Ma perché la scelta ricade su Grecia, Spagna e Albania? Perché i baresi non decidono di restare in terra natìa? In realtà, tutti i pugliesi che possono, in agosto, fuggono dalla regione per una serie di motivazioni che si ricollegano tra loro: le spiagge sovraffollate, i prezzi che diventano “da turisti” e il mix letale, costituito da caos e caldo afoso che innesca ritmi quotidiani altamente stressanti. Nonostante questo rapporto piuttosto travagliato con la città, come mete estive i baresi scelgono comunque luoghi che ricordano la propria terra, spinti da diversi fattori. In primo luogo, la relativa prossimità geografica: Grecia, Albania e Spagna sono sulle stesse sponde del Mediterraneo, con la differenza che le loro coste presentano spiagge e mari più selvaggi e diversificati rispetto allo scenario pugliese.

In secondo luogo il cibo mediterraneo, i cui ingredienti principali, anche se con diverse declinazioni culturali, restano familiari ai baresi, felici di non subire uno shock culinario. In terzo luogo il clima, non troppo diverso da quello a cui sono abituati: estati calde, afose e con poca pioggia. In quarto luogo, la comunanza della cultura dell’ospitalità e del vivere all’aperto, tra strade, bar, ristoranti e spiagge. Altro motivo che spinge i baresi verso tali mete turistiche è che non cercano un resort richiuso in se stesso ma un luogo in cui stare insieme. Non cercano una cartolina o mete costruite per il turismo. Ad attrarli in questi luoghi, evitando di restare in città, è probabilmente la percezione della gentrificazione che da una decina d’anni sta cambiando il volto di Bari e dei centri di provincia. Secondo la sociologa Ruth Glass, la gentrificazione è il mutamento di specifiche aree urbane che comporta conseguenze sul piano socio-economico.
La conseguenza principale di fale fenomeno è che la città non è più un luogo da abitare, ma un prodotto da consumare. Ciò comporta l’allontanamento dei residenti storici, sopraffatti dal cambiamento (in primis, l’aumento del costo della vita), e la loro sostituzione con chi detiene un maggior potere d’acquisto. Dove prima c’erano relazioni e vita quotidiana adesso ci sono b&b e case vacanza. Lo spazio pubblico trasformato in una vetrina del turismo: questo il disagio con cui i baresi devono fare i conti. A Bari, come in tutto il sud Italia, si sovrappongono più flussi turistici che a prima vista possono sembrare contrastanti: da una parte, ci sono visitatori non baresi che giungono nel capoluogo, dall’altra gli stessi abitanti che si dirigono altrove e, infine, i cittadini che approfittando delle ferie fanno ritorno a Bari, dopo essere stati a lungo lontani.

Quest’ultimo flusso è frutto dei trasferimenti al nord, dovuti a varie ragioni: dalle maggiori opportunità di lavoro all’efficenza dei servizi pubblici e, in definitiva, ad una migliore qualità della vita. Una migrazione che spesso comincia da giovani, per completare gli studi e magari conseguire l’agognato titolo di laurea in università più prestigiose. Raramente ci si separa volontariamente da casa, dai propri parenti e dalle proprie tradizioni. Questo allontanamento “obbligato” spiega il terzo flusso: i baresi che dal nord tornano a Bari durante le ferie. Una dinamica che accomuna il capoluogo ai piccoli paesi di provincia che si ripopolano ad agosto per poi tornare l’ombra di se stessi in tutti gli altri mesi e stagioni dell’anno. È la storia di molte famiglie italiane: si ritrovano per poco, una breve toccata e fuga nella settimana di Ferragosto, quando figli, nipoti, fratelli e sorelle tornano a casa. Poi, una volta ripartiti, nelle case resta quel silenzio consueto, lungo e un po’ sospeso.
Ma in realtà, insieme a chi va, c’è anche chi resta. Chi non può permettersi di fuggire all’estero o, semplicemente, non ama gli spostamenti. Nel primo caso, sono il 35,7% i cittadini baresi che non hanno le risorse per una settimana di ferie lontano da casa. Una situazione che, peraltro, non riguarda solo i baresi ma in generale molti italiani. In un periodo in cui siamo tutti in allerta per le variazioni dei prezzi di benzina e bollette, l’ultima preoccupazione di molti è rilassarsi, tanto più se fuori casa.

E poi, c’è chi non vuole trascorrere le ferie altrove, pur potendolo fare. I ritmi moderni costringono le persone a ricercare sempre nuove esperienze; a raggiungere standard sempre più alti di efficienza e un’organizzazione serrata delle giornate. E, dunque, è difficile avere ancora tempo libero per se stessi e per riposare. Quindi, non c’è da stupirsi se molti, piuttosto che prendere un aereo o un treno per visitare un altro paese, dopo aver lavorato per un anno e accumulato stanchezza, preferiscono restare nel proprio comfort casalingo e, magari, dedicarsi alle proprie passioni, per le quali non si è avuto abbastanza tempo nel resto dell’anno.





