Ora il Castello di Trani riflette il genio dello Stupor Mundi

Un intervento lungo cinque anni restituisce alla fortezza sveva, gemma del sistema difensivo voluto da Federico II in Puglia, una nuova esperienza di visita, grazie ad un percorso rinnovato che intreccia innovazione digitale e memoria storica

La Puglia è una terra che non smette di raccontare. Attraverso il mare, certo, ma soprattutto attraverso le sue pietre, le sue architetture, i suoi castelli che da secoli custodiscono la memoria di un imperatore visionario. Ed è proprio un castello — quello Svevo di Trani — a riportare oggi al centro dell’attenzione l’eredità di Federico II di Svevia, grazie a un importante restyling che ne ha trasformato la fruizione e rilanciato il valore culturale. L’intervento, presentato recentemente, non è soltanto un progetto di recupero architettonico: è l’occasione per rileggere l’intero sistema di fortificazioni federiciane disseminate in Puglia, la regione che l’imperatore amava al punto da definire «la luce dei suoi occhi».

Raccontare il nuovo volto del castello di Trani significa dunque tornare a esplorare la rete di residenze, fortezze e presidi che Federico II immaginò come un’unica trama di potere, simboli e bellezza. Un viaggio che parte dal mare di Trani e si allarga alle colline, alle pianure e ai borghi dove lo stupor mundi lasciò un’impronta indelebile, costruendo oltre duecento castelli tra strutture difensive e dimore signorili.

       

La corte federiciana era itinerante e trovava accoglienza in numerose sedi. Tra queste, l’imperatore prediligeva Lucera, dove aveva eretto uno splendido palazzo a tre piani con corte ottagonale fatto costruire tra il 1223 e il 1233. Oggi ne resta la cinta muraria che ingloba la fortezza di Carlo I d’Angió.

Più a sud, su una collina che domina la campagna a 500 metri di altitudine, sorge il celebre Castel del Monte, forse l’opera più complessa ed enigmatica dell’intera età federiciana. Costruito in pietra calcarea intorno al 1240, il castello continua a sfidare gli studiosi: secondo alcuni non sarebbe una struttura militare, poiché mancano fossato, ponte levatoio e altre dotazioni difensive dell’epoca. Per altri, invece, rappresenterebbe un padiglione di caccia, un luogo simbolico più che strategico. Resta comunque l’unica architettura federiciana interamente sviluppata attorno a una figura geometrica unica: l’ottagono, elemento che ha alimentato interpretazioni legate alla sacralità, alla sovranità e alla perfezione infinita. Un’altra teoria suggerisce che, sorgendo a metà strada tra Roma e Gerusalemme, il castello simboleggiasse un punto d’incontro tra mondo cristiano e islamico, uniti sotto l’autorità universale dell’Impero.

Il viaggio prosegue verso Monte Sant’Angelo, fortezza normanna sorta su un impianto longobardo e ampliata da Federico II fino a diventare una delle sue residenze predilette, dove soggiornò durante le visite all’amata Bianca Lancia. A Gioia del Colle, il castello — edificato dai normanni intorno al 1100 e ampliato dall’imperatore verso il 1230 — unisce funzioni difensive e residenziali, con la sua pianta rettangolare e la pietra calcarea che ne definisce l’eleganza severa.

Il massiccio Castello Svevo di Bari, ricostruito da Federico II nel 1233, domina la città con l’aspetto di un’elegante residenza. Altri punti strategici includono il Castello di Barletta, dove nel 1228 si tenne la celebre Dieta prima della crociata: già fortezza normanna, fu rafforzato dagli svevi e divenne residenza di Manfredi, figlio dell’imperatore, mentre i quattro imponenti baluardi angolari risalgono al 1630.

A Brindisi, il castello fatto costruire da Federico II nel 1227 presenta un mastio quadrato con torri angolari e un fossato che correva lungo i tre lati rivolti verso terra, poi ricoperto nel XV secolo e trasformato in cunicoli e ambienti sotterranei. Gli scavi di Castelfiorentino hanno riportato alla luce la domus federiciana dove l’imperatore si spense, su una collina che domina la pianura circostante.

Nacque invece ex novo il Castello di Gravina, concepito come residenza di caccia, con un parco per uccelli, un lago artificiale e una pianta rettangolare circondata da un muro di cinta alto tre metri. Infine, il Castello di Melfi, di origine normanna, fu ampliato in epoca federiciana con la costruzione della Torre dell’Imperatore e completato dagli angioini e dagli aragonesi: oggi appare come una possente fortificazione bastionata e turrita, celebre per aver ospitato nel 1231 la promulgazione delle Costituzioni di Melfi.

Particolare attenzione merita l’imponente Castello Svevo di Trani, adagiato a ridosso del mare e residenza prediletta di Manfredi, figlio di Federico II, che proprio qui celebrò le sue seconde nozze con Elena. Questo gioiello architettonico ha cambiato volto soprattutto nella sua fruizione contemporanea, grazie a un progetto che ha saputo coniugare valorizzazione storica e innovazione tecnologica. Il nuovo allestimento del castello, frutto di un lavoro di riqualificazione durato cinque anni, è stato ideato e coordinato dall’architetto Anita Guarnieri e sostenuto da un investimento di un milione e mezzo di euro, ha permesso di restituire il monumento alla città in una forma completamente accessibile, ridefinendo il rapporto tra visitatore e patrimonio.

L’obiettivo principale è stato quello di trasformare il pubblico da semplice osservatore a protagonista attivo, grazie a un percorso costruito attraverso la catalogazione e la digitalizzazione dei reperti. Il fulcro della riqualificazione è rappresentato dalle tre installazioni permanenti progettate dallo studio milanese Dotdotdot, che fondono memoria storica e strumenti digitali di ultima generazione. Nel Bastione Nord‑Est, un tavolo multimediale offre un’esperienza tattile, visiva e uditiva, permettendo di esplorare l’evoluzione architettonica della fortezza. La Sala Manfredi propone un’immersione nel “bestiario medievale”, con proiezioni di animali fantastici che i visitatori possono persino reinventare. Nelle Scuderie, invece, un’installazione dedicata al “mare generativo” accompagna il pubblico tra palle di cannone, pozzi e reperti storici, mentre onde luminose scorrono sulle pareti.

Grazie ai fondi ministeriali sono stati realizzati ulteriori restauri, tra cui la rimessa in funzione della Torretta dell’Orologio dopo anni di chiusura. Particolare attenzione è stata dedicata al legame tra castello e mare, elemento identitario che rende unico questo complesso. Nella Sala di Federico II, la più importante del castello, una rampa longitudinale valorizza lo spazio architettonico, mentre una suggestiva passerella collega il cortile centrale al ballatoio nord, regalando una vista straordinaria sulla distesa blu e sulla cattedrale.

Lo studio dei reperti e della pietra di Trani ha guidato un progetto che mira a valorizzare l’identità del territorio, trasformando i monumenti in luoghi aperti, dove la comunità possa sentirsi parte integrante della vita sociale e culturale.

Per concludere questo viaggio tra i castelli federiciani, si restituisce il profilo autentico di Federico II: un sovrano illuminato, promotore di scienza e lettere, capace di immaginare un sistema di fortificazioni che non riguardò solo la Puglia, ma tutto il Mezzogiorno, dalla Sicilia alla Campania. Morì prematuramente il 13 dicembre 1250 nel Castello di Fiorentino di Puglia, dopo aver sempre evitato Firenze, sfuggendo alla profezia che annunciava la sua morte in una città dal nome di un fiore.

Photo Edoardo Delille