“L’eros eroso” delle opere di Mimmo Avellis

Una grande mostra retrospettiva, al museo civico di Bari, ha reso omaggio all'artista bitontino, tra i protagonisti della sperimentazione novecentesca

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All’interno della sperimentazione artistica novecentesca pugliese merita un approfondimento particolare l’opera di Mimmo Avellis, bitontino, legato alla sua città d’origine, spesso apertamente citata nelle sue opere. Un approfondimento che va fatto indubbiamente da chi, con competenza specifica, segue i percorsi dell’arte e delle varie scuole, ma che non può non coinvolgere gli operatori di un giornalismo culturale consapevole.

Tra linguaggio del sorriso e del calembour, immaginazione fervida e provocazione pure mai doma, curioso il segno del nostro. Ne parliamo perché, dal 5 febbraio all’8 marzo, si è svolta a Bari una mostra antologica dedicata ad Avellis, pochissimo prima delle chiusure di eventi e manifestazioni, in ottemperanza alle direttive per la prevenzione del contagio. Una mostra davvero utile alla comprensione dello stile, della cifra, della semantica di questo originale artista. L’accenno alla semantica perché è alle parole, ai segni, alle interpretazioni che il percorso di Avellis ha spesso fatto riferimento.

“Autoritratto” 1975 (a sin.) e “Amanti egoisti” 2016

L’antologica, allestita al museo civico del capoluogo, ha proposto un significativo focus sull’eros come valore e “luogo” della provocazione dell’artista pugliese. “Eros eroso 1970/2020” il titolo della rassegna. Classe 1941, laureato in Giurisprudenza, Avellis nel 1970 si iscrisse a un corso di grafica a Urbino. Da qui l’amore per i collages, nella più pura tradizione avanguardistica, una passione e una tematica ricorrente ma che poi, nella sua maturità (artistica ed anagrafica), si è tramutata in ricorso agli assemblages metallici. Parola, immaginazione, performances, pastiche, poemi veri e propri, la fissa del Surrealismo e del Dada. Di materia ce n’è tanta su Avellis, davvero.

Gazzette e giornali sapientemente ricreati allo scopo, l’invenzione di un paradigma satirico ricorrente e mai stanco, l’animo costantemente votato alla irridente lettura della contemporaneità politica, sociale, culturale. Arte dunque potente e visiva, secondo un filone importante dell’arte italiana del secondo novecento e che ha visto esercitarsi con successo nel tempo anche un altro bitontino: Michele Perfetti, una vita a Taranto, tra Italsider e poesia, uomo d’arte e cultura scomparso pochi anni fa. Nel 2013 Avellis contribuisce alla nascita del Gruppo Rec (Ricerca estetica contemporanea), ecco allora un rilancio con mostre, video, performances collettive.

“Attrazione” 1974 (a sin.) e “Creatività”

Di nuovo nel segno della sperimentazione, quindi: lavoro di gruppo, stili in ricerca, la questione estetica, l’ascolto delle suggestioni più evocative dei tempi che corrono e passano, magari raccolti su una tela, attraverso un atto poetico, artistico, appunto culturale. Un lavoro di cinquant’anni, quello di Avellis, sinteticamente riproposto al museo barese. Nel 2017 anche un documentario, a firma di suo figlio Alex, “Periferico”. Ma poi anche il libro, edito da Adda, “Surrealman”, 2018. Infine, questa mostra. Obiettivo delle tre iniziative proprio la ricognizione attorno all’esperienza artistica di Avellis.

La piccola brochure che ha presentato la mostra parla per lui e della sua arte di “piacere estemporaneo” o di “arte per l’arte”. Tutto questo è vero ma non si può sottovalutare, in lui, il tema della provocazione sociale, spesso dirompente persino nel tono apparentemente leggero quando non beatamente canzonatorio. La mostra è stata a cura di Edoardo Trisciuzzi, secondo cui, “a guardar bene, si può dire che l’eros per Avellis sia qualcosa più di un tema”. Eros come pretesto per l’arte e per quell’amore stesso inverato attraverso segni, tracciati e messe in discussione in completa e continua trasformazione.

“For you” 2018 (a sin.) e “Signor cuore di pietra”

Nell’immagine in alto: “Eros Eroso (labbra dei nomi)” 1988. Le foto sono di Nicola Amato