Dalla Croce Rossa un sostegno agli anziani

Con la consegna a domicilio dei farmaci, si rivela decisivo, a Bitonto, l'impegno dei volontari dell'associazione per i cittadini non autosufficienti

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Procede senza sosta l’attività dei volontari della Croce Rossa, impegnati in tutta la penisola a fornire supporto ai medici e al personale sanitario.

Sono circa 50mila gli operatori coinvolti nell’emergenza. Tra questi, 6.000 sono “temporanei”: hanno accolto la richiesta d’aiuto lanciata dalle associazioni di volontariato per fronteggiare la pandemia. 

Il loro operato, tuttavia, varia da regione a regione: in Lombardia, per esempio, dove si registra il maggior numero di contagi, è stata allestita fin da subito un’unità di crisi, col ruolo di organizzare e coordinare tutte le operazioni in corso di svolgimento. Nella sede di via Pucci, a Milano, sono attivi, inoltre, numeri di telefono dedicati, attraverso cui si assistono i volontari che necessitano di un supporto psicologico.

A Bergamo, tra i centri più colpiti dal virus, la Croce Rossa si è attivata dal 23 febbraio per far fronte all’emergenza. Inizialmente, si limitava a sostenere gli anziani, ai quali venivano consegnate medicine e, in alcuni casi, anche la spesa per evitare che uscissero di casa. Ma, quando la situazione è diventata più grave, ai volontari è stato affidato anche il compito di prelevare dalle abitazioni i malati per trasportarli negli ospedali.

Nell’area barese, al momento, i volontari della Croce Rossa stanno provvedendo principalmente alla consegna dei medicinali a tutti coloro che non hanno la possibilità di uscire dalle proprie dimore per recarsi in farmacia. Attraverso un numero verde nazionale, i cittadini – per lo più anziani o disabili – presentano le proprie richieste agli operatori, che, a loro volta, recuperano i farmaci necessari ed effettuano le consegne a domicilio. 

Sono tra cinque/sei i volontari che prestano servizio giornalmente a Bitonto, dove per ora la domanda non è ancora così forte come in altre zone. Ciò che, tuttavia, rende il lavoro degli operatori più complesso e dispendioso è il lungo iter che sono costretti a seguire prima di giungere alle abitazioni. Infatti, prima di procedere all’acquisto dei farmaci e alla loro distribuzione, è necessario recarsi dai medici curanti per ritirare la ricetta. “Buona parte dei medici ha accolto l’appello diramato dalla protezione civile, che ha istituito una piattaforma online per evitare di recarsi presso gli studi dei professionisti. Ma sono ancora tanti coloro che non si sono adeguati a questa novità – spiega Franco Monopoli, consigliere della Croce Rossa, comitato di Bari, a Primo piano –. E ciò crea un grave problema, perché cerchiamo di dare un servizio alla cittadinanza ma dobbiamo pensare anche alla tutela dei nostri volontari. Quindi, se si accorciasse la filiera, il nostro lavoro sarebbe meno rischioso”.

“Incontrare prima il medico, poi il farmacista e, infine, il cittadino che ha bisogno del nostro aiuto significa esporre i volontari ad un elevato rischio di contagio”, aggiunge.

Un altro aspetto che complica l’attività delle associazioni di volontariato è la carenza dei dispositivi di protezione individuale (dpi), fondamentali per operare in sicurezza. Il sussidio che la Protezione Civile sta inviando in Puglia, infatti, non è sufficiente e la regione registra una significativa mancanza di attrezzature sanitarie: dalle mascherine omologate sino ai camici monouso e alle tute protettive, necessari sia al personale medico attivo negli ospedali sia ai volontari che forniscono supporto.

“Servono forniture tempestive, regolari e adeguate che consentano ai nostri operatori di essere adeguatamente protetti per affrontare in maniera più serena l’emergenza – ha dichiarato il direttore generale del Policlinico di Bari, Giovanni Migliore –. Mancano i dpi e manca anche il personale. Ci troviamo a dover combattere contro il Covid con armi spuntate”.

In questo momento di grave emergenza il personale medico continua a lavorare ininterrottamente per cercare di salvare quante più vite possibili, anche se questo, spesso, implica mettere a repentaglio la propria. Sono più di 8.358 gli operatori sanitari contagiati dal virus e 67, tra loro, hanno perso la vita.

“Ci troviamo a fare i conti quotidianamente con una situazione di grave disagio – spiega Franco Monopoli –. Diventiamo inevitabilmente il punto di riferimento per i pazienti, soprattutto per quegli anziani che non possono ricevere un’assistenza domiciliare. A volte ci sentiamo in difficoltà perché vorremmo offrire un aiuto maggiore. Per fortuna possiamo contare sulla collaborazione delle associazioni di volontariato con cui facciamo rete”.

“Penso sia indispensabile continuare a rispettare le restrizioni della quarantena. Soltanto con l’aiuto di tutti potremo sconfiggere questo virus e tornare alla vita normale”, conclude.