Il Padre Nostro al centro della Domenica della Parola

Dalla tenerezza di Dio alla forza del perdono, con la catechesi di don Luigi Epicoco prosegue il ciclo di incontri "Diventare Contempl-attivi", organizzato dalla parrocchia barese del Preziosissimo Sangue

Quanto può essere consolante immaginare un Dio Padre che accoglie i suoi figli come bambini che, ancora incerti nei primi passi, avanzano barcollando verso le braccia dei genitori. Quanta pace può scaturire dall’idea di un Dio che ama la nostra bellezza più profonda, oltre ciò che facciamo o mostriamo, in una cultura che ci impone di essere sempre all’altezza, sempre performanti. Siamo davvero capaci di accogliere il pensiero di un Dio vicino, che desidera entrare in relazione con ciascuno di noi ancor prima di ogni gesto rituale?

Nella loro disarmante semplicità, queste verità risultano spesso difficili da comprendere, persino per chi si definisce cristiano. Non è immediato, infatti, superare una visione della fede ridotta alle sole pratiche religiose e aprirsi, invece, a un Dio che vuole colmare le distanze, che si è fatto carne per avvicinarsi all’umanità fino a lasciarsi prendere in braccio da chi desidera accoglierlo.

L’esortazione agli apostoli

Eppure, le Scritture ci offrono la possibilità di costruire e nutrire una relazione stabile e profonda con Gesù, che è Parola viva. San Girolamo ricordava che “l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”: un invito a lasciarci incontrare da Lui proprio lì, dove continua a parlarci.

Per aiutare ogni cristiano a sentire più familiare la Parola, papa Francesco ha istituito la Domenica della Parola di Dio, celebrata ogni terza domenica del “tempo ordinario”, ricadente in genere nel mese di gennaio. In questa occasione, che nell’anno corrente coincide con domani, domenica 25 gennaio, la liturgia è invitata a mettere in particolare evidenza il valore delle Scritture, luogo privilegiato in cui Cristo continua a parlare alla vita di ogni uomo.

Gesù parla nel Tesoro

In questa particolare e fondamentale prospettiva, la Parrocchia del Preziosissimo Sangue di Bari ha avviato da alcuni mesi un ciclo di incontri intitolato Diventare contempl-attivi. Attraverso la meditazione su alcune figure bibliche ed evangeliche – da Abramo a Mosè, da Davide a Maria – questi appuntamenti offrono spunti e provocazioni che aiutano a entrare in una preghiera più profonda e in una meditazione più consapevole. Proprio con l’obiettivo di favorire un legame più forte e immediato, una relazione di autentica prossimità con Dio.

“Quante volte nelle Sacre Scritture Gesù addita l’ipocrisia, soprattutto dei religiosi. Il nodo è tutto qui nell’ipocrisia. L’ipocrita è uno che indossa una maschera per farsi vedere e per nascondere la vera verità”. Sono le parole di don Luigi Maria Epicoco, autore di una lunga lista di pubblicazioni, firma di molte testate giornalistiche cattoliche, parroco della chiesa di San Francesco di Paola a L’Aquila; docente di Filosofia Teoretica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Aquila “Fides et Ratio” nel capoluogo abruzzese, la Pontificia Accademia Alfonsiana di Roma e la Facoltà Teologica Theresianum. Don Luigi è intervenuto in una delle catechesi del ciclo Diventare Contempl-attivi, organizzate dalla parrocchia barese, soffermando l’attenzione sulla preghiera per eccellenza, la prima e l’unica insegnata e pronunciata da Gesù riportata dai Vangeli: il Padre Nostro.

Gli ultimi saranno i primi

“La mappa della nostra vita”, come l’ha definita il sacerdote. Parole che indicano come ognuno di noi dovrebbe sempre convertirsi, tenendo aperti gli occhi sulle diverse sfacettature della realtà. Ma cosa è la preghiera? Il sacerdote e teologo lo spiega in semplici e pochi concetti: “La preghiera è il modo di abitare la vita, per non essere soli, al di là della nostra modalità di pregare”. Non esiste un solo modo di pregare. Trattandosi di una relazione personale è evidente che anche con Dio esistono diversi modi di entrare in contatto; come differenti sono i modi di approcciare con le persone, amici, parenti o colleghi di tutti i giorni.

In questo scenario don Luigi sottolinea il valore della preghiera come luogo della presenza di Dio nella vita di ogni credente: concepirla come presenza e relazione cambia la prospettiva. Mentre parodossalmente gli uomini e la religione tendono a tenere il divino distante dagli eventi della vita, proprio Dio rompe la distanza con l’uomo, prima di tutto con la venuta di Gesù, che significa “Dio con noi”. Cristo colma la separazione attraverso la Parola. “La Parola è lo strumento usato da Dio per parlare ai padri, ai profeti che pur non vedendolo instaurano un legame profondo con Lui; in Maria la Parola si è fatta carne con la nascita di Gesù. Questa è la nostra fatica”, afferma don Luigi nella parte introduttiva della sua catechesi, “imparare a pregare riconoscendo la presenza di Dio nella nostra vita e comprendendo che la preghiera dovrebbe cambiare noi nella convinzione che Dio è già schierato dalla nostra parte nelle circostanze della vita”.

La vioce dal Cielo

Si tratta di una prospettiva che modifica l’dea di come Dio vuole relazionarsi con le sue creature, rompendo le barriere e le resistenze soprattutto del cuore. Rompendo anche le ipocrisie. “Quando ami davvero qualcuno non hai bisogno di maschere. Se sono in casa, per esempio, posso stare senza trucco, posso essere al naturale acqua e sapone. In questa immagine semplice e quotidiana – spiega don Luigi – si può considerare la relazione in preghiera. Quando si ama davvero non si ha paura di mostrarsi per quello che si è. L’estraneo, invece, è visto con il filtro della maschera”.

Il sacerdote, originario di Mesagne in provincia di Brindisi, prima di svolgere la sua esegesi sul Padre Nostro contestualizza il brano evangelico. Per un corretto approccio alla Parola, infatti, è consigliabile capire il contorno, i brani precedenti, il momento e i destinatari della parola di Dio. Il brano che si ascolta durante la Messa, per esempio, non è soltanto una estrapolazione dalle pagine sacre, ma andrebbe concepito in un contesto più globale per evitare fraintendimenti o interpretazioni scontate. Nel vangelo di Matteo in cui si ritrova la preghiera del Padre Nostro, Gesù sta insegnando un modo nuovo di leggere la legge di Israele e di interpretare l’elemosina, il digiuno e la preghiera praticate in modo molto rigido dalla tradizione ebraica. “Gesù ha dato un nuovo alfabeto della religiosità, mettendo in guardia dalla tentazione, dall’ostentazione o dall’idea originaria di un Dio “impronunciabile”, spiega il sacerdote. Un Dio inteso dalla tradizione antica come lontano, quasi estraneo o impenetrabile, rigido fino a imporre quelle pratiche religiose, che in realtà senza un movente interiore vero restano vuote.

Gesù insegna al popolo vicino al mare

Rivolgendosi all’ipocrisia dei farisei Gesù mette in guardia ogni cristiano dalla preghiera ostentata, dal digiuno mostrato con l’aria malinconica o dalla visibilità di un gesto di elemosina. Tali atteggiamenti potrebbero rivelarsi delle tentazioni fortemente ipocrite. “Gesù vuole disarmare questi atteggiamenti e, mentre si resta incerti del suo amore per noi, siamo proprio noi a frapporre una distanza con lui. Come viene visto Dio, come un estraneo o come qualcuno su cui fare esperienza dell’amore?”, chiede don Luigi. “Gesù vuole dire in sintesi che non c’è bisogno di fingere con Dio. Che Lui non è una performance, è il padre che vede nel segreto”.

Il rapporto con Dio è un “tocco di intimità” che non riguarda solo noi, ma si riflette anche nelle relazioni con le persone che amiamo. Poiché non esiste un unico modo di pregare, don Luigi individua due elementi fondamentali alla base di ogni preghiera: da un lato una certa ostinazione, cioè la capacità di perseverare anche quando richiede fatica, come in un vero allenamento; dall’altro il saper perdonare dal profondo del cuore… forse l’aspetto più impegnativo, per i cristiani e non solo.

Il primato di San Pietro

Il Dio che emerge dalla preghiera insegnata da Gesù è un Dio confidente e amorevole. È il Padre nostro, e già questo rappresenta un vero cammino di fede. “Non è solo Dio: è Padre, e queste prime due parole ribaltano l’immagine distorta che spesso ci costruiamo di Lui. È Dio stesso a invitarci a chiamarlo Padre. È una sfumatura che richiama l’esperienza più bella e colma d’amore, quella di un padre che si priverebbe del necessario pur di donarlo a suo figlio” – spiega don Luigi. “Non è forse rasserenante sapere che Dio conosce già ciascuno di noi? A noi spetta accoglierlo con fiducia, ricordando che non siamo soltanto creature, ma figli di Dio grazie al sacramento del Battesimo”.

Santificando il suo nome, aggiunge il sacerdote, nasce l’invito a riconoscere che tutti possono contemplare la sua santità, la sua bellezza: una luce che, come un riflesso, è chiamata a risplendere in ciascuno di noi e in coloro che amiamo.

L’inizio del Padre Nostro indica la postura interiore da assumere: prima davanti a Dio, poi nei confronti degli altri. Venga il tuo regno invita, in un certo senso, ad allentare la presa sulla nostra vita e ad affidarci a qualcuno più grande di noi. Significa riconoscere che pretendere di controllare tutto con le sole forze umane è non solo difficile, ma talvolta persino dannoso. Accogliere il Regno vuol dire fare un passo indietro e lasciarsi guidare da Dio. È qui che risuona il sia fatta la tua volontà: imparare a compiere ciò che Dio chiede, e non ciò che ciascuno di noi desidera in modo egoistico.

Mi cercate non perché avete visto i miracoli ma perché avete mangiato i pani

La seconda parte del Padre Nostro sposta l’attenzione sul rapporto che dovrebbe esistere tra gli uomini. Dacci oggi il nostro pane quotidiano significa chiedere ciò di cui abbiamo davvero bisogno, e Dio stesso ci invita a farlo. Rimetti a noi i nostri debiti rappresenta invece il grande esercizio del perdono: perdonare e aiutare gli altri a perdonare. Don Luigi è molto chiaro: “Senza la misericordia non si va da nessuna parte. Come ami? Poco? Allora ti sei lasciato perdonare poco.”

I versetti finali, infine, rappresentano una sorta di scena affettuosa. Non abbandonarci alla tentazione e liberaci dal male che don Luigi parafrasa: “Io non so affrontare questa cosa, quando sono fragile stringimi a te, liberami da ciò che ci affligge”.

La preghiera è un percorso, che deve andare di pari passo con il lungo cammino della vita. E’ uno dei passi che permette di lasciarsi cambiare come un piccolo che impara a camminare, come il nonno che spalanca le braccia al bimbo che gli corre incontro, come la mamma che va incontro al figlio mentre inciampa. ”Così è la preghiera”- conclude don Luigi – “Due o tre passi: il resto è grazia di Dio”.

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Nelle opere di James Jacques Joseph Tissot, alcuni momenti della predicazione di Gesù. Nel dipinto in alto, “Padre Notro”.