Un’informazione “potabile” nell’era delle fake del populismo

La lezione del direttore dell'Avvenire, Marco Tarquinio, sui rischi della comunicazione politica inaugura i corsi di Scienze poltiche all'università di Bari

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Il giornalismo non è morto, nonostante le fake news che ne minacciano l’esistenza. Un buon giornalismo e una buona democrazia procedono di pari passo; ma il livello di quest’ultima si misura anche dalla ricerca della verità, che non è sempre ciò a cui crede la maggioranza. Un’informazione che torni a in-formare, nel senso letterale di formare dall’interno i cittadini, sarebbe un valido antidoto sia al relativismo di chi sostiene che non c’è alcuna verità assoluta, perché tutto è opinione, sia al fondamentalismo di chi pretende di possedere totalmente ed esclusivamente la verità”.

Così Marco Tarquinio, direttore dal 2009 dell’Avvenire, storico quotidiano cattolico, voce della Conferenza episcopale italiana. Intervenuto all’inaugurazione dei corsi di Scienze politiche, presentati dal direttore del dipartimento Giuseppe Moro, ha svolto un’interessante relazione su un tema di straordinaria attualità, “La comunicazione politica al tempo dei populismi e del ritrovato parlamentarismo”, rivolgendosi ad un’aula gremita di studenti.

L’attuale, grave impasse della politica è dovuto, certamente, alla difficoltà dei problemi che le nostre società complesse pongono sul tavolo, ma anche alla perdita, da parte dei cittadini, della capacità di discernimento: l’arte di vagliare, setacciare e distinguere. Precondizione indispensabile per la costruzione di una coscienza sociale matura, grazie a cui custodire il sapere pratico, la memoria e il patrimonio valoriale di una comunità, oggi è stata sostituita dal potere più seduttivo dei post e delle immagini sui social, che arrivano subito al cuore e alla mente e – diciamolo pure – alla pancia degli elettori.

Il web ha avuto un peso non secondario nel depotenziare il fondamento e la finalità stessa dell’agire politico, macchiato da molteplici forme di corruzione. Il fascino del male viene amplificato dal web nella vita sociale e politica, ma obbedire a queste logiche lascia più vuoti e più delusi di prima, perché il male usa e poi accusa chi lo compie. Se il fondamento di una giusta e sana convivenza è la relazione tra cittadini, allora il giornalismo può contribuire alla cultura dell’incontro, al bene comune, a una democrazia effettiva e partecipata”, spiega Tarquinio.

Analizzando, quindi, il rapporto tra comunicazione politica e populismo, Tarquinio si è posto il problema di chiarire il senso stesso di questo fenomeno. Cosa sono, in fondo, i populismi se non rigurgiti generatisi all’interno delle democrazie occidentali in opposizione all’establishment, come onde burrascose che si infrangono su governi e istituzioni? Che altro se non una sorta di amplificatori del dissenso, delle grida di protesta che si levano dalla società? È singolare, tuttavia, che, nonostante l’origine comune, i movimenti populisti conoscano, nella pratica politica, divaricazioni anche radicali e declinazioni molto variegate. Per intenderci, il Front National di Marine Le Pen non è il movimento ungherese di Viktor Orbán, il nazionalismo polacco di Andrezej Duda ha ben poco da spartire con Podemos di Pablo Iglesias in Spagna. Cosa accomuna, verrebbe da chiedersi, il partito Alternativa per la Germania di Bernd Lucke ai separatisti del Regno Unito di Nigel Farage, o al M5S e alla Lega?

Il direttore dell’Avvenire, Marco Tarquinio, all’università di Bari

I fenomeni populistici, dall’Ottocento ai giorni nostri, sono il risultato di una classe dirigente che consolida i propri privilegi ed è divisa sulle riforme. Ma anche una sorta di malattia senile della democrazia, il sintomo di una crisi di rappresentanza che attenta alla forma più che alla sostanza. Lo abbiamo visto con la crisi dei subprime americani del 2007: di lì sono derivati la rabbia, la paura, l’impoverimento delle classi medie per l’alto tasso di disoccupazione, la deflazione, le migrazioni, l’aumento delle spese militari e le conseguenti misure di austerità che mettono in ginocchio le economie nazionali”, precisa il direttore dell’Avvenire.

Nell’era della comunicazione digitale il giornalismo diventa “orizzontale”: tutti possono, con un cellulare, fotografare, filmare situazioni, raccogliere voci e testimonianze e, quindi, mettere in rete notizie e interviste, creare avvenimenti. Internet crea l’illusione che qualsiasi notizia per il solo fatto di circolare sia vera. Siamo entrati in quella che il sociologo francese Gèrald Bronner (La démocratie des crédules, Presses Universitaries de France, 2013) ha ribattezzato come l’era della “democrazia dei creduloni”. L’orizzontalità delle informazioni e l’ampliamento delle fonti rende ancor più decisiva la responsabilità della verifica.

Il giornalismo sta cambiando profondamente. Con l’avvento del web, le news sono diventate come l’aria che respiriamo. Così, se diminuiranno gli scarichi inquinanti l’aria sarà più pura. Questa è la sfida: fare tesoro degli errori e delle omissioni per promuovere un’informazione sana e raccontare la realtà nella sua complessità”, prosegue Tarquinio.

Le notizie devono essere valutate e presentate in maniera chiara, anche a livello scientifico, perchè possano essere assimilate in maniera corretta. “Il giornalismo dei fatti può essere l’antitesi della postverità, la possibilità di iniziare la giornata con un punto di vista originale e meno ideologizzato, senza correre il rischio di essere esposti alle fake diffuse il giorno prima”. Il caso dei vaccini è emblematico di una tendenza che sembra procedere in direzione nettamente opposta alla verifica dei fatti (fact checking).

Assistiamo all’avvelenamento dei pozzi d’acqua potabili dell’informazione: nell’era della massima informazione, l‘apparire di bolle informative indipendenti le une dalle altre sviluppa l’attitudine a prestare attenzione agli eventi solo quando sono in linea con le nostre attese”, conclude il direttore dell’Avvenire.

Il giornalismo dell’alba è la dimostrazione che la realtà del fare informazione, basandosi sui fatti, vincerà sull’informazione fondata solo sulle opinioni. All’alba il fatto, nella sua essenza oggettiva, si impone più facilmente sull’opinione. Il tempo a disposizione che si ha all’alba può essere impiegato efficacemente coinvolgendo, spiegando, anticipando, avvertendo, rassicurando, sintetizzando, illustrando, consolando, sorprendendo, anche divertendo, emozionando e insegnando.

Non dimenticando che la stessa informazione è in continua evoluzione e che la rete delle notizie va adeguatamente monitorata. La sfida dell’informazione è anche questa: andare avanti, muoversi per trovare nuove notizie, nella consapevolezza che dalle ingiustizie può nascere una corrente di solidarietà, di fraternità, che risana il male compiuto e genera nuove prospettive di crescita.

Al termine dell’incontro, alcuni studenti del dipartimento hanno illustrato il progetto No plastica, distribuendo, a colleghi e relatori, borracce di alluminio. Un segnale concreto che dice due cose: la salvaguardia dell’ambiente sta diventando una priorità nelle aule universitarie e che ridurre l’uso della plastica ha il chiaro obiettivo di promuovere l’acqua pubblica. Già da qualche mese l’Università e il Politecnico hanno installato fontanelle d’acqua per permettere agli studenti di riempire la propria borraccia. Qualcosa, finalmente, inizia a muoversi.