Col presidente Decaro, al fianco delle fragilità

Tra cura sanitaria e sostegno socio-educativo, la sfida è costruire un sistema integrato che non lasci indietro nessuno, l'appello di Vanna Pontiggia alla nuova amministrazione della Regione

Ogni campagna elettorale si fonda sulla necessità di presentare agli elettori sia il programma – i contenuti del lavoro al quale l’organismo eletto dovrà dedicarsi – sia i candidati. Spesso, tuttavia, succede che il candidato sia prevalente rispetto al programma.

Così, a bocce ferme, a risultato elettorale consolidato, mentre Decaro – neopresidente del consiglio regionale – si dedica alla composizione della giunta e alla costruzione di una maggioranza solida e coesa, una riflessione sugli interventi da realizzare appare più che opportuna. È infatti, proprio sulle priorità nell’agenda della nuova maggioranza che si concentra ora l’attenzione dei cittadini.

“Mi sento obbligata a dire che anche in questa bella competizione elettorale ho messo al servizio di chi è indietro – come ha scritto Decaro nel programma elettorale – con l’impegno di sempre, la mia competenza, la mia professionalità consolidata, il mio entusiasmo. Sono gli anziani, le persone con disagio mentale, con disabilità, le vecchie e le nuove povertà, i giovani, la formazione, la famiglia, la violenza di genere gli obiettivi verso i quali intendo continuare a rivolgere tutte le mie attenzioni. Occorre favorire e promuovere sistemi per un accesso alle cure, potenziando risorse e servizi”. E ancora: “Per realizzare tutto ciò occorre un giusto equilibrio tra pubblico e privato a favore del benessere e della salute della popolazione, aiutando soprattutto i più deboli a riprendere a curarsi. Registro con piacere una grande assonanza e sintonia con Decaro che proprio in questi giorni ha detto che vuole essere ricordato come ‘il presidente delle fragilità’. Sono diversi i settori nei quali poter intervenire subito in modo qualificato”.

Sono le considerazioni con cui si apre l’intervista a Vanna Pontiggia, psicologa psicoterapeuta, una vita professionale trascorsa nei ruoli e nei ranghi dell’Azienda sanitaria locale Bari, candidata nella lista Decaro Presidente, che ha conseguito un buon risultato elettorale senza, tuttavia, riuscire ad entrare nel consiglio regionale.

L’abbiamo intervistata nella consapevolezza che settori particolarmente sensibili dell’attività amministrativa della Regione – a cominciare dalla sanità e dall’ambito socio-sanitario, come peraltro enfatizzato nello stesso manifesto elettorale dal presidente Decaro – abbiano bisogno del contributo di validi professionisti, di esperti, di consulenti che possono essere di supporto al lavoro svolto dal consiglio.

Pontiggia con un gruppo di sostenitori in campagna elettorale

Che ruolo intende svolgere nei confronti dell’assemblea regionale e dei nuovi assessori?

Al momento sono attenta ai processi organizzativi che sicuramente il presidente Decaro saprà definire in modo lineare e obiettivo. Potrà avvalersi delle risorse, delle professionalità e delle competenze maturate nelle singole realtà istituzionali. E’ da ricordare che è stato proprio Decaro, per la composizione delle liste, a chiedere di privilegiare candidati che rispondessero a tali requisiti. Gli indirizzi politici astratti, a volte, pur se annunciati con roboanti parole, sono lontani dalle vere istanze che provengono dai cittadini. I loro bisogni devono essere la rotta.

La sua duplice competenza professionale, sanitaria e socio-sanitaria, quali urgenze consiglia di affrontare? Cosa propone di fare per “chi è rimasto indietro e si aspetta una cura”?

Non è possibile parlare di sanitario e di socio-sanitario in modo scollegato: ogni condizione clinica – l’alterazione dello stato di salute – ha ricadute sul contesto. E il contesto influenza a sua volta il processo di cura. Per cui occorre dobbiamo parlare di presa in carico multidisciplinare, multicontestuale e multistituzionale. Le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in particolare le misure 5 e 6, hanno consentito di orientare la cura verso la territorialità e il coordinamento delle competenze in contiguità e cooperazione, per attuare quella sinergia come base sicura della persona con ‘bisogni speciali’. In un’ottica di sostenibilità chi rimane indietro o emarginato, va visto come elemento del sistema e non come singolo individuo.

Dottoressa allarghiamo il campo della nostra riflessione, alla luce delle sue competenze scientifiche e della sua ricca esperienza professionale. Si dice che la famiglia sia in crisi ma neanche la scuola naviga in acque tranquille…

Famiglia e scuola sono due anelli del processo educativo. Sono cerchi concentrici, i primi contesti di educazione e socializzazione primaria. In un recente lavoro da me organizzato e illustrato ai cittadini, ho parlato di ‘Scuola e Famiglia: educare insieme’ in quell’ottica di conoscenze e cooperazione di obiettivi comuni nelle direzioni di principi e sviluppo di una crescita sana. In letteratura troviamo che la scuola, se bene utilizzata, è il miglior fattore protettivo verso l’insuccesso. L’insuccesso di un allievo è determinato da diversi elementi, non solo cognitivi, ma anche sociali, relazionali, affettivi ed emotivi. Ripensare i corsi di formazione professionale è una necessità e una urgenza, come ho rilevato negli incontri svolti durante la campagna elettorale. Tutto ciò per consentire di prevenire il disagio, l’emarginazione e per far fronte al fenomeno della dispersione scolastica. Incrementare il sistema di alternanza scuola-lavoro e correlare il mondo dell’impresa a quello della formazione è urgente. Così come ho avuto modo di rilevare, sia come formatrice che come professionista, nei vari ruoli istituzionali ricoperti. I giovani devono essere coinvolti nei processi individuali e collettivi in modo costante, con modelli sani, in modo che possano replicare azioni a favore dell’evoluzione personale e dello sviluppo della società.

Come giudica il dato relativo all’affluenza alle urne, pari al 41,8%, in netto calo rispetto al 56,6% registrato nel 2020?

Il crescente astensionismo deve interrogarci profondamente. Si può pensare a vari fattori, individuali, sociali, politici. Ma alla ricerca delle cause vanno affiancate azioni concrete. Non può bastare esaminare l’eziologia del fenomeno. Come per le malattie va affiancata la cura. Mi hanno definita “donna delle istituzioni” e ne sono orgogliosa. Perchè come cittadini dobbiamo credere che l’istituzione è rappresentata da chi vi opera e dalle proposte messe in campo. La disaffezione va arginata a cominciare dall’età giovanile con programmi di educazione civica vera, concreta, capillare, attuativa. Per poi passare ad una politica lontana da logiche di potere, clientelari o autoaffermative e autoreferenziali. In apertura della campagna elettorale, durante il discorso di presentazione, ho affermato: ‘Le carriere si fanno fuori dalla politica’. Ai processi politici bisogna affacciarsi per dare servizi ai cittadini che eleggono i loro rappresentanti. Sono pienamente convinta, inoltre, che la carica politica, in quanto carica elettiva, non può fungere da espressione o sviluppo della propria identità personale, ma come arricchimento di una base identitaria sviluppata nella propria vita.