Con la ventata di fresco alla Regione il respiro pesante dei cacicchi

Il successo di Antonio Decaro prefigura l’inizio di una nuova stagione politica, ma tra cacicchi, fedelissimi e impresentabili il volto del parlamento regionale appare segnato da non poche ombre.

Le elezioni regionali in Puglia hanno decretato, senza grandi sorprese, il trionfo di Antonio Decaro. Un risultato auspicato dalla maggior parte dell’elettorato di centrosinistra, che spera così di portare una ventata di novità nel governo della regione. Eppure, a leggere bene i nomi di chi siederà in consiglio regionale, l’immagine che ne esce fuori non è sicuramente quella (o almeno non solo quella) di una classe politica nuova, giovane, di rottura rispetto al passato.

Partiamo dal campo dei vincitori. E cominciamo dai “cacicchi”. Sono definiti sprezzantemente così, come i colonizzatori spagnoli chiamavano i capi tribù delle Americhe precolombiane, ma sono più banalmente i ras locali, i signori delle tessere ai congressi di partito, i collettori di voti alle elezioni politiche, europee ed amministrative (una definizione che, a questo punto, potrebbe valere ormai anche per Decaro stesso).

Da Massimo D’Alema a Elly Schlein, non c’è stato leader della sinistra che non gli abbia dichiarato guerra. Allo stesso modo, non c’è stato leader della sinistra che non abbia dovuto infine piegarsi malvolentieri alla loro autorità.

È interessante, innanzitutto, capire come sono andati i fedelissimi di Michele Emiliano, predecessore ingombrante, costretto a un passo indietro proprio da Decaro. Nelle liste del Pd, in quota ex governatore, era stato inserito il deputato Ubaldo Pagano, che è riuscito a entrare in assemblea pugliese ottenendo oltre 26mila voti. Un risultato che gli ha permesso di ottenere il terzo e ultimo posto utile di una lista super competitiva che invece ha portato ad alcune eccellenti esclusioni, come quella di Lucia Parchitelli (vicina invece a Elly Schlein) nonostante gli oltre 23mila voti conseguiti.

La gran parte dei fedelissimi dell’ex governatore era concentrata soprattutto nelle liste Per e Avanti Popolari. La prima ha visto l’exploit del molfettese Saverio Tammacco, che ha trainato la compagine politica con ben 11mila voti, riuscendo a strappare un seggio. Tammacco ha un “curriculum invidiabile”: nasce con Alleanza Nazionale, poi diventa socialista, fa un salto da Raffaele Fitto e finisce, da civico, con Michele Emiliano. Oggi sostiene con le unghie e con i denti Antonio Decaro. Male, invece, la lista dell’assessore uscente Gianni Stea.

Filippo Caracciolo, altro campione di preferenze, oltre che di vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto, protagonista suo malgrado anche del recente scandalo della moglie assunta da Aeroporti di Puglia con una pergamena di laurea falsificata, aveva fatto un passo indietro e candidato al suo posto il proprio segretario (inquadrato come collaboratore del gruppo Pd): Ruggiero Passero. Passero ha ovviamente ereditato il consistente pacchetto di voti di Caracciolo, entrando in consiglio regionale con oltre diecimila preferenze.

Escluso eccellente nel campo del centrosinistra è invece Nichi Vendola. La sua era stata una candidatura sbandierata, difesa a oltranza, anche a rischio di far saltare la coalizione. E si è invece trasformata nella caporetto di Alleanza Verdi Sinistra e nel tramonto politico definitivo della “primavera pugliese”. Avs ha raccolto 54.358 preferenze, ovvero il 4,09% degli 831.315 voti espressi per i partiti, ma la legge elettorale pugliese prevede che ai fini dello sbarramento le percentuali si calcolino sui voti espressi ai candidati presidenti. E Decaro ne ha presi ben 919.665: quindi Avs, fatti i dovuti calcoli, è scivolata sotto il 4 per cento necessario per entrare in consiglio regionale.

Saltando nel campo degli “sconfitti”, c’è comunque chi può esultare. Ad esempio Paride Mazzotta, che traina la lista di Forza Italia alle regionali sebbene per la Commissione antimafia non si sarebbe dovuto neppure candidare perché “impresentabile”. Mazzotta, consigliere regionale uscente e capogruppo in consiglio di Forza Italia, si è confermato il primo degli azzurri in Salento. Sulla sua figura si è consumata una polemica da quando il suo nome era finito nella lista della Commissione antimafia comunicata dalla presidente, Chiara Colosimo, per via di un processo attualmente in corso. Secondo la Commissione, il gip presso il Tribunale di Lecce ha disposto a ottobre 2022 il rinvio a giudizio tra gli altri di Mazzotta per i reati di turbata libertà degli incanti e autoriciclaggio. Un procedimento – basato sull’ipotesi di passaggi illeciti di una società gestita dal padre Giancarlo Mazzotta, già sindaco di Carmiano, e che avrebbe avuto come proprietario occulto lo stesso Paride – attualmente pendente in fase dibattimentale a Lecce, con prossima udienza fissata al 17 giugno 2026. Una vicenda che ha poi innescato un braccio di ferro a distanza, aizzato dallo stesso Mazzotta che ha gridato all’errore di persona.

Aveva fatto infine discutere in campagna elettorale una foto della ex parlamentare Carmela Minuto abbracciata ad Antonio Lopez, l’assessore del Comune di Modugno arrestato con l’accusa di voto di scambio politico mafioso. L’ex senatrice candidata con il partito di Tajani, inoltre, era finita anche nel mirino di un esposto presentato alla Corte dei Conti e all’Autorità nazionale anticorruzione per il suo ruolo nel cda di Difesa Servizi. Nonostante ciò, Minuto, candidata di punta di Forza Italia nel collegio di Bari, siederà in consiglio regionale tra i banchi dell’opposizione.

In questo quadro già segnato da cacicchi, impresentabili e bocciati eccellenti, si inserisce ora un ulteriore elemento di incertezza: il ricalcolo dei seggi. Come accaduto cinque anni fa, le proiezioni diffuse dal Viminale non coincidono pienamente con i meccanismi della legge elettorale pugliese, che calcola le percentuali non sui voti di lista ma sul totale dei voti ai candidati presidenti. Un dettaglio tecnico che può cambiare la geografia del nuovo consiglio regionale.

Secondo le verifiche in corso, la maggioranza di Antonio Decaro resterebbe solida con 29 seggi, ma con spostamenti territoriali significativi: a Lecce entrerebbe Sergio Blasi al posto di Giovanni Vurchio nella Bat, mentre a Bari Francesca Bottalico prenderebbe il posto di Giulio Scapato, oggi indicato come eletto a Foggia. Sul fronte dell’opposizione, la novità più rilevante riguarda Fratelli d’Italia, che guadagnerebbe un seggio in più a Bari con Domenico Damascelli, penalizzando la Lega che perderebbe l’unico rappresentante foggiano, Napoleone Cera.

La nuova mappa dei seggi ridisegnerebbe gli equilibri interni senza alterare i numeri complessivi. Ma l’ultima parola spetta alla Corte d’Appello di Bari, che dovrà convalidare i risultati ufficiali tra Natale e Capodanno. Solo allora si potrà dire chi, tra cacicchi e outsider, siederà davvero in consiglio regionale. Fino ad allora, la politica pugliese resta sospesa tra trionfi annunciati e possibili sorprese.

Nelle foto, il Palazzo della Regione Puglia