La pandemia non lascia soli i ragazzi bisognosi di aiuto

Gli operatori del centro socio-riabilitativo di Binetto continuano a seguire a distanza i piccoli utenti, contando sulla disponibilità dei genitori

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A risentire maggiormente del distanziamento sociale, imposto dall’emergenza sanitaria, sono i ragazzi affetti da alcune patologie. Per questi la relazione educativa quotidiana è fondamentale: è grazie, infatti, al lavoro paziente degli educatori se essi ottengono piccoli ma decisivi risultati nel proprio percorso di crescita. 

Restare a casa per ragazzi con deficit come Alberto, Giampaolo e Grazia è una dura restrizione dei propri bisogni. Con loro anche le famiglie sono chiamate a un impegno quotidiano raddoppiato, a cui gli educatori, anche se a distanza, con consigli, proposte didattiche o, semplicemente, con un supporto telefonico, cercano di offrire adeguato supporto.

“La giornata di mio figlio -spiega la mamma di Alberto di Sannicandro- viene articolata in modo da tenerlo sempre occupato e, soprattutto, da farlo sentire felice”. Insieme, madre e figlio, svolgono i servizi quotidiani: pulire e rimettere ordine nelle stanze e poi cucinare. “Vicino casa -prosegue la donna- c’è un po’ di verde: così a volte, avendo la possibilità, andiamo a cogliere i fiori e a cercare qualche insetto da disegnare durante le attività pomeridiane”.

E’ importante assistere giovani con lo spettro autistico come Alberto. Dopo il pranzo, che aiuta a preparare, il riposino e un po’ di gioco, Alberto continua ad aiutare la mamma. Che spiega: “Ogni giorno cerco di variare le attività grazie anche ai suggerimenti delle educatrici con cui mi sento periodicamente”.

“Non ho riscontrato particolari difficoltà -prosegue- in questo periodo di quarantena. Al contrario, ho potuto constatare tutti i progressi e le abilità acquisite da mio figlio, grazie al lavoro degli operatori del centro socio-riabilitativo di Binetto, che frequenta da qualche anno”.

Ovviamente la permanenza prolungata in casa di Alberto è per la mamma l’occasione per godere appieno dell’affetto del figlio, sorridendo sempre nonostante le oggettive difficoltà. La stessa sensazione emerge dalle parole della mamma di Giampaolo, un bambino con autismo di Bitetto: “Il risvolto positivo di questa difficile situazione è la presenza costante di mio figlio, che mi dà la carica per reagire con più forza di prima” afferma. “Le giornate sono stravolte: ciò che posso fare è trasmettere al mio ragazzo spunti che si limitano all’ambiente famigliare, dargli tutto il calore del mio affetto. Ma Giampaolo ha bisogno di sollecitazioni che in casa non può ricevere”, continua. “Mancano, infatti, le indicazioni specifiche, cognitive, formative che noi, come famiglia, non possiamo dare. Bambini, come mio figlio, stanno perdendo tanto degli apprendimenti e delle attività svolte nel corso degli anni presso il centro che frequentano giornalmente. Ma capisco bene l’importanza di rimanere in casa”.

Fondamentale, quindi, è sedimentare il lavoro pregresso: la connessione in rete tra famiglie ed équipe educativa permette di non perdere i miglioramenti dei ragazzi in questo periodo di lontananza dalla struttura socio-riabilitativa gestita dalla cooperativa Solidarietà di Binetto. La relazione educativa continua, così, ad essere costante: rafforzando il sostegno a distanza si facilita la collaborazione tra genitori e ragazzi. 

Come per Grazia, una bambina di Sannicandro con deficit intellettivi: anche lei di mattina è impegnata nelle consuete attività di riordino e pulizia personale; poi aiuta la mamma in piccoli servizi in cucina. Tutto questo è frutto di un lavoro giornaliero affrontato con l’educatrice in casa e con la frequenza del centro socio riabilitativo. Con le videochiamate l’educatrice aiuta la ragazza nello svolgimento dei compiti e proponendo attività didattiche e creative utili. Non mancano le difficoltà da affrontare da parte della mamma: “Grazia presenta problemi legati alla concentrazione, tende ad agitarsi e a ripetere dei comportamenti”

Alcuni atteggiamenti anche se conosciuti dai familiari, hanno bisogno di strumenti e consigli esterni per essere risolti. Per questo la mamma di Grazia sottolinea quanto sia importante la collaborazione degli educatori: “Anche se a distanza danno preziosi consigli e suggeriscono strategie educative su come affrontare la giornata, proponendo le svariate attività. Sono sempre presenti; costituiscono un sostegno di grande valore”.

Le storie che abbiamo raccontato sono solo tre ma si somigliano a quelle di tanti altri ragazzi, di diverse realtà sociali, costretti a rimenare in casa in questi giorni di emergenza sanitaria. Una “clausura” che non impedisce, tuttavia, agli educatori di continuare a essere vicini a loro e alle famiglie; punto di riferimento per i genitori, che se disponibili, riescono a interagire sempre meglio con i propri ragazzi.

Il processo educativo, anche se ostacolato dalle restrizioni in atto, non si ferma grazie alla disponibilità di tante professionalità. Quando tutto tornerà come prima, le istituzioni dovranno prendere atto di tutta questa potenzialità già in atto.