Dall’antica Roma ai giorni nostri, l’alligatore nella fogna

In una conferenza all'ateneo barese, Tommaso Braccini illustra le radici popolari delle leggende metropolitane, diffuse per esorcizzare ansie e paure degli uomini

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Come ben sappiamo, la letteratura è sempre stato uno strumento di indagine della realtà nei diversi momenti storici. Quando ci approcciamo ad essa, ci soffermiamo sugli autori che nel corso dei secoli hanno avuto maggior successo. Ci sono, tuttavia, una serie di racconti, per lo più desunti dalla tradizione orale, che forniscono una spiegazione, nelle loro vicende bizzarre e insolite, di alcune delle ansie dell’uomo.

Di questo e molto altro ha parlato il prof. Tommaso Braccini, docente di filologia classica presso l’università di Siena, nel corso di un incontro all’ateneo di Bari, sul tema “Vipere, morte innamorate e diavolesse: alla ricerca di leggende urbane in Grecia e a Roma”. Braccini ha illustrato alcune forme di analogia tra le narrazioni popolari del presente e quelle del passato, attraverso esempi rivelatisi, peraltro, davvero esilaranti, partendo dal tema  del recupero di alcuni frammenti di leggende urbane.

“Si tratta di storie spacciate come vere che contengono elementi inquietanti, ma che possiedono intenti moralistici, utilizzate per confermare pregiudizi o ansie diffuse”, ha spiegato Braccini. Gli studi su queste leggende definite “metropolitane”, iniziano subito dopo il primo conflitto mondiale, nel momento in cui si narravano racconti e profezie di guerra. Si sono poi diffuse serie di raccolte, nelle quali erano contenute queste leggende, come ad esempio Urban Legends di Jan Harold Brunvand o, in Italia, Il bambino è servito di Cesare Bermani. A questo punto sorge spontanea la domanda: come si lavora su queste leggende? Esiste un sistema di trascrizione, classificazione e numerazione, per facilitare la ricerca e il confronto, di cui è stato antesignano proprio Brunvand.

Molte delle nostre leggende metropolitane, narrate nei quotidiani, oppure tramandate dai nostri nonni, sono in rapporto di continuità o analogia con alcuni racconti antichi. Come dimenticare, ad esempio il celebre racconto degli “alligatori nelle fogne”: all’origine vi sarebbe un fatto di cronaca, tratto dal New York Times del febbraio 1935. Esisterebbe, secondo Braccini, un evidente parallelo tra questo racconto e quello tramandato da Eliano, autore di età imperiale, sulla “Piovra di Pozzuoli”: anche in questo caso si parla di un misterioso animale che infesta le fogne dell’antica città di Dicearchia. La leggenda metropolitana degli alligatori si è sviluppata per poligenesi, ovvero indipendentemente, nonostante ci sia una coincidenza, dovuta ad analoghe condizioni sociali e psicologiche.

Se avete letto l’edizione del Corriere della Sera del 15 settembre 1970, vi sarete sicuramente imbattuti nell’esilarante avvenimento della scoperta del motore ad acqua, per merito di uno spagnolo. Uno studioso danese ha riscontrato elementi di analogia con la celebre vicenda del vetro flessibile, creato al tempo di Tiberio, narrata da alcuni celebri autori dell’antichità come Plinio il Vecchio, Cassio Dione, Petronio e Luciano di Samosata.

Per non parlare, poi, della leggenda delle donne dalle zampe d’asino, popolare in Arabia Saudita negli anni ’90: “diavolesse” dall’abito lungo e dalle fattezze animali, incontrate in un locale in quelle lontane regioni. Anche in questo caso non manca un chiaro riferimento all’antichità, in particolare a Luciano di Samosata, che nella sua Storia Vera narra dell’avvistamento, su un’isola, di donne con le gambe d’asino capaci di irretire i cuori dei suoi compagni.

E non mancano nemmeno storie di fantasmi. Pensiamo al famoso episodio del “fantasma autostoppista di Nardò”, che aveva le sembianze di una ragazza e diceva di abitare nelle vicinanze del cimitero della stessa città. Arrivata a destinazione la ragazza scende dall’auto su cui era salita e scompare. Lasciando, però, sul sedile un’agendina con sopra scritto un indirizzo, presso cui il giorno dopo l’automobilista si reca, un po’ per dovere, un po’ per curiosità. Suona il campanello e gli apre una signora che riconosce subito l’agendina e scoppia a piangere. Quel quadernetto era di sua figlia, morta dieci anni prima. E’ possibile in questo caso confrontare questa vicenda con la storia di Filinnio e Mancate, narrata da Flegonte, segretario dell’imperatore Adriano, nel Libro delle maraviglie.

Ebbene, Filinnio è una bellissima fanciulla macedone, morta poco dopo il matrimonio con un certo Cratero. Dopo qualche mese, a casa dei suoi genitori giunge un ospite, Macate, che viene sistemato in una specie di foresteria. Di notte, viene visitato dalla morta, innamorata dello straniero, che non sospetta nulla di strano in quella sua conquista. I due giovani si scambiano dei doni, tra i quali, particolare molto sensuale, la “fascia pettorale” di Filinnio. Accade però che la governante si accorge della presenza della giovane nella camera di Macate, e dopo averla riconosciuta informa subito i genitori del fatto così sconcertante. La notte successiva, i genitori sorprendono la figlia morta, che si adira con loro per l’imprudente intrusione. “Voi sconterete la vostra invadenza con un nuovo lutto”, assicura Filinnio al padre e alla madre. Non era arrivata lì senza la volontà degli dèi, e adesso i padroni di casa si ritroveranno di fronte al cadavere della figlia già seppellita e morta una seconda volta.

Oggi di queste leggende metropolitane sentiamo tanto parlare. Fino a che punto siano vere o false, rimane sempre un curioso enigma. Quello che è certo è che faranno sempre parte dell’universo folkloristico della civiltà e, piano piano, da racconti orali si vanno trasformando in tradizione scritta. La presenza di un alligatore nelle fogne o di donne dalle zampe di asino fanno sorridere ma, nell’immaginario comune, sono la rappresentazione popolare delle ansie e delle paure dell’uomo.