Canyon di Puglia

La gravina di Laterza, tra rarità arboree e faunistiche e paesaggi mozzafiato

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Un canyon, spettacolare ed enorme antro tra le viscere della terra. Attorno vegetazione, ecosistema conservato e autentico, rara ed endemica avifauna e tanto altro. Ricchezze della gravina di Laterza, nel tarantino. Siamo a cavallo tra Puglia e Basilicata: Matera confina con Laterza e anche attraverso il mare, superata Ginosa, si è già a Metaponto, materano ionico e meta marina importante con Pisticci e poi l’area di Rotondella e Nova Siri. Così come Laterza confina con la famosa Altamura, entroterra dell’alta Murgia barese: ad unire i due centri anche il tracciato dell’antica via Appia, con masserie storiche rilevanti (una su tutte: Jesce, con una straordinaria chiesetta rupestre, affrescata).

Abbiamo visitato la gravina, cavità che ammalia, ormai da anni, i visitatori più ispirati. Meraviglia forse ancora poco conosciuta (anche dai pugliesi), è davvero un autentico tesoro della natura. Incanto e rarità anche per tutto il sud. Laterza ha tanto da offrire, come area urbana e territorio. Storia davvero antica, un centro storico interessante, il museo della maiolica presso il bel palazzo marchesale. Insomma, storia che abbonda. Giungiamo nella gravina in una giornata calda e solare. Ad attenderci, l’ottimo Manuel, guida sicurissima ed esperta. La nostra opzione segue quella del tragitto di media difficoltà. Partiamo. Ed ecco che Manuel è un fiume in piena. Di queste zolle conosce tutto, ogni angolo o minimo particolare.

Sa tutto della flora e della fauna del posto. Intanto, cammini per qualche decina di metri e ti si apre dinnanzi l’immane spettacolo. L’erosione arriva fino a duecento e più metri. Scenari da brivido. Facile cogliervi l’essenza intima di totalizzante e armoniosa atmosfera di osmosi tra uomo e ambiente, tra uomo e animale. Qui si raggiungono equilibri di convivenza e felice clima di rispetto tra più forze della natura. Dodici i chilometri che la gravina occupa all’interno del territorio della città laertina, con anse mozzafiato e classiche per sport come il free climbing (arrampicate sulla roccia). Vi ha sede l’oasi Lipu, volta a tutelare e proteggere gli uccelli che qui vivono e nidificano. Si va dal capovaccaio al falco lanario, al corvo imperiale, ai falchi pellegrini e grillai. Un areale (o bioma, come dir si voglia) di riferimento assolutamente interessante e rimarchevole. Per non parlare della macchia mediterranea, dal leccio al fragno o all’ulivo selvatico, qui pure presentissima.

Questa zona si inserisce nel più vasto contesto del parco naturale regionale “Terra delle Gravine”, nato nel 2005 per salvaguardare sempre più il patrimonio paesaggistico invidiabile che questa particolare fetta di Puglia offre a cittadini (speriamo sempre più consapevoli) e visitatori. Quella di Laterza è la gravina più grande del tarantino e, addirittura, la seconda in Europa. Questi numeri dicono integralmente la sua importanza. Come testimonia, tra l’altro, la qualifica di Sito di interesse comunitario (Sic). Confidiamo anche qui, però, al di là del caso di Laterza, con risultati migliori e più felici rispetto a realtà in cui queste garanzie restano spesso, in verità, solo sulla carta. L’Europa, in questo, corre il rischio di assomigliare un po’ troppo alla nostra pur sempre bellissima Italia: interessanti leggi e, talvolta, scarso rispetto per le leggi stesse. Formato da roccia risalente al Cretaceo (era mesozoica), l’affascinante gola pugliese (bella anche per la presenza, qua e là, di piccole grotte, dovute alla frantumazione della roccia stessa) conserva al suo interno l’alveo di un torrente, che noi abbiamo potuto ammirare ben fluente e fornito d’acqua.

Anzi, è stato proprio il bacino idrografico a costituire il fondo che noi oggi possiamo notare con trasporto. Da qui anche la presenza di resti fossili a testimoniare l’evo preistorico. A livello di composizione litografica, a dominare sono la calcarenite e il calcare di Altamura. Malgrado l’antropizzazione vicina, la circostanza di una fossa così in basso ha permesso, dunque, la conservazione di un mondo incontaminato, un po’ come se la natura qui trovi un suo rifugio perfetto. Sta all’uomo, all’uomo illuminato, difendere sempre più questo inesauribile tesoro. Un tesoro che sarebbe bene sia sempre più conosciuto. Perché solo la conoscenza di quel che abbiamo, da natura e storia passatoci maternamente in consegna, può salvare da oblio e abbandono.