Liberi perchè liberati, toccati dal Signore

Con il dono del pallio da parte di papa Francesco, per mons. Satriano, come per gli altri arcivescovi metropoliti, s'inaugura il tempo della pienezza pastorale

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Un giorno di festa, con la ricchezza di simboli che danno il significato del servizio e dell’autorità. Accade anche nella Chiesa cattolica. Ci sono giornate particolari che ne danno in pieno il senso.

Il 29 giugno è stata la festa di San Pietro e San Paolo. “Tu es Petrus…, tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Chi lo dice a Simon Pietro, è proprio Lui, Gesú, il Figlio di Dio. Così, Pietro che lo rinnega – “Non lo conosco!” – pavidamente lo rinnega tre volte quella notte. Quella che portò Gesù alla morte. Per tre volte, richiesto “Pietro, mi ami tu?” Per tre volte invitato a “Pascere le mie pecore!”

Paolo il persecutore: uccideva impietosamente i seguaci di quel Cristo che incontrava o “scovava”. Fulminato sulla via di Damasco, è abbagliato da una luce che lo trasforma in “apostolo delle genti”, annunciatore della Buona Novella. “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (At 9,4).

I pallii sulla tomba di San Pietro

Due colonne, guariti da Cristo, scelti per essere Chiesa! Gesù ha impiegato solo tre anni della sua vita per dare il lieto annuncio. Ha inviato il Paraclito, lo Spirito santo, ad illuminare menti e cuori. A rendere “pastori” del suo gregge quanti sono scelti a porsi al suo servizio. E’ l’immagine del pastore, del Buon Pastore, che ricorre in questo giorno di festa.

Papa Francesco ha consegnato il pallio a 34 nuovi arcivescovi metropoliti di tutto il mondo, nominati nel 2020: un paramento liturgico, in uso nella Chiesa cattolica. Una striscia di lana bianca che avvolge le spalle di chi lo indossa. Sei piccole croci, di colore nero, lo ornano.

È l’emblema della pecora che il pastore porta sulle sue spalle. Agnelli appena nati, incapaci di camminare nel gregge; pecore disperse e ritrovate, riportate all’ovile con tanto amore. Proprio come fa Cristo con ognuno di noi, quando, diventiamo pecore smarrite.

Un simbolo molto forte, a rappresentare il servizio di chi lo indossa. Il vescovo è il pastore: alle sue cure sono affidate le “pecore” del suo territorio, della sua diocesi. A lui fanno riferimento i vescovi delle diocesi che compongono la metropolia.

Anche l’arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto, mons. Giuseppe Satriano, nel corso della solenne concelebrazione all’altare della Confessione, in San Pietro, ha ricevuto dalle mani di papa Francesco il pallio. Gli sarà imposto dal nunzio apostolico in Italia, proprio alla presenza del “suo gregge”, con la partecipazione dei “pastori” delle diocesi che compongono la metropolia.

Papa Francesco benedice i pallii

Sono scesi sulla tomba di Pietro quattro diaconi e hanno preso i vassoi con il pallio per gli arcivescovi, simbolo della cura pastorale che devono avere per il gregge loro affidato. Per quanti lo indosseranno, un monito e un invito a “riconoscersi pastore del proprio gregge”.

Nell’omelia, papa Francesco ricorda la testimonianza dei due apostoli, Pietro e Paolo: “Al centro della loro storia non c’è la loro bravura ma l’incontro con Cristo che ha cambiato la loro vita. Hanno fatto l’esperienza di un amore che li ha guariti e liberati e, per questo, sono diventati apostoli e ministri di liberazione per gli altri. Pietro e Paolo sono liberi perché sono stati liberati”.

“Pietro fa l’esperienza della Pasqua: il Signore lo ha liberato. Paolo ha fatto l’esperienza della Pasqua: il Signore lo ha liberato”. Proprio la libertà è ciò di cui necessita la Chiesa “per liberare la potenza del Vangelo nel mondo”, ha detto il papa.

“Il dono del pallio, nel sottolineare la comunione dei pastori con il successore di Pietro, è anche simbolo della pecora smarrita e del buon pastore che dà la vita per il suo gregge, pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa”, ha osservato mons. Satriano, al quale va il nostro augurio e il nostro sostegno nel suo cammino di pastore alla guida del suo gregge.

Nella foto in alto, la solenne concelebrazione per la consegna del pallio ai nuovi arcivescovi, tra cui (a destra) mons. Giuseppe Satriano