Tenere come l’ombre, voraci come bei fiori

Le donne del sud ritratte da Clarissa Lapolla nella mostra fotografica, approdata al Torrione di Bitonto, che si ispira ai versi di Alda Marini

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“Tenere come l’ombre” e “voraci come bei fiori”, così Alda Merini dipinge le protagoniste di “Donne del Sud”, nei primi versi di una poesia che pone l’accento su forze e debolezze dell’universo femminile. A trarne ispirazione per un progetto tutto made in sud, è la giovane fotografa Clarissa Lapolla che ha immortalato, in scatti connotati da una decisa impronta artistica, le donne del meridione ritratte dalla Merini.

Frutto di un lavoro che ha impegnato oltre quindici danzatrici, la mostra ha fatto tappa a Bitonto, fra le storiche mura del Torrione Angioino, in occasione della seconda edizione del BiTalk. Il suggestivo contenitore culturale che domina l’antico fossato della città vecchia ha accolto la bellezza delle immagini firmate da Lapolla in un’esposizione dal titolo “Be Southern – A sud di donna”. Classe ’91 e talento indiscusso per la fotografia, Clarissa, avvalendosi della collaborazione della compagnia di danza internazionale “Breathing Art Company” di Simona De Tullio, ha dato un volto e un nome alle donne che popolano i versi di Alda Merini. Scatti, quelli esposti al Torrione, che hanno attraversato l’oceano approdando, lo scorso luglio, a Newport presso gli studi dell’Island Moving Company nonché allo Smush Gallery di New York.

Fotografie, dunque, che girano il mondo per denunciare e contrastare ogni forma di violenza di genere, in virtù del forte potere visivo cha caratterizza questa forma d’arte. Arte che a sua volta cattura e restituisce, attraverso l’obiettivo di Lapolla, momenti di creazione artistica profondamente metaforici. Soggetti prescelti dalla giovane Clarissa sono, infatti, danzatrici colte nelle loro eleganti movenze e totalmente immerse nella natura. Libere da calzamaglia e tutù, coperte da morbidi abiti che divengono un tutt’uno con i loro corpi delineandone le delicate forme, esse appaiono fra i suggestivi paesaggi meridionali.

Metafora della bellezza di un Sud Italia e delle donne che lo popolano, donne “novembrine e segrete” che con passo lieve scandiscono “foglie fitte”. Citazioni ‘rubate’ alla poesia della Merini che sembrano rivivere in particolare nello scatto intitolato “Turbine”. Una fanciulla dalla pelle color cioccolato con un abito a fiori danza su un tappeto di foglie gialle confondendosi fra gli alberi spogli ai piedi dell’Etna. Hanno i capelli sciolti le donne ritratte dalla Lapolla, liberi di fluttuare nell’aria e di accogliere fra quelle chiome ogni soffio dei venti del Sud. A piedi nudi, cercano un contatto diretto con la terra senza mai abbandonarla e, rimanendo ancorate ad essa, innalzandosi sulle loro punte, si protendono verso l’azzurro cielo del Sud con il resto del corpo.

Racchiusa su se stessa, mentre una spinta verso l’alto sembra contrastare il suo volere, appare una giovane donna, avvolta da neri veli, in “Cuore di pietra”, racchiusa fra massi rocciosi che lasciano spazio a una timida vegetazione. Un suggestivo scorcio scovato dall’autrice dello scatto a Polignano a Mare, città dove hanno trovato una perfetta scenografia anche “Fotosintesi” e “Arco di tempo”. Un lungo abito nero illuminato dalla chioma corvina della danzatrice, nel primo di questi scatti, si scorge fra le verdi siepi che risalgono bianche mura delle vie del centro storico. La secolare pietra è ancora protagonista nella fotografia che immortala ai piedi di un porticato una fanciulla di spalle che, al cospetto di un arco, mostra appena il profilo.

“Silenziosa e presente” come la dolce Penelope evocata nella poesia di Alda Merini. Fondere la bellezza di un meridione senza tempo con quella delle sue donne, l’obiettivo di Clarissa Lapolla che ritrae immagini di quella libertà che solo un corpo danzante è in grado di raggiungere. In quei movimenti, gesti e sussulti, i delicati corpi riescono ad esprimere l’anima che è racchiusa in essi affermando il proprio riscatto. Evidente nei lavori esposti la passione per la danza che anima la giovane fotografa pugliese, che sin da piccola ha studiato questa disciplina calcando per dieci anni il palcoscenico. La scelta di passare dall’altra parte del sipario e di raccontare, attraverso la sua macchina fotografica, il mondo di cui ha fatto parte, ha permesso alla Lapolla di trasferire le emozioni provate da una danzatrice nelle immagini che ritrae.

Capace di cogliere l’attimo, avvolgendolo in un vortice di forze ed energia, l’autrice dona ad ogni scatto eleganza e virtuosismo, propri di un corpo libero di fluttuare nello spazio. “Abbarbicate e leggere come l’edera folta” sono le donne del sud nelle parole della Merini, le stesse donne che trovano vita nelle immagini di Clarissa Lapolla.

Nell’immagine in alto, la fotografia intitolata “Turbine”. Nel testo, altri scatti tratti dalla mostra di Clarissa Lapolla