I dem alla resa dei conti

Spetterà all'assemblea degli iscritti, che si riunirà nei prossimi giorni a Bitonto, fare chiarezza sulle dimissioni di Brandi e indire il congresso per eleggere il nuovo segretario

600
0
CONDIVIDI

Nei prossimi giorni, dopo il rinvio dell’assemblea prevista per stasera, gli iscritti al Partito Democratico di Bitonto torneranno a riunirsi: all’ordine del giorno, il dibattito, coordinato dal segretario regionale Marco Lacarra, sulle dimissioni di Francesco Brandi e l’individuazione di una data, prima del voto regionale, per il congresso che dovrà eleggere il nuovo segretario.

E’ pronta all’archiviazione, dunque, la stagione del 43enne docente di Lettere, a soli dieci mesi dalla sua elezione; una nomina giunta subito dopo il suo ingresso nel Pd, successivo alla breve, seppur intensa, esperienza come presidente di Città Democratica, lista civica scesa in campo al fianco di Michele Abbaticchio e grazie alla quale Brandi era stato eletto consigliere nel 2017.

Con Brandi il partito sembrava aver ritrovato nuovo smalto: il neosegretario si era impegnato, infatti, a promuovere e animare il dibattito nel partito e all’esterno con incontri e approfondimenti. Ma, soprattutto, aveva promosso l’ingresso del Pd in maggioranza, dopo sette anni di dura opposizione, e poi in giunta, con l’assessore Marina Salierno.

In realtà, a questo dinamismo “esterno”, finalizzato a restituire ai dem un ruolo da protagonisti nello scenario politico e amministrativo della città e a ricucire i rapporti tra le forze di centrosinistra, non doveva corrispondere uguale slancio e, soprattutto, identità di vedute e strategia sul versante interno del partito.

Una divisione manifestatasi all’improvviso e in modo drammatico con le dimissioni rassegnate da Brandi nei giorni scorsi. Questo il quadro con cui dovranno fare i conti, i partecipanti all’assemblea. Uno scenario complesso e difficile da decifrare e sul quale, al di là del comunicato affidato dallo stesso Brandi alla stampa, non si sono registrati ulteriori pareri da parte di altri esponenti del partito. Così, a qualche giorno dalla riunione degli iscritti, proviamo a ricostruire e a commentare la vicenda delle dimissioni, attraverso le parole di alcuni autorevoli rappresentanti del circolo democratico, sentiti da noi recentemente.

“Inizialmente, la mia segreteria non è stata ostacolata”, spiega a Primo piano il segretario uscente. “Quando, però, si è trattato di mettere davvero nero su bianco, di affidare al segretario la responsabilità di condurre il partito, sono cominciati a sorgere i primi problemi. Quella parte di dirigenti, eletti negli organismi statutari del partito, espressione della maggioranza che aveva sostenuto Zingaretti nelle primarie per la segreteria nazionale, hanno inteso esercitare il proprio ruolo in antitesi alle premesse che avevano portato alla mia elezione in un clima di grande unità”.

Francesco Brandi, segretario dimissionario

E prosegue: “In ogni decisione mi sono ritrovato a fronteggiare quest’ampia ma anche inaspettata opposizione, divenuta sempre più determinante; un’opposizione che agiva in contrasto, tra l’altro, con l’idea di un dibattito sempre più ampio e articolato, come è giusto che sia per un partito allargato, plurale come lo stesso Zingaretti non perde occasione di sollecitare, per uscire dalle secche dell’immobilismo e guadagnare al Pd il consenso di tanti elettori dell’area di centrosinistra”.

L’unità che aveva portato Brandi a capo della Pescara, si sarebbe mostrata, dunque, ben presto fallace. “In realtà, mi erano state proposte altre strade, alternative alle dimissioni. Ma ho ritenuto che l’accordo tra gruppi non fosse la scelta più opportuna, la più democratica. Così, ho deciso di rimettere il mio mandato e affidare al prossimo congresso la scelta di designare il nuovo segretario, ridefinendo la linea e i rapporti di forza all’interno del circolo”.

Un congresso destinato, peraltro, a collocarsi in un momento assai delicato, a pochi mesi dal voto regionale. “Un appuntamento -prosegue Brandi- per il quale il partito ha il dovere di ‘attrezzarsi’, esprimendo una sua autorevole candidatura, in grado di riportare, dopo tanti anni, un rappresentante del Pd e della città nell’assise regionale”.

“Il confronto è democrazia, l’unanimità no”, afferma Antonella Vaccaro, capogruppo dem in consiglio comunale, per spiegare le ragioni alla base del fallimento della segreteria Brandi, inaugurata all’insegna di un consenso plebiscitario.

Si era pensato che candidare una persona sola, in nome dell’unità e della collaborazione tra diverse sensibilità politiche -chiarisce- potesse rappresentare una scelta vincente, in grado di accrescere il consenso anche fuori del partito. Io, invece, sono del parere che sia più utile certificare l’esistenza di punti di vista diversi, di pareri discordanti, perché solo così si può creare un dialogo in grado di produrre collaborazione nella vita del partito. L’unanimità porta a nascondere le diversità di opinione e autorizza le persone in dissonanza a sottrarsi al dialogo, determinando la fine della democrazia”.

Antonella Vaccaro, capogruppo dem a Palazzo Gentile

E prosegue: “Certo in questo momento, a pochi mesi dalle regionali, non è stato saggio mostrare debolezza in un comune importante come Bitonto. Ma se riusciremo a celebrare rapidamente il congresso e a individuare il nuovo segretario, al termine di un dibattito serio e costruttivo, potremo affrontare con sufficiente slancio l’importante appuntamento elettorale”.

Non altrettanto fiducioso si dice Pinuccio Lonardelli, storico volto del Pd cittadino e componente dell’esecutivo: “Ritengo che, ancora una volta, non saremo in grado di esprimere candidature in grado di affrontare con determinazione l’agone elettorale delle Regionali. Non c’è stato né il tempo né la volontà di discutere sull’argomento e di compiere le scelte più giuste. E, certo, le dimissioni di Brandi non hanno facilitato questo percorso: sarebbe stato più opportuno affrontare i problemi sul tappeto e trovare le possibili soluzioni, e quindi dedicarsi, senza dannose perdite di tempo e con un’ampia discussione, alla tornata elettorale”.

Di mancanza di dialogo parla Vito Cazzato, tra i fondatori del pd bitontino e membro del coordinamento. La linea politica inaugurata da Brandi avrebbe creato più di un malumore tra gli attivisti dem della prim’ora. “Ricoprire il ruolo di segretario di partito è ben diverso dal fare il coordinatore di un movimento o di una lista civica. All’interno di una forza, ben strutturata e ancorata al territorio, come il nostro partito, esistono posizioni differenti, che un segretario deve essere in grado di gestire e riportare all’unità, nel momento delle scelte strategiche”, spiega Cazzato.

“Francamente non mi appassionano le beghe interne di partito, specie se personali o motivate da ragioni non sufficientemente chiare. Piuttosto, da referente di garanzia del coordinamento, mi sono impegnato, nei mesi scorsi, a promuovere l’attenzione dei più, ottenendola anche, su alcune cose di concreto interesse per la collettività, ad iniziare dalle questioni ambientali e dalla gestione dei rifiuti, che ci vedono chiamati ad assumere, a breve, scelte importanti”, osserva Roberto Toscano, già presidente del circolo Pd. E prosegue: “Di questo deve discutere il partito, sennò si rischia di continuare a dimenarsi in quello che qualcuno ha di recente definito, con un efficacissimo ossimoro, la frenetica politica dell’immobilismo”.

Nei prossimi giorni, come annunciato, l’assemblea dem (a cui potranno partecipare i 132 tesserati), da cui dovranno emergere in maniera più chiara le posizioni in campo e che dovrà indicare modalità e tempi – s’immagina le più semplici e i più rapidi possibili – del prossimo congresso. Uno snodo più che mai decisivo per il futuro del partito a Bitonto, che non potrà, tra l’altro, non tener conto dello scenario relativo alla rappresentanza in consiglio comunale, con la perdita di un consigliere (dopo la scelta di Franco Natilla, subentrato al dimissionario Gaetano Bonasia, di schierarsi all’opposizione con Francesco Scauro, nel gruppo Bitonto Riformista), come pure dei nuovi equilibri tra le forze in aula, con l’arrivo dell’assessore Cosimo Bonasia al posto di Domenico Incantalupo, e, per finire, con il voto di sfiducia, previsto proprio stamane, nei confronti del presidente del consiglio, Vito Labianca.