L’unico salesiano del sud proclamato venerabile

In un libro di suor Grazia Loparco, il ricco e toccante epistolario di padre Francesco Convertini, originario di Locorotondo e missionario per tutta la vita in India

245
0
CONDIVIDI

Merita di essere passata in rassegna con attenzione un’interessante pubblicazione dedicata a una figura ancora poco conosciuta del mondo cattolico e missionario pugliese: il venerabile padre Francesco Convertini (1898-1976), nato nelle campagne di Locorotondo e morto a Krishnagar, in India. Il volume che vi presentiamo propone il suo fitto carteggio – un ingente materiale epistolario da cui il titolo, Lettere. 1927-1976 – per una pubblicazione (dell’editore Giacovelli) a cura di suor Grazia Loparco, originaria di Locorotondo, docente alla facoltà pontificia di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma, con la collaborazione del salesiano don Dino Petruzzi.

Convertini, espressione del mondo contadino pugliese murgiano, nacque in un trullo e visse in un ambiente familiare semplice ed umile. Orfano di padre già in tenera età e poi da ragazzino anche di madre, fu chiamato alle armi, come tanti giovani del Sud, in occasione della prima guerra mondiale. Soldato attendente, fu ferito in battaglia e poi, da prigioniero, deportato in Ungheria. Al ritorno, dopo qualche tempo di vita normale (con una fidanzata e un probabile futuro impiego nella Guardia di Finanza), la scelta religiosa, grazie alla figura per lui influentissima di don Angelo Amedei e alla frequentazione della comunità del cardinale Giovanni Cagliero, importante missionario salesiano, noto anche come musicista.

Padre Francesco Convertini

Convertini avverte l’impeto vocazionale sposato indissolubilmente alla missione: parte così per l’India, munito dei conforti e del crocifisso ricevuti direttamente da don Filippo Rinaldi, oggi beato, terzo successore di don Bosco al vertice dei salesiani. Convertini, che sente moltissimo l’eredità di don Giovanni Bosco, è animato da un forte afflato apostolico: la missione è per lui da interpretare come conduzione alla Verità di Cristo. Non mosso da particolari virtù erudite e culturali, si spinge nell’India bengalese dove è molto benvoluto dalla popolazione locale, sempre in cammino da paese a paese, con mezzi semplicissimi, spesso direttamente a piedi, in una dimensione di totale prossimità con l’altrui visione del mondo e della fede stessa.

Capace di dialogare senza scontri con musulmani e indù, sarà amato da tutti in India e in Italia, circondato da fama sanctitatis già in vita, anche per qualche episodio interpretato come prodigioso di cui fu protagonista in prima persona. Vivrà in India per cinquant’anni, terra dove muore l’11 febbraio 1976, in una data simbolica per la venerazione mariana. In tanti anni, solo due le brevi permanenze in Italia. Qui la sua salute cagionevole impose ai medici di inibirlo dal tornare in India, terra il cui clima non poteva certo giovargli. Ma il Convertini non volle sentire ragioni. Gente di tutte le fedi lo pianse, così, nella cattedrale di Krishnagar, nelle cui adiacenze riposa ancora oggi. Papa Francesco lo ha dichiarato degno di venerazione (20 gennaio 2017), ricevendo in visita il cardinale Angelo Amato, pure pugliese, allora prefetto della congregazione delle Cause dei Santi.

Nell’occasione, sono stati elevati alla stessa condizione (eroica secondo la dottrina cattolica) altri figli della grande famiglia salesiana. Del resto, circondato da questa particolare spiritualità è sempre stato Convertini, accompagnato continuamente dal salesiano don Costantino Vendrame in India (di cui pure è in corso il processo di beatificazione) e seguito dal vescovo di Krishnagar, monsignor Stefano Ferrando, altro rilevante seguace di don Bosco. Una diocesi molto povera, con sei milioni di cittadini, divisi tra musulmani e indù, con un numero praticamente irrilevante di cristiani, cattolici ancor meno.

Suor Grazia Loparco, autrice del libro su padre Convertini

Il libro, la cui pubblicazione è stata possibile anche grazie all’impegno dell’associazione Pro-Marinelli (dal nome della contrada al confine tra Locorotondo e Cisternino dove il missionario nacque), assume i caratteri di un vero evento culturale, non solo in un’ottica spirituale o religiosa, in quanto permette di concepire i caratteri anche storici e, per così dire, ambientali di una particolare vocazione missionaria. Le centoventi lettere riprodotte, spesso dall’estrema e privata semplicità, sono tra i non molti materiali biografici effettivamente a disposizione degli studiosi per una più completa percezione della personalità di padre Convertini, insieme, ma anche al di là della pur importante ed ineludibile questione della sua così permeante visione, teologicamente impostata e tenace.

Dopo la presentazione di don Pierluigi Cameroni, postulatore della causa di beatificazione di Convertini, un’introduzione critica (dopo le interessanti note biografiche) passa al setaccio il valore documentale, stilistico, affettivo, umano di queste missive, con note anche tecniche e dettagliate sulla grafia e sull’ortografia del missionario pugliese, oppure anche con notizie sui destinatari delle lettere. Si tratta di “chiarimenti preliminari” assai utili al lettore e allo studioso. Non manca anche un esauriente apparato fotografico. Il tracciato umano del Convertini, esemplarmente empatico e disponibile all’incontro tra le persone e le proprie storie di vita, traspare correttamente ed integralmente dalle lettere.

Di lui si sa anche che vendette quel poco che aveva in Puglia (qualche trullo e appezzamenti di terra) per poi donare i relativi proventi ai poveri. Si è parlato di sana e semplice saggezza contadina e questo è vero. Tuttavia, l’approccio continuo nel suo agire era di prossimità evangelica ed antropologica, un fare convinto nell’adesione totale a questa necessaria e irrinunciabile apertura di umanità. Innegabile anche la dimensione puramente missionaria, evangelizzatrice, diuturnamente in viaggio e in movimento del religioso pugliese, conosciuto sempre più anche perché, ad oggi, è l’unico venerabile salesiano di origine meridionale. In una lettera del 2 luglio 1964 espresse preferenza per una vita di fede da intendersi “in mezzo alle famiglie e non in sacrestia”. Parole in singolare sintonia, si potrebbe dire, con quelle future dell’attuale pontefice, Francesco, a proposito della chiesa “in uscita”.

In alto, una foto di padre Convertini in India (il primo da sinistra).