Ora a chiedere aiuti alimentari sono anche i commercianti

Tra nuove restrizioni e sospensione del reddito di cittadinanza, per il Banco delle opere di Carità di Bitonto si apre una nuova stagione di emergenza

252
0
CONDIVIDI

Organizzare una rete di solidarietà che sia ampia ed efficace non è semplice, specialmente se le richieste di aiuto provengono da un numero considerevole di cittadini e in un periodo drammatico come quello che stiamo vivendo. Lo sanno bene gli operatori del Banco delle opere di carità di Bitonto, che durante l’emergenza sanitaria della scorsa primavera hanno dovuto intensificare la propria attività per garantire sostegno alle fasce più deboli della popolazione.

Da marzo a fine giugno, infatti, si è messa in moto una vera e propria rete di aiuti, a cui hanno offerto il proprio sostegno tanti esponenti del mondo dell’associazionismo, del volontariato e delle parrocchie. Gente che, in alcuni casi, non aveva mai avuto esperienze sul campo prima di allora e che si è proposta spontaneamente e a titolo gratuito per dare aiuto ai concittadini più bisognosi.

“Durante i mesi del lockdown sono stati davvero tanti a rivolgersi a noi: non solo le persone che abitualmente ci chiedevano aiuto –spiega Marco Tribuzio, direttore del Banco delle opere di carità- ma anche tanti altri, che non avevano mai fruito del nostro servizio: soprattutto commercianti o quanti lavorano a giornata, che con la pandemia hanno ridotto o, addirittura, perso la propria attività”.

L’ingente mole di lavoro della “rete della solidarietà” è, poi, tutto d’un tratto diminuita. “A fine giugno, con la riapertura delle attività commerciali e produttive –aggiunge Tribuzio- tutto sembrava essere tornato alla normalità. Sono stati pochi i nuclei familiari che hanno continuato a richiedere il nostro supporto”. Basti pensare che nel solo mese di aprile, i pacchi di aiuto consegnati in città ammontavano a 860: lo stesso numero di che tra maggio e luglio.

Una riduzione considerevole delle richieste di aiuto, dunque, ma soprattutto un sospiro di sollievo per buona parte delle 850 famiglie che, nei mesi precedenti, sono state costrette a ricorrere al sostegno alimentare.

“Durante la prima ondata ce la siamo cavata bene -afferma Tribuzio- ma dobbiamo ringraziare i tantissimi volontari, spesso alla loro prima esperienza, che ci hanno supportato e le numerose offerte pervenute da aziende e privati cittadini. Senza dimenticare il sostegno prioritario del governo, che ha stanziato circa 400mila euro solo per Bitonto tra voucher e aiuti alimentari”.

Nelle ultime settimane la rete della solidarietà si è dovuta rimettere in moto: l’aumento consistente dei contagi ha, infatti, causato ulteriori restrizioni, per certi versi simili a quelle vissute la scorsa primavera.

L’obiettivo principale del team guidato da Marco Tribuzio è, ora, preservare la struttura organizzativa che ha operato nei mesi passati, evitando soprattutto le incertezze della prima ondata.

“Questa volta siamo chiamati ad affrontare una situazione che già conosciamo. Contare sull’esperienza maturata ci consente di rendere il lavoro un po’ più semplice. Quello che ci preoccupa di più, invece, è constatare che se un anno fa, solo attraverso la distribuzione di pacchi alimentari, venivano consegnati, nel nostro territorio, aiuti alimentari per circa 14.800 persone, adesso siamo arrivati a 28.000”.

Un numero raddoppiato in soli dodici mesi. Un dato che fa comprendere la gravità dell’emergenza economica e alimentare. 

Il timore è che la situazione possa continuare a peggiorare. “Per fortuna, ad oggi, non ci sono pervenute richieste da persone differenti rispetto a quelle che hanno ricevuto il nostro aiuto in passato, ma l’elenco dei ‘nuovi poveri’ potrebbe tornare a crescere da un momento all’altro -spiega Tribuzio- anche a causa della sospensione, ad ottobre, dell’erogazione del reddito di cittadinanza”.

È molto probabile, dunque, che le famiglie rimaste senza reddito comincino a richiedere aiuti alimentari alla “rete della solidarietà”, in attesa di ulteriori sostegni da parte del governo. “La nostra macchina organizzativa è di nuovo in piedi. Ci avvarremo sia dei volontari, che hanno operato con noi in passato, sia di persone con cui abbiamo avviato collaborazioni stabili. In città siamo in contatto con le parrocchie e il comune per elaborare un nuovo modello operativo per un’eventuale nuova emergenza. Di certo, il nostro impegno non si ferma qui”, assicura Tribuzio.

Nelle immagini, i volontari del Banco delle opere di Carità di Bitonto