L’abbraccio universale di un canto di pace

Shalom, Pax, Salam, come s'intitola l'opera eseguita al Piccinni, guida il pubblico in un intenso viaggio spirituale, dove voci, lingue e tradizioni diverse si fondono in un’unico messaggio di fraternità

Il Teatro Piccinni, con i suoi velluti rossi e gli stucchi dorati, accoglie una serata dedicata alla pace, trasformandosi in uno spazio di incontro tra culture, fedi e linguaggi diversi. Shalom, Pax, Salam, cantata per quattro voci e orchestra promossa dall’associazione culturale FOS, ha dato vita a un percorso musicale e spirituale che ha intrecciato tradizioni diverse, restituendo al pubblico un messaggio universale di fraternità.

Sul palco, le voci di Leonardo Gramegna, Silvia Perrone, Giuseppe Ranoia e Badrya Razem guidano gli spettatori in un viaggio sonoro che evoca il cammino di Abramo, padre comune delle tre religioni monoteiste. Le loro interpretazioni intrecciano timbri e lingue differenti – italiano, ebraico, arabo e latino – dando forma a un dialogo musicale che incarna l’essenza stessa della cantata, definita nel testo come «un inno di Pace per la Pace: un tentativo di costruire un lessico comune tra le tre grandi religioni monoteiste».

Silvia Perrone, Badrya Razem e Leonardo Gramegna

L’Orchestra Filarmonica Pugliese, diretta dal maestro Vincenzo Perrone, sostiene le voci con una partitura intensa e luminosa composta da Giovanni Tamborrino a partire dal testo poetico di Enzo Quarto. Le musiche, ricche di suggestioni mediorientali ed europee, alternano momenti di energia collettiva a passaggi più intimi, in cui la pace si è fatta sussurro, invocazione, respiro condiviso. Le opere grafiche di Leon Marino, proiettate in scena, contribuiscono a creare un ambiente visivo immersivo, amplificando il senso di universalità del messaggio. Il pubblico ascolta la forza evocativa di parole come Shalom, Pax e Salam, «tre parole diverse, un unico significato: pace», mentre la sala si lasciava attraversare da una musica che, come ricorda il testo, «si inserisce con forza nella scena culturale e civile del nostro tempo». Il concerto si è concluso in un clima di intensa partecipazione emotiva, ricordando che «la pace non è un sogno irraggiungibile: è un cammino che si costruisce insieme, passo dopo passo, voce dopo voce».

L’assessora Paola Romano con Raffaella Leone

Ad aprire la serata è Raffaella Leone, vicepresidente di FOS, che introduce gli ospiti istituzionali. L’assessora alla Cultura Paola Romano, portando i saluti del sindaco Vito Leccese, ricorda il valore simbolico del Teatro Piccinni: «Tra il 28 e il 29 gennaio 1944 il Piccinni ospitò la prima riunione del Comitato di Liberazione Nazionale. Appartiene a pieno titolo alla storia della nostra città». Richiama poi la vocazione di Bari come città dell’incontro, «attraversata dalla testimonianza di Don Tonino Bello», e sottolinea come il progetto di Enzo Quarto, tradotto in quattro lingue, sia «un invito a generare messaggi di pace attraverso la musica e il canto».

L’Orchestra Filarmonica Pugliese, diretta dal maestro Vincenzo Perrone

Segue l’intervento del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che offre una riflessione sul significato della pace nel mondo contemporaneo: «La parola pace non è soltanto l’assenza di guerra tra Stati: è una condizione fragile, un processo attivo, una costruzione quotidiana». Decaro evidenzia il ruolo della musica come linguaggio universale capace di generare empatia e aprire spazi di dialogo, ricordando che «la musica non risolve i conflitti, ma contribuisce a creare una coscienza collettiva sulla quale può nascere il confronto».

Don Antonio Lattanzio

Don Antonio Lattanzio porta il saluto dell’arcivescovo di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano, insieme a quello delle comunità ebraica e musulmana. Nel messaggio letto in sala si ricorda che «ogni voce che invoca la pace è una lode al Signore, il cui nome è Pace» e che, in un mondo segnato dal dolore, occorre «siglare accordi diversi: quelli di una pace giusta e duratura». Lattanzio aggiunge una nota personale sul suo lavoro di traduzione in ebraico del testo della cantata, definendolo «un atto di umiltà e di audacia», un gesto che riconosce la diversità come ricchezza.

Enzo Quarto con il prof. Kegham J. Boloyan

A chiudere gli interventi è il prof. Kegham J. Boloyan, docente di Lingua e Traduzione araba dell’Università del Salento, che offre una riflessione profonda sul valore linguistico e spirituale della parola Salam: «Salam non è soltanto una parola: è uno dei nomi di Dio… la bellezza è già pace». Ricorda come la pace sia radicata nella fragilità condivisa dell’essere umano e come, anche nel linguaggio più istintivo, emerga un richiamo al fratello: «In arabo, quando proviamo dolore, diciamo ah… richiama akhi, fratello». La musica e la parola, conclude, «non risolvono il mondo, ma lo attraversano e ci interrogano: “Chi sono i nostri fratelli? Cosa abbiamo fatto per loro?”».

Giovanni Tamborrino col maestro Perrone

La serata al Piccinni testimonia come la musica possa diventare un ponte tra culture, un luogo di incontro, un invito alla condivisione e alla responsabilità. In un tempo ferito dalle guerre e dalle divisioni, Shalom, Pax, Salam ricorda che nulla può accadere se restiamo monadi, e che le cose più belle accadono quando l’“io” diventa “noi”. Tre parole, tre lingue, un’unica invocazione: la pace come cammino da seguire.

Nella foto in alto, il cantante Giuseppe Ranoia