C’è un momento preciso, quasi impercettibile, in cui ciò che conosciamo smette di essere rassicurante. Non accade con un’esplosione, ma con uno slittamento lieve: qualcosa è al suo posto e insieme non lo è più. È in questo punto fragile, sospeso, che prende forma Look Behind You, la personale di Angelo Accardi, allestita presso la galleria d’arte e spazio culturale Art Immagine ad Altamura, con la cura di Francesco Taccogna. Più che un’esposizione, un attraversamento. Più che una sequenza di opere, un racconto che si svela lentamente, chiedendo allo spettatore non solo di guardare, ma di prendere posizione.

Il titolo è una frase semplice, quasi banale, eppure carica di tensione: Look Behind You. Guardare dietro di sé significa accettare l’idea che qualcosa ci stia seguendo, o forse precedendo. Accardi costruisce tutta la mostra attorno a questa sensazione primaria, che appartiene all’infanzia come alla vita adulta: il timore di una presenza invisibile, la percezione che il pericolo non si manifesti mai frontalmente. Le sue opere non raccontano l’evento traumatico, ma il tempo che lo precede, quell’attimo in cui l’aria si fa più densa e il silenzio diventa assordante.
I dipinti e le sculture esposte – venti lavori tra pittura e tridimensione – mettono in scena ambienti riconoscibili: musei, interni borghesi, spazi urbani, luoghi che appartengono alla memoria collettiva. Ma qualcosa, sempre, incrina l’equilibrio. Un animale monumentale, una figura isolata, un elemento che non dovrebbe trovarsi lì. È il “fuori luogo”, concetto chiave della poetica di Accardi, che qui assume un valore profondamente politico ed esistenziale. Non è l’oggetto in sé a inquietare, ma la sua collocazione. È lo spostamento minimo a generare il massimo disagio.

Il ciclo Misplaced, nucleo centrale della mostra, lavora proprio su questa frizione. Le immagini sembrano trattenere il respiro: nulla accade davvero, eppure tutto sembra sul punto di accadere. Accardi non ha bisogno di urlare, perché la sua pittura opera per sottrazione. La minaccia è latente, mai dichiarata. È la paura dell’invasione, della perdita, dello scontro finale, ma anche quella più sottile e moderna: la paura di non riconoscere più il mondo che abitiamo. In questo senso, le opere dialogano in modo sorprendentemente lucido con il concetto di “paura liquida” elaborato dal sociologo Zygmunt Bauman: una paura diffusa, senza volto, priva di coordinate precise, che si insinua ovunque e per questo risulta così difficile da affrontare.
Le sculture amplificano questa dimensione emotiva. Dal 2015 Accardi ha dato corpo al suo universo pittorico, trasformando le presenze “fuori luogo” in figure reali, fisicamente ingombranti. Metallo laccato, cromo, PVC: materiali freddi, industriali, che accentuano il senso di estraneità. Queste opere chiedono uno sguardo senza pregiudizi, occupano lo spazio, costringono a cambiare traiettoria, obbligano il visitatore a fare i conti con la propria posizione. È qui che la mostra diventa esperienza: non si osserva più da lontano, si è dentro.

Ciò che rende il lavoro di Accardi particolarmente incisivo è la sua capacità di tenere insieme registri apparentemente inconciliabili. Ironia ed eleganza convivono con l’inquietudine, la citazione colta dialoga con l’immaginario pop, la bellezza formale si intreccia a una critica sottile ma implacabile del presente. Nulla è lasciato al caso: ogni immagine nasce da un processo mentale rigoroso, da una grammatica visiva che attinge alla storia dell’arte per parlare del qui e ora. I suoi quadri non sono sogni né incubi, ma anticipazioni. Non mostrano ciò che è già accaduto, bensì ciò che potrebbe accadere se continuiamo a non guardare.
In Look Behind You lo spettatore è chiamato a un ruolo attivo. Non basta riconoscere le citazioni o apprezzare la qualità tecnica delle opere. Occorre accettare il disagio, sostare in quella zona grigia dove le certezze vacillano. Le opere di Angelo Accardi funzionano come dispositivi di rallentamento dello sguardo: ci costringono a fermarci, a osservare meglio, a mettere in discussione automatismi visivi e mentali. In questo spazio sospeso tra immagine e pensiero, tra bellezza e disorientamento, l’arte torna a svolgere una delle sue funzioni più autentiche; generare consapevolezza. Dare un volto alla paura, renderla visibile, significa sottrarle parte del suo potere. È un gesto profondamente contemporaneo e, in fondo, necessario.
In un tempo storico in cui tutto sembra scivolare rapidamente, in cui le paure si moltiplicano senza mai trovare una forma definita, questa mostra invita a rallentare e a voltarsi. Non per fuggire, ma per capire. Perché solo guardando ciò che ci segue possiamo davvero decidere dove andare.

Nelle foto alcune opere di Accardi in mostra alla galleria Art Immagine di Altamura




