C’è un riconoscimento che ogni anno il Parlamento Europeo assegna al miglior film “europeo”. Quello che meglio rappresenta i valori comuni dell’unione (ed è impresa non semplice, oggi, anche solo riconoscerli) e che può mettere d’accordo pubblico – quindi cittadini – e rappresentanti delle istituzioni. Insomma, un premio che utilizza il cinema per ridurre quella distanza che sempre più spesso separa i cittadini dagli organismi politici che li rappresentano. È il Lux Audience Award, di cui il prossimo anno si celebreranno i vent’anni dalla nascita. A ottenere il riconoscimento quest’anno, nel corso di una solenne cerimonia svolatsi nell’emiciclo del Parlamento europeo a Bruxelles, è stato Deaf (Sorda, in originale), diretto dalla regista spagnola Eva Libertad. Un film che i nostri lettori già conoscono, dal momento che ne avevamo già parlato (leggi qui) proprio in occasione della sua presentazione in anteprima italiana al Bif&st lo scorso mese.

In Deaf seguiamo le vicende di una coppia inter-abile composta da Ángela (Miriam Garlo) e Héctor (Álvaro Cervantes): la prima sorda, il secondo udente. I due aspettano con ansia un bambino, ma nella mente della neomamma iniziano a insinuarsi dubbi sulla capacità di entrare in contatto con la bambina e con il mondo che la circonda, mentre la coppia deve imparare insieme a gestire la propria relazione alla luce di questa nuova e complessa dimensione genitoriale. L’opera di Eva Libertad è stata scelta combinando il voto del pubblico e quello degli eurodeputati – ciascuno con un peso del 50% – e ha avuto la meglio sugli altri quattro candidati: Christy, del regista irlandese Brendan Canty, Un semplice incidente, del regista iraniano Jafar Panahi (co-produzione francese), Love Me Tender, della regista francese Anna Cazenave Cambet e Sentimental Value, del regista norvegese Joachim Trier.
«Il LUX Audience Award 2026 mette in luce film che ci aprono gli occhi su esperienze diverse dalle nostre. Il vincitore di quest’anno fa esattamente questo – con coraggio, calore e una rara autenticità. La regista Eva Libertad ci apre una finestra sulla vita di una donna sorda che affronta la maternità in un mondo che non è stato costruito per lei. Guidato da una straordinaria interpretazione dell’attrice sorda Miriam Garlo, quest’opera ci sfida ad ascoltare in modo diverso e a costruire un’Europa in cui nessuno resti inascoltato», ha dichiarato la vicepresidente del Parlamento europeo, Sabine Verheyen, a margine della premiazione.
«Spero che questo premio contribuisca a portare l’attenzione sulla comunità sorda e sulla diversità delle persone in Europa, e a promuovere politiche inclusive che migliorino le loro condizioni di vita. Dobbiamo cambiare il modo in cui la società vede la diversità, che non sarà più considerata un problema ma una ricchezza umana», ha invece sottolineato la regista del film, Eva Libertad, visibilmente commossa.

Anche la Puglia, nel corso di questi mesi, ha ospitato numerose proiezioni dei cinque film candidati ai Lux Awards. Sono sempre di più, infatti, le sale cinematografiche regionali che ogni anno aderiscono all’iniziativa, dal foggiano al Salento, organizzando proiezioni gratuite dei film, affinché gli spettatori possano scoprirli e votare il loro preferito al termine della visione. Sono state oltre 900 le proiezioni organizzate per l’edizione 2026 in Europa, con oltre 100mila spettatori in tutti gli stati europei. A questo sforzo, inoltre, si aggiunge quello di sottotitolare tutti i film nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione europea e – per la prima volta in assoluto – anche per le persone sorde e ipoudenti. Una scelta dettata proprio dalla presenza in cinquina del film di Libertad.
Nonostante gli sforzi dell’European Film Academy e del Parlamento Europeo, nelle sale del continente si continua però a preferire in massa il cinema proveniente da oltreoceano. Il pubblico torna al cinema dopo la pandemia – il botteghino europeo nel 2023 ha fatto segnare un aumento del 22%, anche se ancora al di sotto delle cifre pre-pandemia – ma sceglie quasi sempre i film americani, che rappresentano circa il 70% dei biglietti staccati in Europa. Stando ai dati del documento Made in Europe – Theatrical distribution of European films across the globe 2014-2023, redatto dall’European Audiovisual Observatory, nel 2023 sono stati distribuiti 3.349 titoli europei, raccogliendo un modestissimo totale di 239 milioni di presenze.
Per dirla più chiaramente: l’Europa produce il 52% dei film in circolazione nel mondo intero, che però richiamano spettatori per un misero 6% su scala globale. Di questi 3.349 titoli, solo 1.630 hanno avuto una vita al di fuori del proprio Paese di origine. L’export, quindi, soffre parecchio, ma anche il pubblico sembra propendere per l’autarchia. La quota nazionale sul totale di ingressi per i film europei è salita al 68%. Quindi gli italiani vedono i film italiani, i francesi vedono quelli francesi e così via. Per invertire questa tendenza, Matthijs Wouter Knol, CEO della European Film Academy, ha più volte suggerito che l’industria europea debba cambiare innanzitutto il modo in cui i film europei vengono promossi e distribuiti.

È ancora oggi normale per un film europeo uscire a distanza di tre o quattro mesi tra un Paese e l’altro, con i distributori in ogni Paese che progettano le proprie campagne di marketing in maniera autonoma. Il messaggio è chiaro: non possiamo più permetterci di promuovere i film europei in momenti diversi, in modi diversi, in territori e lingue diverse. Una riflessione che vale per la sala così come per lo streaming. «La realtà è che i detentori dei diritti e i distributori preferiscono vendere a più piattaforme di streaming in territori diversi», spiega lo stesso Wouter Knol all’Hollywood Reporter. «Se riesci a vendere un film a 30 diverse piattaforme di streaming, questo porta più soldi che venderlo a una singola piattaforma pan-europea. Si tratta di una situazione da comma 22 in cui le entrate beneficiano della frammentazione del mercato». I distributori europei, non è difficile crederlo, non sono molto d’accordo con l’approccio pan-europeo di cui parla Wouter Knol.
Anche per questa ragione, Deaf non è stato ancora distribuito nelle sale italiane. Arriverà al cinema per Lucky Red con il titolo Il silenzio degli altri, ma non si conosce la data di uscita esatta. Love me tender, invece, è attualmente al cinema, distribuito da Wanted. Destino peggiore tocca invece al (bellissimo) Christy di Brendan Canty, ancora senza distribuzione nel nostro Paese. Sentimental Value e Un Semplice Incidente hanno terminato da tempo il loro percorso in sala e sono già disponibili in streaming.
In alto, la locandina di Deaf




