Le segretarie che fecero grande il cinema italiano

Al Traetta di Bitonto la proiezione del lungometraggio di Daniela Masciale e Raffaele Rago su un volto inedito della stagione d'oro del grande schermo

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Tra il 6 e l’8 marzo, il teatro Traetta di Bitonto, con un ciclo di spettacoli di genere diverso, ha reso il proprio omaggio alla Festa della donna. L’evento, patrocinato dalla Regione Puglia, è stato presentato dall’assessore alle Pari opportunità, Marianna Legista, che ha salutato la comunità cittadina nella serata d’inaugurazione, dedicata al documentario scritto e diretto da Raffaele Rago, romagnolo, e dalla bitontina Daniela Masciale. Il lungometraggio è stato proiettato, in prima nazionale, a gennaio, alla Casa del Cinema di Roma e ha visto la prima tappa del suo tour nella nostra città, grazie all’impegno dell’associazione Just Imagine, che ha affidato a Carmelo Michele Bacco il compito di dialogare con i cineasti.

segretarie una vita per il cinema
Da sinistra: Carmelo Bacco, Raffaele Rago, Daniela Masciale

“Segretarie. Una vita per il cinema”, racconta la carriera di sei segretarie che hanno affiancato celebri registi e produttori del cinema italiano: la vispa Paola Quagliero, collaboratrice di Franco Cristaldi; la compita Cesarina Marchetti, segretaria di Goffredo Lombardo; la bonaria Liliana Avincola, al fianco di Dino de Laurentiis; la seducente Fiammetta Profili, appena diciannovenne quando seguì Federico Fellini negli ultimi anni della sua carriera; della verace Resi Brunetti, segretaria della 20th Century Fox romana, e, infine, la raffinata Anna Maria Scatasci, solerte collaboratrice di Luigi de Laurentiis.

Bellissima idea”, aveva commentato Giuseppe Tornatore, il regista per cui la stessa Daniela Masciale ha lavorato come segretaria. E aveva aggiunto: “Realizzatela al più presto, prima che sia troppo tardi”. E infatti, il 18 gennaio 2018, a pochi giorni dal termine delle riprese, è venuta a mancare una delle sei segretarie intervistate, la Scatasci. Le storie sono raccontate dalle stesse protagoniste con toni che ricordano le narrazioni dei nonni ai loro nipoti: le celebri signore, infatti, fanno rivivere le emozioni dei momenti narrati nella gestualità, nel luccichio degli occhi e in particolari inflessioni della voce, comunicando allo spettatore l’impressione di non provare alcun disagio a stare davanti alla cinepresa.

I vari racconti si articolano su un doppio livello visivo: quello dell’intervista, in cui è possibile vedere le sei donne accomodate su poltrone a raccontarsi e a riviversi, e quello del passato, icasticamente rappresentato in un susseguirsi di scene dell’epoca che ritraggono tappe salienti delle vite dei cineasti e delle loro collaboratrici. Inoltre, le narrazioni seguono un andamento corale, che abbraccia in un’unica presa le sei storie, ma, pur nella continuità dell’esposizione, è possibile distinguere un ordine tematico, scandito anche dalle musiche di sottofondo, che alternano stralci di sonate a pezzi di musica leggera e da pianoforte.

Il lungometraggio si apre con il racconto del primo approccio e le prime esperienze con il mondo del cinema e con registi e produttori, esplicitando come quasi tutte le segretarie, protagoniste del film, abbiano esordito con ruoli di comparse e personaggi minori. Si prosegue, quindi, andando a caratterizzare il rapporto professionale e insieme affettivo che giunge a legare i cineasti e le donne, una volta che queste ricoprono ruoli direttivi e organizzativi, così definendo l’interdipendenza e la complicità tra le due parti, nonché la rilevanza delle segretarie nella produzione filmica, come testimoniato dall’esperienza di Cesarina, la prima donna entrata nell’organismo direttivo della Titanus.

Si giunge, poi, alla dimensione privata delle donne: si parla, soprattutto, della loro vita matrimoniale e del loro ruolo materno, in cui si tiene conto delle cure, dell’affetto e del rispetto che i registi riservavano loro. Infine, le segretarie rievocano la scomparsa di ogni maestro del cinema, tratteggiando con nostalgia i momenti in cui “finisce tutto”, e concludono dando spazio a considerazioni sulla propria carriera e sull’influenza rilevante che i loro direttori hanno avuto sulle proprie vite. “Magico. È stato tutto così magico” commenta Fiammetta a proposito della collaborazione con Fellini. “D’altronde la magia, il soprannaturale era alla base dei suoi film”, spiega.

Due aspetti in particolare risultano molto interessanti nell’economia del documentario e nella stima che abbiamo dei volti noti del grande schermo. Innanzitutto sono evidenti la professionalità e il decoro delle storiche segretarie, qualità che hanno fatto onore alle donne in un contesto che rischiava di mercificare le bellezze femminili: lo ricorda con gioconda irriverenza la stessa Resi. “Lavoro e sesso è bene distinguerli, se no si fanno guai”, afferma. Inoltre, grazie alle loro preziose testimonianze, è possibile riconsiderare le personalità dei grandi del cinema attraverso particolari inediti, che rendono questi uomini apparentemente intoccabili non poi così dissimili dalla tipica condizione umana, giacché si scoprono tutti dotati di cuore ma anche capaci di stravaganze.

Per quanto riguarda il rapporto dell’opera e dei personaggi con lo spettatore, nel corso del lungometraggio pare stringersi quasi automaticamente quel patto di solidarietà che è alla base di ogni opera d’arte, e la sua tenuta è verificata dall’inevitabile commozione che si registra nel finale: si pensi, ad esempio, al momento in cui Cesarina racconta di aver suggerito a Goffredo Lombardo la musica più adatta al suo funerale.

Insomma, nel loro ultimo lavoro a quattro mani Daniela e Raffaele recuperano da una grande, e forse irripetibile, stagione cinematografica frammenti che si rivelano sottoposti anch’essi all’inesorabilità del tempus fugit, vista la suddetta scomparsa della Scafagni. Ma la coscienza di possedere una simile storia alle spalle, insieme all’evidente sopravvivenza di una genuina sensibilità, come ha dato prova Daniela Masciale nei ringraziamenti finali, nonché di una viva curiosità verso gli aspetti più insoliti e per questo più intensi delle varie realtà che ci circondano, lasciano presagire un avvenire proficuo e ricco di sorprese appaganti per l’arte cinematografica.

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Nel frame in alto, tratto da un filmato dell’Istituto Luce, Anna Maria Scatasci, assistente di Dino De Laurentiis, al Festival del Cinema di Venezia del 1957, anno di produzione de “La Grande Guerra”