Se la rete della legalità si vede è grazie ai numerosi esempi invisibili

La collaborazione tra associazioni e istituzioni si conferma l’argine più solido contro la nuova spavalderia dei clan, tornati a farsi sentire per riaffermare il controllo sul capoluogo pugliese

La rete della legalità, della cittadinanza attiva e dell’antimafia sociale continua ad annodarsi, rafforzandosi grazie a iniziative culturali, presìdi civici, testimonianze e impegno istituzionale rivolti a promuovere comunità attente al bene comune e capaci di reagire ai rigurgiti mafiosi. Mettere in luce le prassi virtuose e le testimonianze di cittadini impegnati nel promuovere comunità consapevoli, attente alla cura degli spazi e alla circolazione delle idee, rappresenta un fondamentale strumento di contrasto alle mafie.

Il Centro Caponnetto e la rassegna “Una Nuova Storia”

Nelle recenti settimane, nel Municipio II di Bari, è stata inaugurata la sede del Centro di Documentazione per la Legalità e la Nonviolenza “Antonino Caponnetto”, gestito dalla cooperativa sociale Il Nuovo Fantarca. Il presidio è impegnato a promuovere una pedagogia della legalità, della giustizia, della responsabilità e della nonviolenza attraverso eventi culturali, tra cui la rassegna di teatro civile “Una Nuova Storia”.

A luglio, cinque spettacoli dedicati a figure che hanno combattuto mafie e ingiustizie sociali – anticipati da dibattiti con Domenico Mortellaro, Gabriella Falcicchio e don Angelo Cassano – hanno offerto momenti di riflessione su storie e volti che hanno pagato con la vita la lotta alla criminalità.

Il ritorno della paura: gli episodi di violenza mafiosa di maggio

La cultura è un percorso lungo ma efficace per sensibilizzare le coscienze e combattere la paura, tornata con un allarme più drammatico del solito tra i baresi a maggio, dopo la vigorosa ripresa di iniziativa da parte dei clan mafiosi. Minacce di “rovinare la festa patronale di San Nicola”, feriti e omicidi a colpi di arma da fuoco a Bisceglie e nei quartieri di Bari hanno riacceso scenari che sembravano appartenere al passato. Le forze dell’ordine hanno perlustrato le zone coinvolte da quest’impeto criminale, mentre il capoluogo – impegnato da anni in un percorso di riqualificazione urbanistica, economica e turistica – si è ritrovato improvvisamente esposto a dinamiche criminali che sembravano sopite.

La mafia cittadina, pur meno visibile, ha imboccato nuove strade per proseguire il commercio illegale di droga e armi. Le giovani leve dei clan rivali hanno tentato di impaurire la cittadinanza sfruttando i fuochi d’artificio della festa patronale, riproponendo un copione risalente a oltre vent’anni fa, quando la città vecchia era zona off limits nei giorni della sagra nicolaiana. Gli arresti di decine di criminali hanno contribuito a rassicurare l’opinione pubblica, ma l’allerta sui clan organizzati che provano a riorganizzarsi deve restare alta.

Cittadini, associazioni e istituzioni: una rete che si rafforza

La ventata di rinnovamento che si registra a Bari, nonostante tutto, è resa possibile grazie a cittadini e associazioni che hanno creato una rete con le istituzioni, lavorando sull’appropriazione delle piazze e degli spazi pubblici. Don Angelo Cassano, sacerdote diocesano e referente di Libera Puglia, ha più volte ricordato che occorre rivedere il lavoro dell’antimafia sociale: si è abusato troppo dei temi della legalità, se nelle strade si assiste nuovamente a fenomeni di violenza che coinvolgono parte della gioventù.

Premio Giorgio Ambrosoli: tre pugliesi simbolo di impegno civile

Parroco della chiesa di San Carlo Borromeo nel quartiere Libertà, don Angelo ha ricevuto il Premio Giorgio Ambrosoli per il contrasto alle mafie e la tutela dello stato di diritto. Il riconoscimento, assegnato a Milano sotto l’Alto Patronato della Repubblica, è stato conferito anche alla magistrata Silvia Curione e all’associazione FAI – Antiracket Vieste. Il sindaco Vito Leccese ha espresso gratitudine sottolineando il valore degli “esempi invisibili”: persone che svolgono il proprio dovere lontano dai riflettori, scegliendo il lavoro silenzioso e la fatica quotidiana.

Dialogo, sensibilizzazione e unità istituzionale

Le buone notizie non sempre circolano con la stessa forza della cronaca nera. Eppure dialogo e sensibilizzazione sono elementi essenziali della lotta alla mafia, utili anche a rompere gli schemi che vedono nelle lotte partitiche un terreno fertile per la criminalità. Semi di antimafia sono anche le iniziative che hanno visto insieme il primo cittadino e il sentore Filippo Melchiorre, uniti nella Giornata della Legalità in un incontro con don Lino Modesto, parroco della chiesa di San Luca a Japigia. La loro presenza congiunta ha rappresentato un segnale di unità istituzionale e attenzione verso un quartiere complesso ma ricco di energie positive.

Il Protocollo per la tutela dell’economia regolare

Tra le iniziative destinate a incidere positivamente nella costruzione di una comunità orientata ai valori della legalità, la firma del protocollo a tutela dell’economia regolare tra Prefettura e Comune di Bari. Il prefetto Francesco Russo (oggi non più titolare dell’incarico) e il sindaco Leccese, insieme ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine, hanno rafforzato le misure di prevenzione contro le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici, nel commercio, nel turismo, nei servizi sociali e nelle società partecipate. La legalità si rafforza così attraverso uno spirito collaborativo che coinvolge diversi ambiti sociali, rinsaldando la fiducia nel futuro delle città.

Baby gang e atti intimidatori: segnali da non sottovalutare

Gli episodi di aggressioni da parte di baby gang, pur non direttamente legati alle lotte tra famiglie criminali, strizzano l’occhio all’atteggiamento mafioso. Rientra nella stessa cultura anche la devastazione dell’alloggio popolare nel quartiere San Pio dopo l’assegnazione a una famiglia in graduatoria.

La risposta dei giovani: il sit-in in piazza del Ferrarese

A pochi giorni dalla sparatoria in cui una donna di 85 anni è rimasta ferita a Bari vecchia, i movimenti studenteschi hanno organizzato un sit-in in piazza del Ferrarese, un luogo che vent’anni fa era terra di nessuno. All’iniziativa hanno partecipato anche il presidente della regione Antonio Decaro e il primo cittadino. Le giovani generazioni, attraverso i loro codici comunicativi, possono essere protagoniste dell’antimafia.

Murales, memoria e arte civile

Valorizzare il talento dei giovani significa veicolare messaggi di giustizia e parità. Il murale all’ingresso del parco Maugeri nel quartiere Libertà è un segno evidente di cura degli spazi e contrasto al degrado. Nel giorno della memoria della strage di Capaci è stato presentato un murale dedicato a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Gli studenti del Liceo artistico De Nittis, guidati dall’artista Gianfranco Susca e sostenuti dall’Associazione Nazionale Magistrati e da Libera Puglia, hanno riflettuto sui temi della giustizia e della legalità attraverso l’arte.

Carbonara: ricordare Giuseppe Mizzi per non cedere alla paura

Nelle scorse settimane, in risposta alla volontà dei clan di riaffermare il proprio dominio in città, anche altri quartieri hanno mantenuto alta l’attenzione sul pericolo mafioso. A Carbonara si è tenuto un incontro nella chiesa di Sant’Antonio da Padova a quindici anni dalla morte di Giuseppe Mizzi, vittima innocente di mafia nel 2011. Commoventi le testimonianze della moglie Katia e del fratello Angelo, una cassa di risonanza che continua a gridare i valori dell’onestà e della dignità.

Alla tavola rotonda, moderata da don Alfonso Giorgio e organizzata dal presidio Libera di Cellamare, sono intervenuti Michela Di Trani (UCSI), l’avvocato Egidio Sarno, la presidente del Municipio IV Maria Chiara Addabbo e il dott. Francesco Giannella, già procuratore aggiunto. Giannella ha sottolineato l’incidenza dell’industria culturale sulla romanticizzazione dell’immaginario mafioso: film, serie e reel affascinano i giovani con ideali di possesso, guadagno facile e affermazione di sé sugli altri.

Conclusione: responsabilità e appartenenza

Ogni cittadino dovrebbe sentirsi responsabile, con diritti e doveri, nel creare una comunità unita e armonica. Paradossalmente, uno dei punti di forza delle famiglie criminali è il senso di appartenenza. Lo stesso spirito, se coltivato nel “terreno buono”, può diventare la forza capace di estirpare la “zizzania” rappresentata dalla mafia.

Le immagini si riferiscono al murale realizzato nel parco Maugeri dal Liceo artistico De Nittis