Niente è meglio della “trasgressione” per salvare il matrimonio

Per la rubrica "Supercinema" presentiamo "The Invite - Il piacere è tutto nostro", il film di Olivia Wilde che esplora con ironia e sensibilità le fragilità delle relazioni contemporanee e le crisi della vita di coppia, riflettendo sulla necessità di reinventarsi continuamente per continuare ad amarsi

Si dovrebbe essere sempre innamorati. Ecco perché non ci si dovrebbe mai sposare. Con questo aforisma di Oscar Wilde si apre The Invite – Il piacere è tutto nostro, il nuovo film diretto da Olivia Wilde.

Tra i riferimenti culturali che fanno da sfondo alla pellicola figurano, oltre allo stesso Wilde, anche Woody Allen e Diane Keaton: il primo richiamato dall’epigrafe iniziale che suggerisce fin da subito le coordinate tematiche del racconto; la seconda come fonte d’ispirazione per la costruzione dei personaggi femminili, complessi e attraversati da insicurezze e inquietudini che hanno caratterizzato molti dei suoi ruoli più celebri.

La durata è di 107 minuti. La sceneggiatura porta la firma di Will McCormack e Rashida Jones, mentre la colonna sonora è affidata al compositore e musicista Devonté Hynes. La scelta musicale punta a trasmettere un senso di disagio e claustrofobia attraverso continui contrasti emotivi, fino a far sentire lo spettatore quasi un ospite indesiderato all’interno della vicenda. Il sottofondo austero e drammatico, affidato principalmente al violoncello e agli strumenti ad arco, assume un ruolo centrale nella narrazione. La stessa Olivia Wilde ha spiegato che la musica di Hynes è stata concepita come un vero e proprio personaggio all’interno della stanza. Remake della commedia spagnola Sentimental, il film è stato girato in 23 giorni, nel maggio 2025, tra Los Angeles e San Francisco. È arrivato nelle sale italiane il 16 settembre 2026, registrando finora oltre 150mila presenze a livello nazionale.

Tra le motivazioni che hanno spinto la regista verso questo progetto vi è il desiderio di indagare la vita di coppia e la routine che spesso la accompagna. Al centro del racconto c’è l’illusione che un sentimento possa restare immutato nel corso dei decenni. La stessa Wilde ha dichiarato che «scegliere una persona a 24 anni e aspettarsi che il rapporto resti identico quarant’anni dopo mi sembra una ricetta per il fallimento».

La vicenda si svolge nell’appartamento dei coniugi Joe e Angela, quando quest’ultima decide di invitare a cena i vicini del piano di sopra, Pina e Hawk, con l’intenzione di conoscerli meglio. Joe, interpretato da Seth Rogen, è insegnante di musica e padre di famiglia, ma vive entrambe le dimensioni con crescente apatia e disillusione. Angela, interpretata dalla stessa Olivia Wilde, attraversa invece una fase di profonda incertezza personale, segnata da una crisi coniugale e identitaria.

La coppia dei vicini, formata da Pina (Penélope Cruz) e Hawk (Edward Norton), è anticonformista, libertina e affascinante. La loro presenza funge costantemente da specchio e da termine di confronto per i protagonisti, mettendo in luce due modi opposti di concepire la relazione di coppia. Nel corso della serata riaffiorano insoddisfazioni a lungo ignorate. Il confronto con una coppia apparentemente più vitale e passionale costringe Angela e Joe a guardare con maggiore lucidità il proprio rapporto. La loro relazione, ormai logorata dall’abitudine, viene messa a paragone con quella dei vicini, fondata su una comunicazione che appare più sincera e spontanea.

Diventa progressivamente evidente come il matrimonio dei due protagonisti si sia svuotato sotto il peso di frustrazioni personali e mancate realizzazioni. Angela non si sente più vista né valorizzata dal marito; Joe, invece, vive ancora il rimpianto per una carriera artistica mai decollata. Uno degli aspetti più significativi del loro deterioramento è la perdita dell’ascolto reciproco. Emblematico è l’episodio iniziale in cui Joe dimentica completamente la cena organizzata da Angela, semplicemente perché non l’ha ascoltata quando gliene aveva parlato. Con il passare degli anni i due finiscono così per tollerarsi più che comprendersi, comunicando quasi esclusivamente attraverso il conflitto e proiettando l’uno sull’altra i propri fallimenti.

Il colpo di scena arriva a metà serata, quando Pina e Hawk rivelano di essere una coppia scambista e propongono ai loro ospiti un insolito gioco di scambio temporaneo tra partner. Da quel momento il tono del racconto cambia radicalmente. A sorprendere non è soltanto la proposta, ma anche la reazione di Angela e Joe, che si scoprono più incuriositi che scandalizzati. Tra esitazioni, imbarazzi e goffaggini, il progetto finisce però per arenarsi prima ancora di concretizzarsi.

 

È proprio questa situazione surreale a costringere entrambi a fare i conti con se stessi. L’imbarazzo lascia spazio alla consapevolezza: negli anni hanno lasciato che la routine soffocasse il loro rapporto e, per accorgersene, hanno avuto bisogno di confrontarsi con i propri limiti e con i propri desideri. Giunti a un bivio, Angela e Joe devono decidere se impegnarsi per ricostruire il loro matrimonio oppure accettare che la distanza che li separa sia ormai insanabile. Se inizialmente entrambi sembrano convinti di essere arrivati al capolinea, il finale restituisce uno spiraglio di speranza.

Basta un gesto semplice: Joe si siede al pianoforte e suona la canzone che anni prima aveva dedicato alla moglie. Angela gli si avvicina e si accomoda accanto a lui. È un momento silenzioso ma decisivo. I due finiscono per ritrovarsi proprio dove si erano persi. La musica, che li aveva fatti incontrare anni prima, diventa ancora una volta il linguaggio attraverso cui riescono finalmente a guardarsi davvero. Il caos e la trasgressione incarnati da Pina e Hawk non distruggono la coppia tradizionale; al contrario, finiscono per rafforzarla, trasformandosi in una sorta di terapia d’urto capace di riportare alla luce ciò che sembrava perduto.

Se il film lascia un insegnamento, è che l’amore non può diventare un contratto immobile. Una relazione richiede dialogo, ascolto e la capacità di confrontarsi sinceramente con il cambiamento dei propri desideri. In un tempo in cui spesso si smette di ascoltare l’altro per interpretarne i comportamenti attraverso le proprie paure, The Invite – Il piacere è tutto nostro mostra come i problemi taciuti costruiscano lentamente muri invisibili tra due persone. La fine del desiderio è spesso soltanto il sintomo di una distanza più profonda. La pellicola si propone così come un manifesto contro il cinismo contemporaneo: ricorda che una relazione sopravvive soltanto se si continua a condividere dubbi, fragilità e trasformazioni. In caso contrario, il rischio è che il legame affettivo si riduca a una semplice convivenza e che, senza accorgersene, due amanti finiscano per diventare soltanto coinquilini.

Nelle foto alcuni frame del film