Se gli architetti hanno la testa tra le nuvole, chi può progettare meglio le case spaziali?

Al convegno sugli insediamenti extraterrestri, al Politecnico di Bari, l'intervento della scienziata Amalia Ercoli Finzi, tra i progettisti della sonda Rosetta

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Gli architetti hanno fama di essere tuttologi. Di occuparsi, cioè, di innumerevoli questioni, molto diverse tra loro, non sempre strettamente attinenti al proprio ambito professionale. Il fatto che abbiano “la testa fra le nuvole”, poi, è cosa abbastanza nota, quasi un luogo comune. Ma che con i loro interessi possano giungere, addirittura, a superare l’atmosfera terrestre, forse in pochi se l’aspettano.

Ebbene, presso l’Ordine degli Architetti di Bari è attivo il gruppo di lavoro dal nome inedito e intrigante “Cosmo Architettura”, composto da progettisti appassionati dell’universo tanto da studiare le possibilità di abitare in luoghi lontani dal nostro pianeta. Il gruppo, infatti, si occupa di “studio, ricerca e sviluppo di modelli teorico-pratici concreti che riguardano la proiezione degli habitat futuri della civiltà umana nello spazio”. Questi architetti, attivi nell’area metropolitana barese, intendono in tal modo elaborare proposte che possano coinvolgere i colleghi nell’ambito progettuale della ricerca spaziale.

Il convegno al Politecnico di Bari

Il gruppo ha così iniziato a mettere in pratica le questioni dibattute durante gli incontri mediante l’organizzazione di seminari rivolti ai tecnici e a tutti i professionisti interessati a questa estrema frontiera della progettazione architettonica. Il primo appuntamento, venerdì 25 gennaio, è stato un interessante convegno presso il Politecnico di Bari dal titolo “Rilievi e sistemi di telerilevamento Terra – Spazio”, organizzato dagli architetti di Bari insieme alla federazione degli ordini pugliesi, agli ingegneri e ai geometri. Ospite d’eccezione, Amalia Ercoli Finzi, scienziata e ingegnera aerospaziale di fama mondiale, consulente scientifico della NASA e delle Agenzie spaziali italiana ed europea.

L’incontro al Politecnico è stato, soprattutto, lo spunto per parlare di possibili architetture progettate per consentire il trasferimento degli esseri umani su altri pianeti. L’obiettivo principale rimane Marte, da dove giungono notizie che fanno ben sperare circa la presenza di acqua, essenziale per la vita. Approdare sul pianeta rosso è complicato, perché si allinea in modo favorevole con la Terra all’incirca solo ogni due anni. È esattamente il tempo che una eventuale missione dovrebbe trascorrere sul suolo marziano. E gli astronauti, oltre a studiare le condizioni per la sopravvivenza, dovrebbero trovare il modo di rientrare a casa. Oggi, infatti, “non si è in grado di inviare una spedizione che abbia il combustibile per tornare sulla Terra”, ha spiegato Amalia Ercoli Finzi.

Un’ipotesi di base su Marte

Le conoscenze, tuttavia, ci sono e Marte è il pianeta più vicino ed ha una superficie rocciosa. Dopo l’invio dei robot, è quindi giunta l’ora di preparare una missione umana. La stessa scienziata ha ipotizzato che il 2037 potrebbe essere l’anno buono con un equipaggio di sette astronauti fra cui quattro donne. Le più plausibili unità abitative per un insediamento marziano sono piccole, autonome e collegate fra di loro. Lo studio di una ricercatrice italiana per la Nasa sta, inoltre, ipotizzando la creazione di un bosco all’interno di un ambiente creato per far crescere la vegetazione. Grazie ai rizomi, gli alberi hanno la capacità di farsi una famiglia e generare atmosfera. Il primo passo verso una condizione favorevole all’esistenza umana.

Lo studio di un bosco marziano

Ma questo è già un passo successivo. Così come, ci sono tanti altri pianeti simili alla Terra cui poter tendere, nell’avvenire ancora più lontano. Le suggestioni, insomma, sono numerose e Amalia Ercoli Finzi, con vivace intelligenza e spiccata ironia, non ha usato mezzi termini per spingere i tecnici presenti a lavorare per il grande sogno cosmico.

La “signora delle comete” è un orgoglio tutto italiano, per le sue ricerche e realizzazioni pratiche nelle missioni spaziali. Il più noto dispositivo da lei creato è lo strumento SD2 montato su Philae, il lander della sonda spaziale Rosetta, lanciata per raggiungere una cometa della famiglia delle “gioviane” e studiarne la composizione. La missione è durata dodici anni circa, fra sorvolo, ibernazione e inseguimento, concludendosi con lo schianto programmato del lander sul suolo del corpo celeste nel 2016. La posizione di Philae è stata identificata per puro caso grazie all’ingrandimento di una immagine.

La scienziata e ingegnera aerospaziale, Amalia Ercoli Finzi

“Vedere un puntino chiaro e sapere che quello era il mio strumento arrivato a destinazione, mi ha molto emozionato”, ha detto la scienziata. Per concludere, osservando che “quando il Padre Eterno ha creato le comete, sorrideva”.

Nell’immagine in alto, il lander Philae della sonda Rosetta