Emanuele Dimundo è davvero un abile pescatore. Sa fiutare il vento, tendere le reti e impastare l’esca più giusta per fare scorte abbondanti di pubblico. Una ricetta che segue fedelmente da oltre vent’anni e che continua a regalargli, puntualmente, una delle ribalte più “pescose” della scena pugliese.
Fiutare il vento. Negli anni in cui la musica afroamericana è uscita dal ghetto degli esperti per diventare un genere di “consumo” (solo tra Bari e dintorni, sono una decina le rassegne), il patron del Beat Onto Jazz Festival sceglie di puntare sui progetti piuttosto che sui nomi.

“Non è che non ci piacciono le star – attacca l’avvocato, schiarendo l’ugola da baritono, anch’essa ormai un brand della rassegna bitontina – ma qui contano più le idee, i percorsi, un particolare ‘colore’, un’ispirazione che si cerca di illustrare dando voce alle proposte più originali e interessanti”.
Ma ecco le star. L’attesissimo ritorno di Mike Stern, questa volta in coppia con Randy Brecker e company. Accanto al più stellare chitarrista del jazz, dunque, il mitico Randy alla tromba, Leni Stern (moglie di Mike) guitar & vocal, Chris Minh Doky al basso, Dannis Chamber alla batteria. Un concerto che promette scintille, tra l’insuperata abilità di Stern di cavalcare le onde più “tempestose” del jazz, del rock e del blues ma, insieme, di abbracciare il lirismo più suadente, e le allucinanti contorsioni di Brecker, un re del fusion, protagonista di stratosferiche ribalte al fianco di Horace Silver, Art Blakey, Charles Mingus, Clark Terry, James Taylor, Bruce Springsteen, Jaco Pastorius e Frank Zappa.
E ancora fusion con Frank Gambale, altro monumento alla chitarra, autore di oltre trecento brani, trionfatore ai Grammy Award, in scena con un quartetto d’eccezione: da Boca Gambale (vocal) a Dominique Di Piazza (bass), da Janos Nagy (tastiere) a Yoann Schmidt (drum).

E veniamo ai progetti. “Con Sparks, Pasquale Stafano porta a Bitonto un album che ha riempito le sale in tutta Europa. Con Giorgio Vendola al contrabasso e Saverio Gerardi alla batteria, il pianista foggiano riesce a miscelare le sonorità più classiche con stilemi e atmosfere autenticamente jazz. Il risultato è magica armonia, esaltata da picchi di pura adrenalina”, spiega Dimundo.
Emiliano D’Auria, leader del trio formato da Manuel Trabucco, sax, Dario Miranda, contrabasso, Ermanno Baron, batteria, scende in campo con First Rain, un progetto che coniuga la migliore tradizione del jazz europeo con le più fascinose e inedite soluzioni del jazz nordeuropeo. Ad accompagnare la band in questo suggestivo itinerario, il talento visionario e il suono leggiadro di Luca Aquino, trombettista in grado di spaziare dal jazz all’hip hop, dal grunge alla musica d’autore.

Ma ora basta parlare di musicisti! Il festival di Dimundo non è mica sessista: “Tutt’al contrario: tra gli omaggi, il più sentito è proprio all’universo femminile – ribatte l’avvocato -. S’intitola Womanity l’inedita proposta di Letizia Gambi, voce e percussioni, leader della band composta da Elisabetta Serio, piano, Giovanna Famulari, cello, Federica Michisanti, double bass, Elisabetta Saviano, batteria”. Passione, poesia, energia in uno spettacolo che distilla note di puro jazz dall’alambicco della sconfinata tradizione musicale napoletana.

Lirismo e cantabilità: un’altra costante del Beat Onto Jazz Festival. Riparte Dimundo: “Continuiamo a investire nella stessa scia della scorsa edizione: contro la fine dell’armonia, contro la mancanza di senso di milioni di note disseminate lungo irrefrenabili fraseggi, l’obiettivo è il recupero della melodia. Il jazz è fatto di un tema principale a cui segue uno alternativo e complementare allo stesso tempo: lo spazio, il secondo, in cui dar sfogo all’estro e all’improvvisazione. Una direzione di marcia lungo la quale si muove con particolare disinvoltura e successo l’Elusive quartet di Antonio Tosques, a cui apporta un supplemento di vibrante e fantasiosa inventiva Rosario Giuliani”.

Tosques alla chitarra con Aldo Vigorito al contrabasso, Alessandro Napolitano alla batteria insieme a Rosario Giuliani, contraltista tra i più acclamati sulla scena internazionale, sono pronti a salire sul palco per regalare uno spettacolo che, partendo dalla migliore tradizione jazz migra con spontaneità ma con determinazione verso la più stretta contemporaneità. La stessa strategia a cui si ispira il fraseggio antico-moderno, raffinato-brioso del giovane Antonello Losacco (basso) autore di Worlds Beyond, il progetto che porta in scena anche Vitantonio Gasparro, vibrafono, e Vito Tenzore, batteria, e che si avvale del talento di un gigante qual è Roberto Ottaviano, nume tutelare dell’intero parterre dei jezzisti pugliesi.

Tendere la rete. Nel tempo delle connessioni perenni, dei social, della multimedailità, delle best practice da promuovere in sinergia, che cosa ha pensato l’avvocato? “Creare una solida rete di collaborazione tra festival gemelli è fondamentale. E’ il programma intrapreso e portato avanti con convinzione dal Beat Onto Jazz Fstival già da alcuni anni: mi riferisco al partenariato con Corinaldo e col Peperonicino Jazz Festival calabrese”. L’aneddoto. “E’ talmente collaudata e positiva questa esperienza che, l’anno scorso, da Corinaldo è giunto a Bitonto un bus con sessanta “ultràs”. Peccato che il patron della rassegna marchigiana, Andrea Venturi, si sia ‘lamentato’ per la preferenza accordata dal suo pubblico al Beat Onto Jazz, dove ascoltare, gratis, una superstar che a Cordinaldo era, invece, a pagamento. Approfittando, poi, della trasferta per seguire l’intera kermesse bitontina”, sorride sornione l’avvocato.

Fare il pieno di pubblico. E qui si fa largo un po’ di amarezza: “Non è da tutti portare in piazza mille persone ogni sera. Una platea costruita con pazienza, sacrificio e con la qualità delle proposte, anno dopo anno sino a questa ventitreesima edizione. Un primato che nessun’altra manifestazione cittadina può vantare ma neanche molte tra quelle più blasonate in tutta la Puglia. Tra presenze, b&b, bar e ristoranti che lavorano per quattro giorni di fila, l’indotto per questa città non è niente male – riflette Dimundo-. Un risultato frutto, anche, della gratuità degli spettacoli; una modalità che potrebbe sembrare fuori dal tempo, in un mondo dominato dalla logica del profitto”.

“Ma il Beat Onto Jazz Festival è nato nel lontano 2001 grazie all’impegno dei soci di InJazz con la precisa finalità di portare alla musica afroamericana il maggior numero di spettatori. E, insieme, valorizzare il nostro fantastico centro storico. Una mission rimasta invariata e sulla quale continuiamo ad investire nella certezza che sia una scelta vincente. E’ per questo che chiediamo all’amministrazione un’attenzione e un sostegno diverso rispetto agli altri innumerevoli eventi dell’estate bitontina”, afferma Dimundo, che così seguita: “D’altra parte, che questa ribalta sia davvero importante se ne sono accorti tanti sponsor, che la sostengono con fiducia ormai da anni. Anche le ferrovie del Nord Barese hanno mostrato interesse alla rassegna, piazzando sui treni e nelle stazioni i cartelli col programma”.

Finale accattivante. “Che noi si lavori per Bitonto, da sempre, lo dimostra, una volta di più, un’autentica chicca: il concerto, in programma sabato, del giovane Francesco Cannito, concittadino, diplomatosi in pianoforte jazz al conservatorio di Parma, che salirà sul paco insieme a Jan Toninelli al basso e Carlo Taci alla batteria”, spiega l’avvocato. La band, giunta tra i finalisti del Conad contest di Umbria Jazz, è davvero una felice promessa, col suo sound fermamente ancorato alla timbrica e ai ritmi del jazz ma capace di includere ulteriori e significative espressioni musicali.
“Promuovere il centro antico, il turismo e i talenti locali, oltre a tutto il resto, non è una prova d’amore per questa città?”, la domanda, neanche troppo retorica, con cui il patron del festival si congeda dai nostri microfoni. Se tutta la “corte celeste” lasciasse il Palazzo e si riversasse in piazza, tra stasera e domenica, toccando con mano, magari…





