L’eco di Florian Fricke risuona al Time Zones

Guido Hieronimus con la cantante Biljana Pais presentano il progetto Popol Vuh Beyond (Requiem For Florian) sulla ribalta barese dedicata alle musiche possibili

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“Se Klaus Kinski era il mio più caro nemico, Florian Fricke era il mio più caro amico: conosceva una via sicura per attraversare l’abisso. Ancora oggi, quando ascolto la sua musica, è come se fosse in piedi proprio accanto a me. In un certo senso è ancora tra noi, con la sua voce, la sua musica, seppur nascosta, distante. Non ci ha mai veramente lasciati”. Con queste parole il leggendario cineasta Werner Herzog ricordava Florian Fricke, autore delle più belle colonne sonore della sua filmografia e leader del gruppo tedesco Popol Vuh, fondato nel 1969 con Holger Trulzsch e Frank Fiedler. A Time Zones – Sulla via delle musiche possibili, Guido Hieronimus, componente di spicco dell’ultima fase della band durante gli anni ’90, affiancato dalla cantante Biljana Pais, ha portato in scena il progetto Popol Vuh Beyond (Requiem For Florian). Il concerto, in esclusiva europea, è doppiamente speciale: proprio la rassegna Time Zones ospitò, per la sua tredicesima edizione nel 1998, una delle ultime apparizioni live del gruppo guidato da Fricke: una visionaria performance/installazione nel centro storico di Molfetta dalla quale, fra l’altro, scaturì la loro ultima incisione Messa di Orfeo

Un album che voleva replicare il “fascino straniante” di quel labirinto-casbah che è il vecchio centro storico di Molfetta e degli “ulivi parlanti” che Fricke aveva conosciuto ad Alberobello durante il suo soggiorno pugliese: “Sospiro di gruppo per la riconciliazione del mondo con gli uomini”. Il “labirinto” molfettese era formato da cinque differenti spazi, corrispondenti a cinque stati d’animo ben definiti. Il filo d’Arianna indispensabile per uscire da quel groviglio di case bianche era il coinvolgimento totale all’interno del rituale acustico, la possibilità di lasciarsi trasportare nella respirazione di gruppo che l’installazione prevedeva nella sua stazione finale. Un suggestivo mélange tra verità e teatro. A proposito dell’incisione dell’ultimo album dei Popol Vuh, nato proprio in seguito a quell’esperimento “site specific” e pubblicato prima della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 2001, Fricke disse: “Quello che stiamo facendo potevamo farlo a Monaco, nel nostro studio, molto più tranquillamente. Ma se devo essere sincero è proprio un sentimento d’affetto verso i componenti del coro che si è esibito con me quest’estate a Molfetta che mi ha fatto decidere di venire a Bari a completare il mio prossimo lavoro discografico nella Chiesa Evangelica Battista e a Santa Scolastica”.

L’esibizione molfettese contribuì anche a riaccendere l’interesse sui Popol Vuh, che nel 1995, con City Raga, avevano virato su sonorità divergenti (più simili a quelle di band come Enigma, Deep Forest o Banco de Gaia), scontentando una fetta del loro pubblico. Dopo l’esperimento del Time Zones, Fricke fu chiamato persino da Franco Battiato, che lo volle per “Il violino e la Selce”, il festival di Fano da lui diretto. La Messa di Orfeo era un disperato grido di lamento per le grandi devastazioni che l’uomo ha compiuto sulla Terra. Una tragedia “ambientalista” in grado di porsi come speranza e monito per il nuovo secolo che stava per cominciare. Per la realizzazione dello spettacolo, fortemente voluto da Fricke nella Puglia federiciana, il direttore della Time Zones Ensemble, Bepi Speranza, lavorò per mesi alla costituzione di un grandissimo coro che, come nelle intenzioni dell’autore, affiancasse la band. Un tappeto polifonico che desse spazio alle migliori voci pugliesi e che divenisse elemento integrante di tutta l’operazione. I Popol Vuh per anni avevano negato l’esibizione dal vivo, proprio perché Florian Fricke credeva che non sarebbe stato possibile sostenere il livello di intensità richiesto dalla sua musica per la durata di un intero concerto, preferendo così concentrarsi sulla scrittura e sulla registrazione. 

I suoni di quel ventesimo e ultimo album riprendevano le atmosfere ambient di Fitzcarraldo e Cobra Verde e proseguivano il percorso di “musicoterapia” intrapreso da Fricke, che aveva messo a punto un vero e proprio processo terapeutico: Das Alphabet des Körpers. Alla base del componimento c’era l’incrollabile interesse del suo autore verso gli studi di Julian Jaynes, lo psicologo che scoprì la spiccata sensibilità del cervello umano alle frequenze comprese tra 2000 e 5000 hertz. A quelle frequenze corrisponde il “canto” delle cicale e delle api: animali caratteristici del paesaggio pugliese, ma anche direttamente collegati al mito di Orfeo (nelle Georgiche di Virgilio uno sciame d’api nasce dalla carcassa del bue sacrificato da Aristeo, invece le cicale sono citate nell’idillio dedicato ad Orfeo da Giovan Battista Marino).

Cosa avrebbe riservato il futuro per i Popol Vuh dopo quell’esperienza pugliese fu lo stesso Fricke ad anticiparlo. Dopo l’incisione di Messa di Orfeo il gruppo si mise al lavoro su di un progetto incentrato sulla relazione tra luce e musica, ispirato al mito di Prometeo. Lo scopo sarebbe stato quello di rappresentare la vacuità del “bagliore accecante” attraverso il suono e, viceversa, dare luce ai suoni. Quel successivo esperimento non si concretizzò mai, ma la musica dei Popol Vuh è ancora oggi, a quasi vent’anni dallo scioglimento della band, un’esperienza viva e attuale della musica elettronica tedesca ed europea. Fiedler e Hieronimus, riutilizzando frammenti di vecchie registrazioni tenute nel cassetto, cercano così di non disperdere l’eredità di quel genio musicale. Il co-fondatore del gruppo, dopo aver recuperato tracce di piano e Moog III dello stesso Fricke, ha chiamato Guido Hieronimus affinché potesse comporre qualcosa a partire da esse. Biljana Pais, ha poi scritto i testi adattandoli alla sua voce. Così, improvvisamente, è nato un progetto in grado di amplificare l’eco di quella “musica distante” (ma sempre presente) citata da Herzog. 

Anche solo attraverso l’evocazione “fantasmatica”, il progetto Popol Vuh Beyond sembra essere in grado, in alcuni squarci musicali, di restituire la figura complessa, intricata e vulnerabile (una ragnatela) del loro amico e collega. Fricke aveva un talento unico nel comporre musica che creava spazi completamente nuovi, in termini concreti: paesaggi che acquistavano una dimensione sconosciuta che altrimenti non sarebbe stata accessibile. Della rassegna pugliese Time Zones, il compositore tedesco aveva apprezzato “il coraggio e la serietà”. E non è un caso che sia proprio il Time Zones ad ospitare, in occasione della sua trentacinquesima edizione, il commovente omaggio a Florian Fricke. Guido Hieronimus e Biljana Pais, accompagnati, come avvenne per Messa di Orfeo, da talenti musicali pugliesi come Nicoletta DAuria al violoncello e Domenico Monaco alle percussioni, hanno dimostrato ancora una volta che per ascoltare la “voce della Terra” non è necessario andare ad oltre cinquemila metri d’altezza, sulle montagne dell’Himalaya. “La Terra parla dovunque”, diceva Fricke. Siamo noi che non ascoltiamo.

Nelle foto il concerto di Guido Hieronimus e Biljana Pais, con Nicoletta D’Auria e Domenico Monaco al Time Zones