“Guardo fuori per cantare come sono fatto dentro”

Sono tutti di Federico Stragà i brani del suo ultimo disco, compreso "Ho esaurito la paura", il cui videoclip è stato girato a L'Aquila, nelle zone colpite dal terremoto

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Guardare fuori è il quinto album in studio di Federico Stragà, ma il primo nel quale è autore di tutti i brani. Un passo importante in una carriera ultraventennale. Come spiega lo stesso cantautore, è nato “da una reale ispirazione e dalla voglia di dire qualcosa che mi rappresentasse con la massima sincerità.” E, in effetti, è il raccontarsi la caratteristica di questo disco, nel quale la levità dell’espressione musicale può mascherare, garbatamente, la gravità di alcuni versi e temi.

È online anche il videoclip del singolo estratto dal disco, Ho esaurito la paura, girato presso L’Aquila, nelle zone colpite dal terremoto. Immediatamente percepibile è il contrasto tra il tono lieve della musica e del testo e le immagini dei luoghi devastati, la cui grande bellezza rimane comunque intatta. Come ha spiegato il cantautore, lì ha ritrovato l’applicazione del senso della sua canzone. Il brano sostiene anche il progetto Un Paese che ci vuole, promosso dall’Associazione Ai.Bi. (Amici dei Bambini), che cerca di mantenere alta l’attenzione sul disastro che ha riguardato il centro Italia nel 2016.

"Guardo fuori per cantare come sono fatto dentro"

Originario di Belluno, Federico Stragà ha partecipato nel 1998 a Sanremo, nella sezione Nuove Proposte. È noto ai più per il brano L’Astronauta, tormentone dell’estate del 2000. Il brano è contenuto in Click Here (2001), il suo album di maggior successo, che contiene anche i singoli Cigno Macigno ed Eleonora non si innamora. Nel 2002 Stragà vince Un disco per l’estate, grazie al pezzo Il coccodrillo vegetariano dall’album Giorni. Nel 2003 ritorna a Sanremo insieme ad Anna Tatangelo, insieme alla quale presenta la canzone Volere volare.

"Guardo fuori per cantare come sono fatto dentro"

Il singolo Ho esaurito la paura affronta il problema del terremoto dell’Aquila con un tono lieve. Come nasce questo accostamento?

Nel brano racconto alcune mie paure di sempre, immaginando di averle sconfitte attraverso l’esperienza di un trauma talmente forte da esaurire tutta la “paura”, vista come forma di difesa che ognuno ha dentro di sé. Il lato positivo di tutto ciò è poter andare avanti ora con maggiore coraggio e riuscire a trasformare un’esperienza negativa, usandola a nostro vantaggio.

Il brano sostiene il progetto Un Paese che ci vuole. Perchè ha deciso di aderire a questa iniziativa?

Ho pensato che sia le immagini delle macerie che quelle della ricostruzione fossero strettamente collegabili al tema della canzone.

"Guardo fuori per cantare come sono fatto dentro"

Che percorso ha compiuto per arrivare ad essere l’autore di tutti i brani del suo album?

Nei dischi precedenti ero autore solo di qualche canzone. Ho sempre pensato che scrivere fosse un’attività destinata a pochi eletti. Negli ultimi anni, esercitandomi in modo un po’ più costante, mi sono reso conto che potevo essere all’altezza del compito. È divenuto prepotente in me il desiderio di raccontare il mio punto di vista o le mie sensazioni rispetto a temi come la quotidianità, la vita o l’amore.

Quanto c’è di autobiografico in Guardare fuori?

Tutte le tracce di questo disco, in realtà, parlano della mia vita. L’ho intitolato Guardare fuori spinto dalla convinzione che se per scrivere è fondamentale guardarsi dentro, altrettanto importante è guardare il mondo e la gente intorno. Sono legato in modo particolare al brano che dà il titolo al disco perché mi fa pensare alla mia infanzia, il periodo per me più felice.

"Guardo fuori per cantare come sono fatto dentro"