“Per essere bravi scout dobbiamo aprire le porte al mondo e alla diversità”

A poche settimane dall'arrivo del santo padre a Bari, Massimo Trotta e Vanessa Serino, responsabili di due importanti gruppi scout di Bari Centro, riflettono sull’insegnamento del papa per un’associazione che sia punto di riferimento per tutti i giovani

602
0
CONDIVIDI

La visita di papa Francesco a Bari si avvicina a grandi passi. Così, in vista dell’evento, fissato a sabato 7 luglio, prosegue il viaggio di Primo piano tra le varie realtà in cui si articola il mondo cattolico nel capoluogo, per capire come ci si sta attrezzando ad un appuntamento così rilevante. Dopo l’intervista a don Nicola Simonetti, direttore del Centro Diocesano Vocazionale, ascoltiamo, questa volta, la voce di due capi scout “brevettati”, responsabili della zona di Bari Centro: Massimo Trotta, capoclan del gruppo Bari 3, e Vanessa Serino, capofuoco di Bari 9.

“Per essere bravi scout dobbiamo aprire le porte al mondo e alla diversità”
Vanessa Serino, capofuoco del gruppo Bari 9

Come nascono i vostri gruppi scout?

Massimo. Bari 3 nasce nel 1945, sulla base dell’intuizione di alcuni militari britannici, che fondarono alcuni gruppi scout a Bari. Inizialmente aveva sede nella parrocchia di San Ferdinando, in via Sparano, ma nei primi anni Sessanta, si trasferì a Sant’Antonio. Da allora il gruppo è stato molto attivo, svolgendo tutti i suoi campi di reparto e di branco. Insieme al Bari 1, rappresenta una realtà associativa molto forte e sviluppata, al punto che da una sua costola sono nati il Bari 9 e le Coccinelle.
Vanessa. Il gruppo Bari 9 inizialmente aveva sede presso la parrocchia di Santa Croce. Poi, crescendo, ci siamo spostati al Sacro Cuore. A causa dei lavori di ristrutturazione della chiesa, ci siamo poi stabiliti a San Sabino.

“Per essere bravi scout dobbiamo aprire le porte al mondo e alla diversità”
Massimo Trotta, capoclan del gruppo 3

Quali attività svolgete sul territorio?

Massimo. Supportare gli adulti nella formazione a svolgere il ruolo di educatore scout e nell’elaborare il pensiero associativo. In vista di questo obiettivo, si cerca di interfacciarsi tra i diciannove gruppi di Bari Centro, attraverso eventi per i capi o aperti alla cittadinanza. L’ultimo incontro si è svolto domenica 27 maggio presso il porticciolo di San Giorgio, con la partecipazione di Legambiente e del progetto Civica: è stata l’occasione per ripulire il porto dai rifiuti. Sono stati determinanti l’attività di servizio dei ragazzi e l’impegno sul territorio di carattere ambientale.
Vanessa. Il nostro impegno è di carattere educativo. Noi cerchiamo di coinvolgere i ragazzi con attività manuali, espressive e pioneristiche. Cerchiamo di proporre alternative all’offerta scolastica, coinvolgendo direttamente i giovani. Organizziamo eventi che possano continuare a formare i capi, ponendo alla base il patto associativo, in cui sono fissati punti cardine come la scelta cristiana, l’impegno civico e l’adesione allo scoutismo. Per noi conta molto il confronto con le altre associazioni: solo così i ragazzi imparano a relazionarsi con gli altri e a proporsi.

Che impatto ha sui ragazzi l’attività scoutistica?
Massimo.
La nostra attività è rivolta a formare persone che abbiano un ruolo attivo nella società, in qualunque ambito. L’obiettivo è rendere i ragazzi uomini autonomi, capaci di scelte proprie. Tutto questo è arricchito dall’adesione al Vangelo e dall’idea di “lasciare il mondo migliore rispetto a come lo abbiamo trovato”. Uno scout si riconosce “dalle cose che fa e da come le fa”. Il successo delle nostre attività non è ascrivibile ai capi scout ma al metodo, basato sull’autoeducazione. A noi scout piace molto dire “tutto con gioco, niente per gioco”.
Vanessa. L’approccio di noi capi è differente, a seconda della fascia di età con cui siamo in relazione. Alla base della nostra proposta vi è la dimensione ludica. Ci interessa che i ragazzi vengano inseriti in un ambiente sereno, in cui i capi non abbiano un approccio scolastico, di insegnamento. Ci poniamo come fratelli maggiori, aiutando i ragazzi, dai più piccoli ai più grandi, a raggiungere l’autonomia personale. Per gli scout, poi, è davvero importante il rapporto con la natura: un obiettivo che si raggiunge attraverso uscite ed esperienze all’aria aperta.

Come accogliete la voce del papa nella vostra attività?
Massimo. 
La voce del papa è la più autorevole. Il pontefice ci ricorda sempre che c’è un cammino da percorrere, che consiste nel “guardarsi dentro” e nel “guardare davanti”. Francesco ci riporta alla sobrietà e alla bellezza della chiesa non come struttura ma come insieme di persone. L’enciclica “Laudato Si” è un esempio di come il papa, con un linguaggio davvero alla portata di tutti, riesce a trasmettere contenuti universali, non solo per i cristiani. Per noi scout una vera e infinita fonte di ispirazione.
Vanessa. Per noi il papa è il primo testimone del messaggio evangelico. Il pontefice ha impresso nella società ma anche nella nostra associazione un grande cambiamento. Nel giugno del 2015, a Roma, nel corso dell’incontro con gli scout, Francesco ci invitò ad essere più attivi e più incisivi con i ragazzi. Il papa ha ribadito più volte quanto sia importante aprirsi al mondo, alla diversità. È una “provocazione” che come associazione abbiamo colto e su cui stiamo lavorando, aprendo le porte a ogni forma di credo religioso senza dimenticare, ovviamente, la nostra appartenenza cristiana.

Quale consiglio dareste a un giovane, intenzionato a far parte della vostra grande famiglia?

Massimo. Lo scoutismo è soprattutto un’esperienza divertente. Tutto in gioco, niente per gioco! è il motto che esprime l’importanza della dimensione ludica, accompagnata da regole che garantiscano una giusta convivenza con gli altri. Far parte della grande famiglia degli scout ti fa capire cosa vuol dire servizio, dormire sotto una tenda, camminare lungo un sentiero impervio. Rappresenta una grande alternativa alla routine quotidiana. I ragazzi divertendosi imparano l’autonomia, l’indipendenza, il valore della collaborazione tra sessi diversi, la tolleranza e il confronto. Non sono i capi che fanno la differenza ma il metodo. Gli adulti devono avere un’intenzionalità educativa al contrario dei ragazzi, che hanno bisogno di divertirsi.
Vanessa. Bisogna puntare sulla dimensione dell’avventura. Vivere in tenda, costruire insieme una cucina o un tavolo, trovarsi a percorrere quindici chilometri con lo zaino in spalla sono tutte attività, che ci rafforzano e ci fanno scoprire la bellezza di vivere a stretto gomito con gli altri.