Quel ponte di luce che unisce Altamura al Golfo Persico

La parabola creativa di Alessandro Martello, veneto di nascita e pugliese per scelta, che porta lo spirito di Federicus all’Al Qadsiah Festival, evento tra i più spettacolari del Medio Oriente

C’è una storia che comincia tra le pietre chiare della Murgia e finisce sotto un cielo attraversato da 2.000 droni, illuminato da 14.000 effetti pirotecnici, con 150.000 persone che lo fissano con il naso all’insù. È la storia di Alessandro Martello, padovano di nascita ma pugliese d’adozione, direttore artistico della celebre festa medievale Federicus ad Altamura e oggi firma di uno degli eventi più imponenti del Medio Oriente: l’Al Qadsiah Festival di Al Khobar in Arabia Saudita. Una grande manifestazione artistica, culturale e comunitaria, organizzata dal club calcistico Al-Qadsiah nell’ambito del Khobar Season, un ricco cartellone che anima la città con spettacoli, attività e intrattenimento.

Non è solo la cronaca di un successo professionale. È la dimostrazione di come la Puglia – sì, proprio quella che per anni veniva raccontata solo come terra di mare, cibo e tradizioni – sia diventata anche fucina di talenti, laboratorio creativo, luogo capace di generare visione e portarla lontano.

Il percorso di Martello verso il Golfo Persico, infatti, non nasce soltanto dal suo curriculum internazionale – prestigiosissimo, certo, dal teatro alle tournée europee, dalla regia di tre aperture del Carnevale di Venezia (“Vecirconda” 2018, “Amoris Causa” 2020, “Lux Futura” 2022), alla guida di importanti rievocazioni storiche come la Dama Castellana di Conegliano e la realizzazione di grandi progetti commemorativi come la Battaglia del Solstizio per il centenario della Grande Guerra. Senza dimenticare la direzione creativa del più grande spettacolo piromusicale d’Europa, la Fête du Lac d’Annecy in Francia. Nasce anche da una geografia più emotiva: quella che, dal 2018, lo lega ad Altamura, a Federicus, a una comunità che lo ha accolto, sostenuto, sfidato e, inevitabilmente, trasformato.

Perché Federicus non è solo una festa medievale. È rito collettivo, orgoglio popolare, macchina culturale che mette insieme storia, partecipazione, creatività, capacità organizzativa. Dirigerla significa imparare a parlare la lingua delle comunità, orchestrare passioni, governare complessità enormi mantenendo però sempre l’anima al centro. È lì che Martello tempra quel modo di fare spettacolo che oggi porta nel mondo: grande scenografia, tecnologia allo stato dell’arte, ma sempre al servizio di una narrazione identitaria, di un messaggio, di un sentimento condiviso.

E questo, a migliaia di chilometri di distanza, in Arabia Saudita, si è visto chiaramente. L’Al Qadsiah Festival celebra una squadra storica, un simbolo sportivo e comunitario, una città che vuole raccontarsi come moderna, ambiziosa, internazionale. Lo show di apertura, firmato da Martello, è stato un crescendo di immagini, luce, musica e suggestione: 100 performer in scena, droni che hanno scritto nel cielo geometrie impossibili, fuochi che hanno trasformato la notte in racconto, una scenografia monumentale composta da 3.000 metri quadrati di schermi LED, laser, effetti speciali, contenuti immersivi in 3D. Una macchina globale che ha coinvolto oltre 30 professionisti creativi, più di 150 tecnici, circa 700 operai specializzati, un budget superiore ai 10 milioni di dollari e un pubblico record distribuito in due serate indimenticabili.

Un’impresa gigantesca. Eppure, dentro tutto questo titanismo tecnologico, c’era senso di appartenenza, attenzione per i giovani, desiderio di unire una comunità intorno a un’emozione comune. Non è un caso che Martello, parlando di questa esperienza, la definisca una sfida ma soprattutto un onore, sottolineando il valore educativo, culturale e umano dell’evento. Lo sport come linguaggio universale, lo spettacolo come ponte tra culture, la creatività italiana – e un po’ pugliese – come chiave capace di aprire mondi.

Il tratto più affascinante della sua storia è proprio questo: la Puglia non è solo sfondo della sua attività, è ingrediente della sua poetica. Qui Martello ha trovato energia, comunità, capacità di trasformare una tradizione in spettacolo contemporaneo. E questa lezione, che nasce tra vicoli, costumi d’epoca, laboratori artigianali, associazioni e cittadini coinvolti, è diventata metodo e visione anche quando le luci si accendono su palcoscenici internazionali.

Così, mentre dal Medio Oriente arrivano numeri, immagini spettacolari, riconoscimenti e interesse internazionale, in Puglia questa storia suona come una conferma e una responsabilità. Conferma che questa terra non è periferia, ma centro generatore di cultura. Responsabilità di continuare a investire in progetti, talenti, festival, eventi che sappiano crescere senza perdere anima e radici.

Altamura, Federicus e la Puglia, in questa storia, non figurano come comparse. Sono parte del copione. Sono una presenza viva dentro l’esperienza artistica di Martello, dentro la sua capacità di coniugare monumentalità e sentimento, tecnologia e poesia, precisione e partecipazione.

E forse il messaggio più forte è proprio questo: quando una comunità crede davvero nei suoi eventi, quando li vive non come passerella ma come identità, quando li affida a professionisti capaci di sognare in grande, può accadere che il filo creativo che parte da una città di pietra arrivi fino al cuore del deserto. Che un direttore artistico “veneto di nascita, pugliese per scelta” diventi ambasciatore di una visione. E che, guardando quei cieli illuminati a migliaia di chilometri di distanza, si possa dire con orgoglio: un pezzo di quella luce viene da qui. Da noi. Dalla Puglia.