Il passo breve dal Politecnico al mondo del lavoro

Puntando su qualità e merito, l'ateneo barese è in grado di offrire al 90% dei laureati un lavoro entro tre anni, con uno stipendio mensile intorno ai 1.500 euro

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Un record dopo l’altro. Negli ultimi anni il Politecnico di Bari è stato più volte premiato come una delle migliori università italiane al pari di altre importanti realtà come quelle storiche di Torino e Milano.

Un risultato importante che sottolinea in maniera evidente la qualità accademica dell’ateneo barese che ogni anno immette nel mercato del lavoro giovani laureati in grado di trovare rapida e immediata occupazione, come dimostra anche la recente indagine pubblicata dal Sole24Ore. A fronte di una percentuale di occupati del 48% nella provincia di Bari – si legge – per i laureati al Politecnico del capoluogo pugliese lo stesso tasso raggiunge quota 90%, in media, a tre anni di distanza dal conseguimento della laurea con uno stipendio mensile che si attesta intorno ai 1.500 euro.

“Sono dati particolarmente soddisfacenti – commenta in una nota il rettore, Eugenio Di Sciascio – perché confermano quanto un ateneo che funzioni bene sia importante per lo sviluppo del sistema socioeconomico in cui opera. Il Politecnico di Bari spicca tra quelle realtà che giustamente vengono definite un valore aggiunto, e siamo certi che il territorio sia sempre più consapevole e geloso di questa ricchezza. Questa indagine è un’altra occasione per ricordare quanto sia importante il lavoro svolto, e che deve andare avanti, sul fronte della ricerca e della didattica, mirato a rendere i corsi di laurea sempre più in linea con il mercato del lavoro, grazie anche a una collaborazione sempre più stretta con le imprese”.

Eugenio Di Sciascio
Eugenio Di Sciascio

Questi traguardi non sono il frutto del caso, ma il risultato di un lungo percorso di crescita che con la gestione Di Sciascio ha subito una preziosa accelerazione. Il rettore, in carica dal 2013, ha guidato l’ateneo nel passaggio cruciale dalle facoltà ai dipartimenti, muovendosi sempre più nella direzione dell’eccellenza nella ricerca e nella didattica. Tutto questo ha avuto naturali ripercussioni sulla qualità del progetto formativo e sulla preparazione degli studenti, grazie anche alle importanti sinergie messe in atto con le imprese del territorio, volte a favorire un vero e proprio processo di osmosi tra le attività puramente accademiche e quelle produttive.

In Puglia esistono grandi aziende che continuano ad assumere con una certa costanza, soprattutto in aree come l’informatica, la meccanica e l’elettronica dove addirittura la domanda di lavoro supera l’offerta. È chiaro, tuttavia, che fisiologicamente una parte dei giovani laureati trovi lavoro fuori, spesso all’estero. Questo, però, non deve essere visto necessariamente come un male. Fuori dall’Italia, infatti, spesso le competenze dei laureati pugliesi sono maggiormente valorizzate anche da un punto di vista strettamente economico: all’estero a parità di ruolo svolto, gli stipendi sono mediamente più alti rispetto a quelli italiani.

Tra le altre note positive del Politecnico di Bari vi è la capacità di drenare finanziamenti. Si pensi, ad esempio, a Horizon 2020, il programma europeo per la ricerca o altri bandi che hanno permesso il sostegno di interessanti progetti – alcuni dei quali insigniti di importanti riconoscimenti come il prestigioso “Google research Award 2014” – consentendo all’ateneo barese di posizionarsi al primo posto davanti anche a realtà internazionali come la Stanford University, patria della Silicon Valley.

Il futuro, tuttavia, è nell’equilibrato rapporto tra finanziamento da privati e da pubblico, tenendo presente che alcune tipologie di ricerca non forniscono risultati nell’immediato ma solo nel lungo periodo. Un esempio su tutti riguarda lo sviluppo della rete internet che ha richiesto vent’anni dalla fase di studio alla sua diffusione. In casi come questi, appare evidente come il sostegno statale sia di fondamentale importanza.

Un altro aspetto che ha permesso al Politecnico di raggiungere gli importanti risultati registrati in questi anni è sicuramente la lotta serrata al nepotismo che ha portato all’approvazione di un codice etico che valorizza pienamente il merito. Soltanto un sistema meritocratico, infatti, può garantire un ritorno a cascata che non valorizzi soltanto il singolo ma anche tutta la comunità nella quale è inserito. Puntare sul merito permette, infine, di salvaguardare anche l’idea dell’università come “ascensore sociale”. Sono tante le storie di ragazzi dalle umili origini, o provenienti da contesti disagiati, che attraverso l’impegno e la dedizione, sono riusciti a scrivere straordinarie storie di riscatto sociale e raggiungere posizioni di rilievo all’interno di grandi aziende.

Successi che hanno le loro radici nell’ateneo barese, il cui motto è la sintesi perfetta della sua visione: “de’ remi facemmo ali”. Perché sognare si può.