A qualche giorno dal Natale, quando l’atmosfera delle feste continua a riecheggiare nei ricordi della città, val la pena tornare su un evento particolarmente significativo, proprio perché profondamente legato – pur se in maniera insolita e originale – allo spirito natalizio. Christmas is Here – Armonie d’inverno è lo spettacolo portato in scena dal coro Voices of Freedom di Barletta, diretto dal maestro e vocal coach Domenico Dario Dipalo, che ha trasformato per due serate il palco dell’Auditorium Bonelli in un luogo di straordinarie emozioni, capaci di incantare il pubblico.
Un evento realizzato grazie al partenariato dell’amministrazione comunale e all’organizzazione dell’associazione musicale bandistica “La Disfida di Barletta” insieme all’orchestra sinfonica della città.

Quando della festa di Natale si è detto tutto o quasi tutto, a volte peccando in originalità, altre snaturando la vera essenza di questo evento universale, ecco che Christmas is Here si apre in maniera insolita, concentrandosi su ciò che Natale non è, spiazzando il pubblico, che piacevolmente incuriosito, assiste a un repertorio musicale aggressive, dalle melodie cupe e melodrammatiche, che rispolvera la colonna sonora della Famiglia Adams, passando per Halloween sino al testo più contemporaneo di Lady Gaga, The Dead Dance, con il direttore d’orchestra nei panni del Grinch.
“Quando le cose sono distanti da noi, poiché non le comprendiamo, diciamo che non ci piacciono, proprio come è accaduto al Grinch”, spiega Dipalo. Le dualità, le criticità vanno affrontate prima, accettate poi e, infine, esplorate per accogliere tutto ciò che di nuovo non abbiamo ancora contemplato e che finisce con l’arricchire la nostra esperienza di vita.

Questo messaggio viene riportato alla platea attraverso le note di Alleluia, celebre brano del cantautore canadese Leonard Cohen, che significa una sola parola, con una lettura e una comprensione universale: pace. Una parola pronunciata all’unisono dalle cinquanta coriste che hanno accompagnato la magistrale esecuzione a cappella del maestro Dipalo.
Uno dei sentimenti con cui più s’identifica il Natale è il desiderio. La festa del Natale è l’occasione per ottenere qualcosa che abbiamo tanto a lungo desiderato. Come sanno bene i genitori nei confronti dei loro figli più piccoli, ma che riesce più difficile da capire e ottenere quando si tratta di desideri che implicano livelli diversi di emotività e bisogni personali.

Oggi il quesito più importante che dovremmo provare a porci è cosa desideriamo davvero. O, semplicemente, che cosa basterebbe per riscoprire in noi la felicità, come ritorno all’appartenenza di sé stessi. In maniera curiosa, la risposta è nella gettonatissima colonna sonora di questo periodo, passata in tutte le radio del mondo, All I Want For Christmas is you (Tutto ciò di cui ho bisogno sei tu), scritta e cantata dall’inimitabile Mariah Carey. La celebre cantante, diversamente dalle interpretazioni più disparate sul tema, dedica questo testo ad un cane mai ricevuto nella sua vita; all’affetto di un essere vivente diverso dall’uomo ma in grado di manifestare un amore forse ancora maggiore. La chiave di volta del Natale sta dunque nella condivisione, come osserva Domenico Dario: “Oggi trascuriamo o dimentichiamo che esiste la possibilità di condividere. C’è un problema culturale che va assolutamente risolto e che abbiamo il dovere di smantellare: possiamo farlo solo costruendo nuovamente bellezza. Ci vuole tempo, cura e passione.”

Lo stesso progetto a cui ambiva uno dei più grandi poeti-musicisti che la storia del secolo scorso ci ha regalato: John Lennon, alla cui memoria il coro ha dedicato i brani più famosi: Imagine, Stop War, Happy Christmas. La ricostruzione cui ambiva Lennon, superava le barriere, i confini, aprendo all’uguaglianza nella diversità. Un mondo dove ogni grido di dolore possa trovare eco e culminare nelle braccia aperte di una risposta, che significa accoglienza, sino a che, come cantava l’intramontabile Michael Jackson, con la celebre canzone, Heal The Word, potremo guarire il mondo.
Noi non siamo abbastanza onnipotenti da far guarire il mondo intero. Ma siamo abbastanza per incominciare a curare le ferite del nostro piccolo mondo. ”Dopo il dolore serve trasformare la sofferenza e cogliere il lato positivo delle cose. Nel coro si torna a sorridere e a fare musica insieme, non c’è spazio per l’individualismo e per chi cerca un ruolo di unico protagonista. Le cose più straordinarie riusciamo a farle quando insieme si sceglie di avere un progetto comune. Io sono così fiero e felice di condividere tutto questo con tutte le mie coriste. Siamo veramente una grande famiglia. E dalla nostra grande famiglia i più sinceri auguri di Natale a tutti i lettori”, conclude il maestro Dipalo.





