Il potere delle immagini nel creare legami indissolubili

Grazie al fotolinguaggio, donne provenienti da diverse sezioni Fidapa hanno condiviso a Bitonto storie, fragilità e speranze, trasformando un semplice incontro in un'autentica rete di amicizia, ascolto e complicità

È passato più di un anno da quando andai a Foggia con l’allora presidente del distretto sud-est della Fidapa Elisabetta Grande. La ragione di questo breve viaggio dal centro della Puglia verso la parte settentrionale era un laboratorio di intelligenza sociale, che si sarebbe tenuto presso il Palazzo Dogana. Un incontro rivolto principalmente alle young, cioè a quelle socie di età inferiore ai trentacinque anni, che hanno la possibilità di parlare, confrontarsi, conoscersi e stringere un legame.

Di partecipare a questo incontro, a essere onesta, non avevo granchè voglia, soprattutto perché avevo intuito che si sarebbe trattato di una di quelle situazioni in cui è richiesto ai partecipanti di mettersi a nudo, parlare di sé e del rapporto con gli altri. Avevo preso parte a laboratori del genere (almeno così credevo) al liceo e, in quella circostanza, avrei preferito (mi si perdoni l’esagerazione) strapparmi i capelli piuttosto che parlare di me e di come mi sentivo. Ma sono fasi, poi per fortuna si cambia, si migliora. Insomma, si cresce.

Eppure, nella sontuosa Sala della Ruota, tra le sue poltrone rosse, quel sabato mattina ho vissuto con mia somma sorpresa uno dei momenti più intensi degli ultimi anni. Ho conosciuto persone splendide e ho condiviso con loro emozioni vivide, dolori malcelati, ansie, frustrazioni che mi porto dietro da sempre. Quelle donne, socie della mia età e non solo, hanno aperto la loro anima, il loro cuore, esattamente come avevo fatto io. Era una magia sentire così vicino qualcuno, sapere che dove finiva la gioia, la tristezza, la paura di una persona iniziava la vasta gamma di emozioni e sentimenti di un’altra. Ed era incredibile scoprire che fossimo così simili, nonostante la diversità nell’abbigliamento, nel carattere, negli studi, nel modo di concepire il mondo. Nonostante fossimo anche in fasi diverse della vita, con obiettivi quasi agli antipodi, in quella sala eravamo uguali, unite da un nodo che non si sarebbe sciolto così facilmente e che, ne sono certa, c’è ancora.

C’è un racconto di Cechov in cui il protagonista dice che, quando due persone si incontrano per la prima volta, o si apre tutto il cuore e ci si rivela del tutto, oppure ci si nasconde al punto che sarà difficile se non impossibile, durante i successivi incontri, far emergere anche solo una parte di sé. Per fortuna per me e quelle compagne di avventura si era verificata la prima fortunata circostanza.

Quando, poi, ho saputo che sarebbe stato possibile replicare quell’esperienza a Bitonto (la città in cui vivo) nel Torrione Angioino, non sono riuscita a trattenere l’entusiasmo. Specie perché l’incontro era affidato, esattamente come a Foggia, all’esperienza e al talento di Marirosa Gioia, attuale past presidente della sezione di Pisticci-Marconia. La dottoressa svolge da circa 30 anni attività di formazione, sviluppando principalmente l’intelligenza emotiva e sociale, occupandosi di life skills, soft-skills, orientamento scolastico e professionale e tanto altro. Gioia è, inoltre, presidente della delegazione AIF Basilicata (Associazione Italiana Formatori).

La dott.ssa Marirosa Gioia

Questa volta non si sarebbe trattato, però, di un evento legato esclusivamente alle socie della sezione di Bitonto, ma si sarebbe inserito nel tema internazionale 2024-2027, con il titolo e obiettivo dichiarato di “Ispirare, Innovare, Potenziare, Trasformare: Insieme Plasmiamo un Futuro Sostenibile”. All’interno di questa federazione – che unisce donne anche molto diverse tra loro, impegnate in diversi ambiti lavorativi – al fine di creare eventi sia per le socie, sia per sensibilizzare gli esterni a problematiche del nostro tempo, sono richiesti infatti dei progetti che si inseriscano in un preciso filone. Il tema internazionale è curato dalle past presidenti e sono loro a dirigere i lavori e a occuparsi dell’evento. Il tema nazionale è invece in mano alle vicepresidenti di ciascuna sezione.

L’incontro ha coinvolto le sezioni di Canosa di Puglia, con la presidente Mirella Malcangi e la past presidente Maria Grazia Princigalli, di Pisticci-Marconia, presidente Rossana Florio e past presidente Marirosa Gioia, e naturalmente di Bitonto, presidente Maria Bufano e past presidente, quindi referente del laboratorio, Grazia Maria Ventadridda. Erano presenti, oltre alle socie delle sezioni coinvolte, anche la past presidente di Melfi Ada Lospinoso e Lucia Zizzamia, referente della crescita sostenibile del Distretto sud-est e past presidente di Salandra.

Tra i tanti quadri di artisti e artiste pugliesi della sala superiore del Torrione Angioino si è compiuta la stessa magia di Foggia e donne diversissime tra loro si sono ritrovate a parlare di sé, delle proprie emozioni, del proprio vissuto, e tutto ciò grazie al metodo photolanguage, col quale la formatrice ha guidato le partecipanti.

Ma in cosa consiste il fotolinguaggio? È una tecnica di comunicazione, nata in Francia alla fine degli anni Sessanta e sviluppata da studiosi e formatori dell’Università di Lione. La fotografia viene usata come stimolo indiretto per far emergere emozioni, ricordi e punti di vista che, a parole, sarebbero più difficili da esprimere. Il formatore (in questo caso, la formatrice) dispone alcune immagini, spesso evocative e non didascaliche, e chiede a ciascun partecipante di sceglierne una o più di una. A turno, ognuno mostra la foto scelta e racconta il legame che avverte tra l’immagine e la propria esperienza, mentre gli altri ascoltano.

Quando il primo racconta, anche agli altri viene il desiderio di fare lo stesso, e l’apertura genera apertura. E ognuno finisce col riconoscere, nelle parole altrui, pezzi della propria esperienza, e quella solitudine, che spesso si prova in un gruppo di persone, svanisce, va via. Così una somma di individui isolati, di donne con esperienze e vissuti diverse, divengono una rete. Tutte le fragilità e i dolori di una divengono parte della vita dell’altra. Dopo il laboratorio, le tensioni di chi aveva appena aperto un pezzo di sé si sono sciolte intorno a una tavola festosa. Non c’erano più fotografie da interpretare o emozioni da tirar fuori, ma racconti scambiati a voce libera, tra un piatto e l’altro, mentre la formalità della mattina lasciava spazio alle risate. Ed è in momenti come questo, informali, senza un copione da seguire, che il lavoro fatto in laboratorio si consolida davvero, e quello che prima era un confronto guidato diventa una spontanea forma di complicità.

Nel pomeriggio, poi, il gruppo si è riversato tra le viuzze del centro storico di Bitonto, tra i muri dei palazzi di quella pietra chiara che in certe ore del giorno sembra quasi dorata. Passeggiare insieme, senza l’urgenza di un programma da rispettare. Ci si fermava a guardare un portale, un balcone fiorito, il colonnato di un cortile e la conversazione si riannodava da dove l’aveva lasciata il pranzo. La Cattedrale, con la sua pietra romanica, ha fatto da sfondo a un pomeriggio che assomigliava a una allegra gita tra amiche.

Si è compiuta quella stessa magia che si era verificata a Foggia e in cuor mio non ho potuto che ringraziare Elisabetta, che aveva tanto voluto la mia presenza in quella circostanza. E che ancora adesso ci tiene affinché quel laboratorio venga riproposto in più sezioni, perché possano ricrearsi e rinsaldarsi quei forti legami di amicizia e complicità, fondamentali in un’associazione al femminile e non solo. È dai legami che si dovrebbe ripartire per scongiurare la solitudine, il pregiudizio, la diffidenza, l’ignoranza. Insomma, per cambiare lo stato delle cose.

Nelle foto il laboratorio di foto linguaggio, realizzato presso il Torrione Angioino di Bitonto