Il vero amore al tempo delle geishe

Dopo “Il Conte”, Barbara Buttiglione torna al romanzo con “L’ho chiesto alle stelle”, singolare omaggio alla raffinata letteratura giapponese

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Da circa mezzo millennio gli occidentali intrattengono feconde relazioni, commerciali e culturali, con l’estremo Oriente e, nella fattispecie, col Giappone. Fin da quando i missionari cattolici, spagnoli e portoghesi, approdarono sulle coste di questa terra dai costumi semplici e sobri, la cui vita quotidiana era (e, in parte, lo è ancora) scandita dal succedersi regolare dei cicli naturali.

Nel corso dell’Ottocento e durante tutto il secolo scorso, l’Europa è stata sedotta dalle civiltà orientali, che ne hanno influenzato non solo le arti figurative, ma anche l’architettura. La moda delle cosiddette “giapponeserie” ha invaso financo l’oggettistica, l’arredamento e i mobili, modellati sul repertorio orientale.

L’interesse e la sconfinata ammirazione per le storie e i romanzi della cultura giapponese hanno spinto la scrittrice Barbara Buttiglione, operatrice culturale e presidente dell’associazione culturale Ante Litteram, a fare tesoro della propria conoscenza della letteratura della terra del Sol Levante. Ne è venuto fuori un tessuto i cui fili ripercorrono una coinvolgente ed emozionante storia d’amore fra una geisha e due soldati britannici nella Londra del 1885.

Edito da L’Erudita Edizioni il romanzo, intitolato “L’ho chiesto alle stelle”, è stato presentato a Bitonto, nel corso di un incontro moderato da Fabiola Barile. “Dopo la scrittura de ‘Il Conte’, il mio esordio letterario, mi sono presa una pausa di riflessione e, incoraggiata dai miei amici, dai lettori e soprattutto dal mio compagno Pino, in due anni ho tradotto in romanzo il debito che da sempre nutro nei confronti della cultura giapponese”, ha esordito Buttiglione, precisando che “lo stile del mio nuovo romanzo è elegante, avvolgente e, a tratti, sensuale, capace di fondere aspetti peculiari della cultura giapponese, ponendoli a confronto con quelli della civiltà occidentale”.

Ma andiamo subito alla trama del romanzo, passandone in rassegna i personaggi: al centro della scena, la figura della protagonista Mizuko, esile fanciulla orientale e figura che funge da trait d’union fra il fascino e l’esotismo, propri della cultura nipponica, e lo stile di vita della Londra di età vittoriana. All’interno di siffatta cornice narrativa, che vede i borghesi più altolocati, lontani da possibili sguardi indiscreti, dominati dalla frenetica ricerca di svago e piacere da soddisfare tra belle fanciulle, Mizuko passeggia per le strade di Londra, città nella quale aveva già soggiornato per un periodo.

Apostrofata da Madame La Fleur, tenutaria di una prestigiosa e ben nota casa di appuntamenti, come un’“esile fanciulla orientale”, Mizuko si discosta nettamente, nell’aspetto e nei modi, dalla stereotipata figura femminile che la vulgata occidentale tende ancora oggi a diffondere nel nostro immaginario.

Ben presto, infatti, la protagonista rivela la propria identità di geisha, ripercorrendo il rapporto con la sua ambasciatrice, da poco deceduta. Essere una geisha non significa, come pensano gli occidentali, vestire i panni di una meretrice bensì, a sentire la stessa giovane, intraprendere un severo apprendistato di nobili arti nipponiche tra cui il canto, le danze tradizionali, i complessi rituali della cerimonia del tè e gli spettacoli contornati dalla musica dello shamisen.

È possibile, tra le righe, scorgere alcune affinità con il personaggio di Chiyo, protagonista di Memorie di una geisha di A. Golden, donna dalla spiccata intelligenza e cultura, proprio come la Mizuko raccontata da Buttiglione. Le vite dei due militari, Fairchild e il colonnello Worthington, protagonisti di una serie di eventi casuali verso rotte differenti, lontane dalla terra d’origine e dall’amata, si intrecceranno a doppio filo con quella di “Miss Mee”, nomignolo occidentalizzato della geisha, dalla quale fin da subito sono attratti.

“Uno dei grandi meriti della letteratura, d’altronde, è la possibilità, per chi scrive, di dar vita a mondi alternativi alla realtà che viviamo quotidianamente, consentendoci di vivere tante vite quanti sono i luoghi e le situazioni che immaginiamo”, ha proseguito la scrittrice.

Il comune sentimento che i gentiluomini provano per Mizuko, unito alla presenza del fato che interviene spesso nel determinare lo svolgersi degli eventi, porterà Fairchild e il colonnello Worthington, legati da un’amicizia fraterna, a entrare in competizione per contendersi la mano della ragazza venuta dall’estremo Oriente, il cui vero amato, in realtà, si trova in missione segreta per conto della corona inglese.

Le stelle, ingredienti salienti del romanzo, divengono emblema di un destino che governa le vite dei due lord e insieme di Mizuko. Quest’ultima, pur affrontando con inaudito coraggio le avversità della sorte, consulta sempre il parere degli astri e mette per iscritto preghiere e desideri sui cosiddetti tanzaku, cartoncini colorati da riporre sui rami di bambù ogni settimo giorno del settimo mese dell’anno, come prescrive la leggenda nipponica.

“Mi ritengo davvero fortunata ad aver conosciuto due splendide persone quali gli editori Giulio Perrone e Antonio Surseri, incontrati a Bitonto in occasione della presentazione della loro nuova linea editoriale. Non ho avuto dubbi su dove spedire il manoscritto del romanzo”, ha concluso.

In un’epoca di “paura del diverso”, in cui l’uomo tende a interpretare tutto ciò che non rientra nella propria esperienza diretta come un pericolo, se non addirittura una minaccia anche mortale, questa storia di amori appassionati ci permette di andare al di là delle barriere culturali e storiche.

Perché l’amore, in quanto tale, non prevede alcun annullamento della differenza, ma esiste e perdura in essa, cancella ogni pregiudizio che continua ad alimentare, ancora oggi, tanti conflitti che sconquassano le società contemporanee.