La coscienza “scomoda” del mondo

I fotoreporter del World Press Photo, in corso al Teatro Margherita di Bari, mostrano i drammi in ogni angolo del pianeta che la gente preferisce non vedere

87
0
CONDIVIDI

Ancora qualche giorno e la tappa barese del World Press Photo 2021, la più importante rassegna al mondo di fotogiornalismo, sarà conclusa, dopo aver regalato al pubblico barese e a tutti gli appassionati di fotoreportage le immagini più iconiche di un anno di cronaca da ogni angolo del mondo, contribuendo a rafforzare tra i visitatori la consapevolezza delle principali emergenze del pianeta – dall’inquinamento al clima, dalle migrazioni alle guerre, dalle libertà individuali sino e soprattutto alla tragica pandemia ancora in corso – e della necessità indifferibile di invertire la rotta e realizzare modelli alternativi di convivenza e sviluppo.

Primo premio categoria ambiente, singole. Un’otaria della California nuota in un sito d’immersioni a Monterey. (Ralph Pace)

La rassegna internazionale di fotogiornalismo è un’attività della World Press Photo Foundation, nata nel 1955 e con base ad Amsterdam, che si distingue per essere una delle maggiori organizzazioni indipendenti e no-profit impegnata nella tutela della libertà di informazione, inchiesta ed espressione, promuovendo in tutto il mondo il fotogiornalismo di qualità.

Secondo premio categoria ambiente, storie. Uno stupa di ghiaccio a Gya, in Ladakh, nord dell’India. (Ciril Jazbec per il National Geographic.)

La fondazione, che offre un ampio portfolio di attività comunicative, educative e di ricerca, deve la sua maggiore notorietà al World Press Photo, che registra la partecipazione annuale di oltre 6.000 fotoreporter, provenienti dalle maggiori testate del mondo, come Reuters, AP, The New York Times, Le Monde, El Paìs per nominarne solo alcuni. L’edizione 2021 della rassegna è stata inaugurata ad Amsterdam a giugno, prima di iniziare il suo tour mondiale in 100 città e 45 paesi. Dal 14 ottobre ha fatto tappa a Bari dove rimarrà aperta sino a domenica prossima, 14 novembre.

Storia dell’anno e primo premio categoria progetti a lungo termine. Amma Elian con i suoi due gemelli nati con la fecondazione in vitro, a Tulkarm, in Palestina, il 25 gennaio 2015. Il marito sta scontando l’ergastolo dal 2003. Dal 2000, i detenuti palestinesi con lunghe pene hanno trovato il modo di fare arrivare il proprio sperma alle mogli per cercare di avere dei figli. (Antonio Faccilongo, Getty reportage)

Moltissimi sono stati i visitatori in questi giorni di programmazione che, muniti di green pass, hanno trascorso anche un’ora nel teatro Margherita per ammirare le foto esposte e vedere i corti vincitori. Un’esperienza che ha sempre un gran riscontro negli occhi dei visitatori; occhi diversi rispetto all’ultima edizione del 2019 (leggi qui) l’ultima che si sia svolta in condizioni normali, senza le limitazioni imposte dalla pandemia.

Primo premio categoria sport, singole. Georg durante un allenamento di bouldering, l’arrampicata su massi a Kochel am See, Baviera, Germania. (Adam Pretty, Getty Images)

Varcato l’ingresso dell’ex teatro, oggi centro culturale, si è catapultati sin da subito in un altro mondo e progressivamente si entra nell’anno appena trascorso, nella sua oscurità, osservando con occhi sempre più consapevoli quanto accade nel mondo, quello che avviene a tanta distanza da noi o, talvolta, a soli pochi passi. In fondo, la Polonia non dista poi tanto. Con un aereo si può essere lì in poco più di un’ora e assistere allo “spettacolo” dei campi di addestramento per ragazzi, a cui si insegna a maneggiare le armi, come dirigere un’operazione in guerra.

Primo premio categoria spot news, storie. Dopo l’esplosione al porto di Beirut, in Libano. (Lorenzo Tugnoli, Contrasto per il The Washington Post)

C’è un ragazzo con del sangue sul volto, l’orecchio ricoperto dalla tinta sanguigna. Finge di essere stato ferito ma è solo un addestramento. Imbraccia la sua arma, mentre il corpo è poggiato alla porta. Finge proprio bene di essere ferito o, peggio, morto. A chi guarda pare incomprensibile far imbracciare un’arma a un ragazzino, simulare un’uccisione. Non sono questi i giochi che dovrebbe fare un bambino, che può avere al massimo nove anni, con quel capello biondo, ricoperto di pittura.

Secondo premio categoria general news, singole. Il corpo di una persona avvolto da un sacco di plastica in un ospedale indonesiano. Si sospetta che l’uomo sia morto per il covid-19. (Joshua Irwandi)

E da qui immagini di feroce violenza, dove la guerra non è una simulazione, non è una finzione, provenienti da parti del mondo del tutto dimenticate. Fiamme, distruzione, come nella foto di Lorenzo Tugnoli per il Washington Post. C’è un uomo in primo piano che osserva un punto imprecisato ai suoi piedi. È ferito, con una garza tenuta su da un cerotto. È sporco, pieno di cicatrici, come tutto quello che si staglia alle sue spalle, del tutto distrutto e circondato dal fumo.

Primo premio categoria ritratti, singole. Ignat, un ragazzo transgender, con la sua fidanzata Maria a San Pietroburgo, Russia. (Oleg Ponomarev)

La sua pelle bianca è in contrasto col fumo alle sue spalle. Inerme giace la sua mezza figura, mentre tutto dietro di lui annaspa. La foto racconta l’esplosione, causata da più di 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio ad alta densità, che ha scosso Beirut il 4 agosto 2020, uccidendo almeno 190 persone, ferendone altre 6.000 e lasciandone sfollate almeno 300.000. Si intravede la morte, l’assenza di libertà, di certezza e futuro, di chi è nato nella parte sbagliata del mondo e cerca di riprendersi, di sopravvivere con tutte le forze.

Primo premio categoria natura, storie. Una coppia di piccioni è stata accolta dalla famiglia del fotografo durante la quarantena per la pandemia di covid-19. Vlaardingen, Paesi Bassi. (Jasper Doest)

E lì vicino, quasi con crudele ironia, si notano le foto di cittadini americani circondati da armi. Sono sul letto di una signora, che tiene un cuscino con su scritto “serenity”: così, tra tra pistole e fucili con i rispettivi caricatori. La stanza è piena di fiori, del tutto illuminata dal sole. Il bianco delle pareti contrasta con i colori scuri e tetri delle armi. Gabriele Galimberti è l’autore di questi scatti, pieni di armi, di famiglie che sorridono liete, rassicurate dal possesso di un’intero arsenale.

Primo premio categoria spot news, singole. Una donna e un uomo litigano per la rimozione dell’Emancipation memorial, il monumento che raffigura il presidente Abraham Lincoln e uno schiavo inginocchiato, a Washington. (Evelyn Hockstein, The Washington Post)

La foto che si aggiudica il primo premio nella sezione Stories – Portraits, è uno scatto di Galimberti che ritrae un tycoon che “gioca” con i lanciarazzi davanti alla piscina in cui fanno il bagno i ragazzi. Lo scatto è stato realizzato nell’ambito di un reportage per il National Geographic. Qui si racconta una storia agghiacciante, attraverso la potenza delle immagini. Secondo lo Small Arms Survey, la metà di tutte le armi da fuoco possedute da privati cittadini nel mondo, per scopi non militari, si trova negli Stati Uniti. E non solo: il numero di armi da fuoco è superiore alla popolazione del Paese, perché parliamo di 393 milioni di armi contro i 328 milioni di cittadini.

Primo premio categoria ritratti, storie. Torrell Jasper, alias Black Rambo, 35 anni, a Schiever, Louisiana. (Gabriele Galimberti, National Geographic)

L’anteprima nazionale di queste 159 foto in mostra attualmente a Bari, provenienti da 50 paesi del mondo, è stata fatta a Torino, nel suo bellissimo Palazzo Madama, in uno spazio poco più grande del teatro barese. In quei giorni di giugno, in cui iniziava una timida ripresa della vita, molti guardavano divertiti le foto degli sport, degli animali, prima di giungere alla parte più oscura della mostra. Si entra placidamente e progressivamente nell’orrore e nel dolore, come avviene anche a Bari, con le timide risate a cui presto si aggiunge il silenzio, il turbamento di scene raccapriccianti, infelicissime, oscure.

Secondo premio categoria contemporary issue, singole. Marion, 24 anni, con il figlio Ethan e Peyo, un cavallo usato nella pet therapy nel centro ospedaliero di Calais, in Francia. (Jérémy Lempin)

Eppure, in questo lungo percorso che l’anima del visitatore fa nel buio, non mancano momenti di luce, come una madre e un figlio che pescano. La donna è del tutto coperta, si intravedono solo le sue mani forti, rugose e suo figlio, piccolo, con i capelli ricci, mentre l’aiuta a sollevare una rete piena di pesci. Una scena di grande umanità, come quella vincitrice del concorso di fotogiornalismo del World Press Photo.

Primo premio categoria contemporary issue, storie. Le riprese di un film in Jakutia , Siberia orientale. La regione è famosa per le rigide temperature e per il suo cinema chiamato Sakhawood. (Alexey Vasilyev)

Una foto stupenda di Mads Nissen, che ritrae l’abbraccio tra Rosa Luzia Lunardi e Adriana Silva da Costa Souza, un’infermiera. Sono nella casa di cura in cui l’anziana vive a San paolo. Si chiama la Tenda dell’abbraccio, un’invenzione che ha permesso a tanti anziani di stringere i propri cari. Un simbolo di speranza e di ripresa. Un momento di luce, che dà speranza nel futuro.

In alto, la foto dell’anno e primo premio categoria general news, singole. Un’infermiera abbraccia una paziente malata di covid-19 in una casa di riposo a São Paulo, Brasile. (Mads Nissen, Politiken/Panos Pictures). Le foto sono tratte dal sito del World Press Photo