Quel legame pericoloso tra Bari e Bitonto

Traffico di stupefacenti, rapine e furti d'auto sono il collante che lega i clan sempre più giovani delle città, come spiega il rapporto della DIA

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È uno scenario sempre più inquietante quello che ci consegna l’ultimo rapporto della Direzione Investigativa Antimafia riguardo il secondo semestre del 2019

L’attività criminale nella città di Bari rimane, in sostanza, quasi invariata rispetto ai primi sei mesi dell’anno in analisi, con numerosi clan che si contendono la piazza. Alcuni parzialmente ridimensionati, grazie all’attività di contrasto della magistratura e delle forze dell’ordine.

I fenomeni delinquenziali nel capoluogo – come spiega la DIA – sono, tuttavia, in continua evoluzione e, pertanto, meritano un’attenzione costante. Le frequenti spaccature all’interno delle bande rivali determinano una strutturazione orizzontale della malavita, di tipo camorristico, con nuovi clan pronti a rimpiazzare quelli decimati dallo stato o dalle faide criminali. 

Oltre alle lotte interne alle singole consorterie, si registra l’attività di gruppi agguerriti, non legati tra loro gerarchicamente, e di “blasonati” rampolli delle varie “famiglie”, che aspirano a guadagnare posizioni di vertice e linee di comando nei clan.

L’analisi della DIA ha evidenziato una cristallizzazione dei rapporti fra le principali cosche, che sembrano aver orientato i propri obiettivi verso traffaci più sofisticati: scommesse on-line e gioco d’azzardo, da sempre strumenti per il riciclaggio del denaro e la gestione delle estorsioni.

Nel territorio di Bitonto, si legge nel report, si assiste a un ridimensionamento del clan Conte, mentre sono in ascesa i Cipriano che, dopo la scarcerazione di un esponente di spicco, pare abbiano ripreso vigore soprattutto nel settore delle estorsioni, con un probabile legame al clan Parisi, radicato nel quartiere Japigia di Bari. 

Oltre ai Conte e ai Cipriano restano, tuttavia, attivi i gruppi Cassano  Di Cataldo, vicini ai Diomede di Bari, e Modugno, affiliati agli Strisciuglio. 

Non è solo il traffico degli stupefacenti ad interessare i clan bitontini ma anche il mercato delle estorsioni. Nel luglio 2019, infatti, la polizia di stato ha tratto in arresto due giovanissimi rampolli della locale criminalità organizzata, responsabili di rapine ai danni di una parafarmacia e un supermarket nell’ottobre e nel novembre 2018. 

Un altro fenomeno che caratterizza la malavita barese, e che spesso si verifica anche a Bitonto, è, infatti, la presenza di tanti giovanissimi nei clan. Il reclutamento di minorenni serve a incrementare gli organici: in particolare, è confermato l’arruolamento di quei soggetti il cui legame con la criminalità organizzata nasce direttamente nei contesti familiari.

A tal proposito risultano emblematiche, a Bitonto, le valutazioni contenute in due misure cautelari eseguite dalla polizia, tra giugno e luglio 2019, quando uno dei due minori, legato al clan Cipriano, ritenuto corresponsabile delle rapine alla parafarmacia e al supermarket, è stato sottoposto, dal gip del tribunale dei minori, alla misura della custodia cautelare in carcere anziché ai domiciliari. “Quanto alla misura domiciliare, è appena il caso di osservare che il (omissis) proviene da un contesto familiare notoriamente dedito ad attività criminali e gravato da numerosi precedenti penali, a cominciare dal padre del minore, attualmente detenuto in regime di custodia cautelare – si legge nella sentenza – in un siffatto contesto, in cui è proprio la famiglia ad alimentare, quanto meno attraverso l’esempio, i propositi criminosi del ragazzo (tanto che quest’ultimo è partito per la prima rapina proprio dall’abitazione familiare), sarebbe irragionevole ipotizzare che la stessa sia in grado di contribuire all’osservanza del regime domiciliare da parte del congiunto”.

Il 18 settembre 2019, invece, nel borgo antico di Bitonto, da sempre fortino dei Cipriano, gli agenti di polizia sono intervenuti dopo la segnalazione di colpi d’arma da fuoco presso l’abitazione di un pluripregiudicato, referente del clan Conte, per la cosiddetta “piazza del ponte”, tutt’oggi tra i principali motivi della faida tra le due famiglie. 

Nel corso della nottata – si legge nel report della DIA – “l’uomo colpito da un ordine di esecuzione pena, dovendo scontare oltre sei anni di reclusione, era sfuggito ad un tentativo di cattura da parte dei carabinieri”. 

Un altro florido settore, in cui le bande criminali locali continuano a operare attivamente è quello del furto d’automobili. Sono sempre più evidenti, infatti, gli indizi che portano ad una correlazione tra la malavita bitontina e quella cerignolana, che esercita forti influenze anche nella provincia di Barletta, Andria e Trani. Tra le diverse attività info-investigative che hanno dato riprova dei forti legami tra le cosche dei due territori, si ritiene particolarmente significativa l’operazione condotta il 27 luglio 2019 proprio a Bitonto, quando la polizia ha fermato quattro pregiudicati del posto, responsabili di aver costituito una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla commissione di numerosi furti d’auto. 

“Le auto rapinate venivano, poi, abbandonate nelle campagne di Cerignola, dove altri gruppi criminali provvedevano al ‘ritiro’ e alla cannibalizzazione dei mezzi. Le auto, infatti, erano destinate al ‘taglio’ della carrozzeria e di parte del motore, così da poter rifornire il mercato clandestino dei pezzi di ricambio. Nel solo febbraio 2019, in poco meno di un mese, sono stati accertati ben 16 furti d’auto”, scrive la DIA

Nell’immagine in alto, un’auto rubata e sottoposta a un’accurata “pulizia” di tutti i suoi componenti