL CENSIMENTO

Questi i rosoni censiti perché già più noti all’opinione pubblica. Da verificare l’esistenza di ben altri rosoni sulle facciate di palazzi o sulle navate delle nostre chiese. Così come è ben “artefatto” quello della Chiesa Matrice di Grumo Appula. Segnata da diverse evoluzioni e rimaneggiamenti subiti nel tempo, eretta nel II secolo, ricca di storia, la chiesa è stata allungata nella parte anteriore, negli anni Cinquanta del secolo scorso, con un nuovo portale e un rosone finto che non si discostano, nell’imitazione, dalle classiche chiese romanico-pugliesi. Oggi divenuto rinomato luogo di culto anche perché sede della sepoltura del cardinale Francesco Colasuonno.

Creando il percorso per il riconoscimento dell’Unesco, si potranno scoprire curiosità e bellezze di rosoni che ancora non hanno avuto l’onore della ribalta ma anche la bellezza paesaggistica di tanti antichi borghi. Tante e interessanti le possibili interpretazioni e la lettura del simbolismo usato nel realizzare i rosoni che predominano, non solo in Puglia, in due stili architettonici: il romanico e il gotico.

Tutto ruota sempre intorno alla luce, all’esigenza di filtrare la luce, la più pura possibile, per dare nuova luce alle chiese, alle cattedrali. Illuminate da candele e torce o da qualche finestrella sulla facciata, si è passati alla costruzione di finestroni che ad est, posizione in cui era posta la chiesa con il suo altare principale, diventano indispensabili per illuminare, con i volumi che aumentavano, chiese sempre più grandi e bisognose di nuova luce. Cattedrali sempre più grandi, con l’arrivo degli angioini, quindi con l’arrivo del gotico. Le cattedrali sono innalzate e lo sguardo del fedele deve essere proiettato e attirato verso l’alto.

LA LUCE

La luce. Come a significare il passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento: elemento, tramite, visibile ma impalpabile. La vedi, ma non la riesci a toccare. Diventa il tramite fra il divino e il terreno e deve inondare lo sguardo verso l’alto, all’interno delle cattedrali. Ad est con i finestroni ad ovest con i rosoni: a simboleggiare il sole della vita che non tramonta mai. E come il percorso della luce, dall’esterno passiamo all’interno della chiesa grazie allo spazio che offre il rosone per accogliere la luce. Oggi li guardiamo in maniera distratta. Forse li fotografiamo, ma difficilmente ci spingiamo a capire, a conoscerne la storia, le vicende vissute, a interrogarli per i significati che comunicano. E’ nella chiesa che si raccoglie e vive la Grazia, come quella luce che è penetrata proprio per inondare chi la ricerca.

UNESCO

Antonio Gelormini, senza fatica, ti fa fare un salto nel tempo e un tuffo nella storia alla scoperta soprattutto di un possibile cammino di fede, di quella catechesi ieri per i pellegrini e residenti oggi anche per il turista, con la valorizzazione del tempio, la cattedrale, e in essa di tutte le chiese parrocchiali di una diocesi. “Troppe le distrazioni  oggi. Al di là del fatto che le chiese si svuotano – spiega – non c’è più il tempo di riflettere. Il riconoscimento dell’Unesco può stimolare il piacere della contemplazione che può dare spazio al piacere della meraviglia”.

IL CAMMINO SINODALE

Un messaggio sintetizzabile alla maniera di Ungaretti: “la ricchezza è nella diversità”. Proprio sulle chiese, piccole o grandi, è necessario cominciare a porsi domande di vera condivisione e di riflessione, alla luce delle nuove crescenti, ridotte modalità di accesso alla vita e alla dimensione spirituale delle comunità dei battezzati. Un’occasione che il Cammino sinodale, in modo propizio, offre a tutte le diocesi italiane, proprio nel momento di grande buio che la pandemia ha causato. Sarà un andare per tutti alla ricerca proprio di luce nuova.

Nella foto in alto di Rocco Lamparelli, il rosone della cattedrale di Troia