Quando Minerva vegliava dall’acropoli sul destino della gens bitontina

L’esistenza di una piazza dedicata alla divinità pagana testimonia la speciale venerazione nei suoi confronti nella Bitonto antica

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Una caratteristica tipica delle polis greche e delle città d’epoca romana era la devozione a una particolare divinità. Spettava a questa proteggere i cittadini e difendere la comunità da epidemie e guerre. Ogni divinità possedeva uno specifico “talento”: Poseidone, ad esempio, era il dio del mare, Eolo del vento, Ares della guerra. Non solo i grandi centri come Atene, Sparta, Corinto e Roma si affidavano alla protezione di un nume tutelare, ma anche quelli più piccoli, che dipendevano dalle città egemoni. Bitonto non faceva, certo, eccezione e in epoca romana era devota alla dea Minerva (per i greci, Atena).

Minerva era la divinità della giustizia nella guerra, della saggezza e anche la protettrice degli artigiani. Uno degli Inni Omerici, raccolta pseudo-omerica, è dedicato proprio ad Atena: “Inizio a cantare Pallade Atena, signora dell’acropoli, terribile: a lei e ad Ares sono care le imprese di guerra, il sacco della città, le grida e le battaglie; è lei che protegge l’esercito, quando parte e ritorna. Salve, dea: concedici fortuna e felicità”.

Da cosa si deduce che Bitonto venerasse Minerva?

L’odierna piazza Minerva, nei pressi della chiesa di San Francesco della Scarpa, è una testimonianza unica. Qui doveva sorgere un piccolo tempietto in onore della dea. Del tempio non resta nulla, se non piccolissimi frammenti che ne attestano la presenza nel tempo antico.

Questo tempietto sorgeva nella parte più alta della città. Era tipico, per le polis greche e per le città romane, collocare i monumenti più importanti e, tra questi, quelli dedicati al culto degli dei, nella parte più alta del territorio, l’acropoli. L’esempio più importante è il Partenone ad Atene.

La zona in cui sorge la chiesa di San Francesco della Scarpa, con molta probabilità doveva essere la piccola “acropoli” della Bitonto romana.

È anche attestato che Bitonto dedicasse delle feste in onore di Minerva. I romani le celebravano dal 19 al 23 marzo: la cosiddetta Quinquatria.

Non sappiamo se a Bitonto si festeggiasse allo stesso modo dei romani o se alla dea fossero riservati riti diversi, minori e meno conosciuti. Si può certo dire che a Minerva i bitontini-romani rivolgevano le loro invocazioni.

Il culto per la Minerva pagana si è poi trasformato, con passaggi molto lenti e complessi, in quello per la Madonna cristiana. L’esistenza di piazza Minerva deve farci riflettere su quanto antiche siano le radici della città di Bitonto.

Come dimostra un frammento archeologico, per quanto piccolo ed insignificante: quello relativo al tempietto di Minerva, che mostra un lato di una Bitonto ormai dimenticata, ma certo da riscoprire.