Il burraco? La “partita della vita”

Tra i giochi di carte che godono di maggior fortuna, può costituire una buona palestra per allenare la mente a testare coraggio, prudenza e perseveranza

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Il burraco è una passione che ormai dilaga. Tutti vogliono giocare o con sfide a due o in quattro o in sei; ma se non c’è il numero necessario ci si adatta in tre o in cinque. In realtà, è una “palestra” per la mente, fa trascorrere un paio d’ore in giocosità e regala momenti di evasione. Tutto qui? Credo proprio di no. Il burraco come ogni gioco, come ogni attività strutturata è una piccola parte della vita e in quella piccola parte si riflette il tutto.

Nulla di ciò che facciamo è insignificante e finisce lì. In ogni attività noi riproponiamo sempre la nostra visione della vita, i nostri ideali, le nostre caratteristiche psichiche, emotive e perché no, anche spirituali. La conseguenza immediata di questa affermazione è che se riuscissimo a modificare anche un solo piccolo tassello della nostra quotidianità, avremmo buone chance di cambiare la nostra vita. Ma… sono necessari sempre consapevolezza, impegno e un po’ di ironia su noi stessi. Eh si, cari miei se riflettete con me sulle possibilità che offre il burraco di conoscervi e di conoscere fino in fondo quali sono le strutture fondamentale della vita, ne rimarrete meravigliati.

La distribuzione delle carte

Cominciamo dall’inizio: le carte vengono distribuite. L’operazione mi ricorda molto la distribuzione dei geni nel nostro DNA o la distribuzione di occasioni che ciascuno di noi ha ricevuto dalla vita. In questa distribuzione delle carte noi abbiamo letteralmente nelle nostre mani un pezzettino, circa due ore, della nostra vita. Come vogliamo viverle? Divertendoci o arrabbiandoci, con il piacere di stare insieme o con il desiderio di essere i vincitori? Vogliamo che le emozioni che vivremo rimarranno circoscritte a quelle due ore o vogliamo portarcele dietro sia nel bene sia nel male? Le carte ricevute sono gli strumenti che ci vengono offerti per sviluppare i nostri talenti, mettere in pratica le nostre conoscenze e competenze. Ha inizio la nostra sfida! Non sfidiamo un avversario ma sfidiamo l’opportunità che ci viene concessa di volgere al meglio le occasioni che ci vengono proposte.

La fortuna

Nel burraco la fortuna la fa da padrona: la fortuna distribuisce pinelle e jolly, ti fa pescare la carta giusta, fa scartare al compagno che ti precede proprio la carta che ti serve o fa mettere a terra al tuo partner tris e scale che tu puoi completare perché hai esattamente le carte che mancano. Così, come se ti si appiccica addosso la fortuna, la vittoria è a portata di mano; se è la sfortuna che ti stringe a sé per te è finita: puoi fare le acrobazie mentali, le congetture che vuoi ma più di un piccolo tris di tre non riesci a mettere a terra, peschi sempre la carta che non ti serve, e gli altri prendono le carte che tu tanto agogni. Che rabbia! Quante volte nella vita ci siamo trovati nelle stesse condizioni? Tutto va storto o bene aldilà delle nostre capacità.

Quando va bene ci sentiamo campioni, ci diamo la pacca sulla spalla, tutto fila liscio come l’olio, la gioia ci invade e guardiamo con una sottile e infida compassione chi non è baciato dalla fortuna ma è accompagnato dal suo opposto: la sfortuna. Ma siamo sicuri che sia proprio questione di fortuna o sfortuna? Quali sentimenti nascerebbero in noi se pensassimo che la vita come il burraco è il succedersi di periodi con polarità opposte: a una partita dominata dalla fortuna si alternerà prima o poi una partita dominata dalla sfortuna. Se riuscissimo a vederle in quest’ottica la partita e la vita, di colpo il nostro cuore sarebbe dominato da quel celestiale distacco che ci donerebbe la serenità giusta per affrontare ricchezze e calamità in modo adeguato. Non dovremmo trovare giustificazioni ai perché di un’azione o di una scelta di gioco; né imprecheremmo con il nostro compagno di gioco perché non ha fatto la giocata giusta né perché non abbiamo quel jolly che aggiusterebbe la partita a nostro favore.

Quindi prima capacità da sviluppare con il burraco è non credere nella dea bendata ma capire che stiamo marciando nel tempo che non è una linea dritta, che punta sicura verso la vittoria, ma una linea spezzettata che va in giù e in su dove i termini in giù e in su non devono far pensare a un giudizio per cui su è migliore di giù ma indicano solo fasi diverse del tempo che stiamo vivendo. Quante volte, infatti, quell’errore o sfortuna è poi la mossa giusta che ci rimette in carreggiata? Bisogna allenarsi a giocare e quindi a vivere quelle due ore con un sano distacco, senza alcun giudizio sugli altri giocatori, evitando inutili litigi e provocazioni.

Sì, direte voi, sono le solite parole di chi vuol consolare chi sta perdendo nel gioco come nella vita. Se nella mia esistenza qualsiasi cosa “ tocco”, al contrario di quello che trasformava in oro io faccio diventare aria fritta, l’unico mio alibi per salvare la faccia è dare la colpa agli altri, imprecare, arrabbiarmi fare la vittima. Tutte queste strategie sono strategie che favoriscono la stagnazione della negatività: mi danno solo la sensazione che mi stia ribellando al destino nefasto ma, in realtà, non hanno alcun potere di cambiare qualcosa, anzi mi imprigionano a vita nella gabbia dei pregiudizi. Scusate ma avete sentito mai parlare di cambiare gli schemi dell’azione o cambiare obiettivi, o rilassarsi un attimo per ascoltare i suggerimenti dell’inconscio? Eh si, miei cari, nella vita come nel burraco c’è sempre una vocina lì nella parte più profonda di noi che suggerisce cosa fare. Il problema è che non abbiamo l’umiltà e la pazienza di starla ad ascoltare. Abbiamo la nostra bella idea che l’infida mente ci pone su un piatto d’argento e non abbiamo voglia di ascoltare quella vocina che dice: prendi quella carta, cogli quest’occasione, non scartare quella carta. Risultato: la sfortuna ci fa a brandelli, ci arrendiamo e il gioco è fatto o meglio il burraco non si fa.

Con parole più chiare: quando tutto va male bisogna cambiare modo di vivere: se le carte non vengono è inutile continuare a pescare, bisogna rastrellare tutte le carte che sono a terra per avere più possibilità di fare qualche tris. Occorre cambiare obiettivo: non più il burraco ma fare punti in attesa di tempi migliori con la certezza che arriveranno. Se ci facciamo prendere dalla sfiducia tutto va a rotoli, non siamo più lucidi e le occasioni ci sfuggono. E’ anche vero che se “sentiamo” che la carta buona arriverà dobbiamo persistere nel gioco anche a costo di perdere. Chi non conosce persone che avevano un grande sogno che non hanno mai abbandonato e poi alla fine sono riusciti a realizzarlo?

Ma ci sono sempre in questa statistica persone che hanno intuito che quel sogno non poggiava su talenti veri e hanno avuto il coraggio di cambiare ed è stato un successo.
In quest’ottica non va bene nel burraco come nella vita né il gioco difensivo né l’accanimento. Fare delle scelte solo per difenderci dagli altri non va mai bene. Certo essere cauti, valutare i pro e i contro è saggio, ma impostare la propria vita per difendersi dagli altri non è una strategia che ci porterà lontano. Come anche l’accanimento: essere come dei tori che affrontano a capo chino le difficoltà non dà ragione alla nostra umanità. Noi siamo creature ricche di risorse, talenti e creatività.

I giocatori
I giocatori sono le persone che condividono con noi un pezzo del nostro tempo. Non siamo nella dimensione di Kronos, il dio che ci tiranneggia per fare e fare cose sempre più in fretta fino a farci perdere l’anima, ma nella dimensione di Kairos il dio che ci fa scoprire la bellezza del tempo, dell’ozio, dello svago, del tempo che dolcemente scivola nel passato facendoci danzare fiduciosi verso il futuro. Pertanto tutto ciò che dà spazio a Kronos a discapito di Kairos è da evitare. E’ da evitare considerare gli altri giocatori avversari, che la logica della partita sia vinco io e perdi tu, che ci sia una sfida e non un incontro. Sono queste le strategie, i valori che dovremmo avere anche nella vita. Vivere il tempo con gioia accettando tutto ciò che esso ci pone innanzi.

Non ci sono perdenti e vincitori, c’è solo il piacere di stare insieme, di mettere alla prova ciò che abbiamo imparato di questo gioco ed eventualmente migliorare le strategie, sorridendo degli errori, convinti che non sono irreparabili perché al massimo porteranno a perdere… una semplice partita. Anche nella vita se si procede con più leggerezza senza arrabbiarci, se le cose non vanno come devono andare, cercando sempre nuove soluzioni e considerando anche la sconfitta, come un insegnamento per il futuro, gli eventi ci feriranno meno e saranno più facilmente superabili.

Le regole
Le regole nel burraco come nella vita sono fondamentali. Bisogna conoscerle rispettare e farle rispettare in caso contrario c’è solo il caos. Non ha importanza il nostro giudizio su di esse: se ci sono vanno bene così tranne se non ci impegniamo tutti insieme a cambiarle. Né tanto meno le regole valgono per gli altri e non per noi, sono una pietra miliare che ci indicano se stiamo andando nella direzione giusta. Le regole ci assicurano che la partita sarà una partita serena senza litigi e nervosismi vari.

I tipi umani
Ciascun giocatore rappresenta un tipo umano di quella grande famiglia che è l’umanità. Si, ciascuno di noi ha delle caratteristiche più simili ad altri soggetti e differenti da altri, anche se ognuno poi è meravigliosamente unico nel suo modo di essere. Nel burraco le varie personalità che si ritrovano nella vita di tutti i giorni con pregi e difetti riconoscibilissimi gestiscono la partita secondo strategie comuni. Il primo tipo è chi non è mai contento delle carte che riceve, così come non è mai soddisfatto della sua vita: si lamenta, recrimina o si pente delle mosse che ha fatto, guarda sempre la “fortuna dell’avversario”, pensa di essere vittima di profonde ingiustizie da parte di chi? Da parte delle carte naturalmente.

C’è poi chi pensa di aver individuato delle sequenze che in altre circostanze lo hanno fatto vincere e le propone all’infinito. Compie riti scaramantici, perfino prega per avere la carta giusta, e fa gesti o dice parole o frasi che potrebbero portare il malocchio all’avversario.
C’ è il giocatore che è disposto a tutto pur di vincere, anche a barare per dare un colpetto alla fortuna. Non svela il suo gioco fino all’ultimo, dicendo frasi che possano ingannare l’avversario. Confonde le idee agli altri e ha un’unica priorità: non far vincere gli altri.
Il giocatore che ama il rischio è il giocatore incallito che gioca non tanto per vincere ma per sfidare la sorte. Utilizza strategie strane con un dieci per cento di possibilità di successo ma che se riescono portano a una vittoria sicura.


Il giocatore più difficile da trovare è chi ha un gioco tranquillo, una buona tecnica di gioco e vuole andare sul sicuro, non si fa abbindolare da facili successi, compie piccoli passi per volta senza contare molto sulla fortuna. Il giocatore più comune è il giocatore che pensa di saper giocare meglio degli altri, è sicuro della sua vittoria e sottovaluta l’avversario per rimanere poi meravigliato della vittoria dell’avversario che attribuisce a vera fortuna. Non fa che sottolineare gli errori degli altri. Povero compagno di gioco! Se la partita si conclude con una sconfitta, la colpa è tutta sua. Una categoria a parte è quella del giocatore “fortunato” che qualsiasi gioco faccia, qualsiasi errore possa fare, state tranquilli che volgerà a suo vantaggio. Naturalmente con questa fortuna è spensierato e allegro e si sa “cuor felice il cielo l’aiuta”. Ai suoi compagni di gioco non rimane altro da fare che un sorriso e aspettare tempi migliori.

Conclusione

Il gioco del burraco è proprio un bel gioco per trascorrere due ore spensierate ma dopo tutto quello che ci siamo detti è chiaro che per essere rigenerati dallo stress non deve creare altro stress. All’inizio abbiamo detto che nel burraco come in ogni azione noi riproponiamo la nostra vita per intero. Il corpo, infatti, è condizionato dalle emozioni che viviamo; esse ci plasmano e se non stiamo attenti rabbia, invidia e nervosismo ci invadono facilmente. Anche lo spirito, il nostro vero sé, ne viene condizionato perché noi lo spirito ce lo portiamo sempre dentro qualsiasi cosa facciamo, quando mangiamo, dormiamo, lavoriamo e anche quando giochiamo a carte. Certo il momento ottimale per lo spirito è quando preghiamo e ci rivolgiamo al nostro Creatore… Possiamo però anche nobilitare le due ore del gioco quando queste diventano un’occasione per apprezzare noi stessi e gli altri giocatori, facendoci vivere con leggerezza la nostra vita.