In questi giorni, segnati da temperature particolarmente rigide, l’Ambulatorio Popolare di Barletta, realtà di volontariato che da anni rappresenta un presidio di solidarietà, mutualismo e sostegno per le persone più fragili o in difficoltà economica, ha lanciato un appello alla comunità cittadina a donare coperte e latte destinati ai senzatetto. E la risposta è stata davvero positiva: un’ondata di solidarietà sorprendente, che dimostra come l’attenzione e la cura verso il prossimo sia ancora una scintilla viva nelle coscienze degli adulti; un impeto benefico che finisce per illuminare anche il cammino dei più piccoli.
Il riscontro più entusiasmante è giunto, infatti, proprio dal mondo delle scuole; in particolare dall’Istituto comprensivo Modugno – Moro e dal Circolo didattico Niccolò Fraggianni, che hanno risposto all’appello attraverso i canali social, consentendo agli alunni di vivere l’esperienza della donazione e della condivisione, anche grazie all’aiuto di docenti e genitori.

“Ricevere aiuti direttamente da bambine e bambini, constatare l’attenzione delle insegnanti, la cura con cui hanno spiegato ai loro alunni il senso di questa iniziativa, lascia un segno profondo. La risposta della cittadinanza è stata ampia, ma quella delle scuole ha avuto un valore simbolico speciale: è educazione civica praticata, non raccontata. È la dimostrazione che la solidarietà può essere trasmessa e vissuta fin dalla più tenera età”, spiega il presidente dell’Ambulatorio Popolare Cosimo Matteucci.
Tutto quanto raccolto attraverso questa catena di solidarietà è giunto, puntualmente, tra le mani dei destinatari: persone che vivono in condizioni di disagio, che hanno trovato nei luoghi abbandonati della città, nelle zone periferiche e poco frequentate, un giaciglio di fortuna, in cui ripararsi dal rigore del clima ma anche dalla diffidenza della gente.
Si tratta di posti battuti costantemente dai volontari dell’Unità di Strada, un progetto che l’Ambulatorio Popolare porta avanti da anni, grazie alla solidarietà espressa non a parole ma nei fatti, da numerosi volontari, che indossano, nelle giornate dedicate all’iniziativa un gilet catarifrangente per distinguersi nella notte. Perché è proprio nelle ore notturne, quando calano il buoio e il silenzio, che i volontari agiscono.

“L’uscita dell’Unità di Strada comincia molto prima di salire in macchina. Prima c’è la preparazione delle buste da consegnare: alimenti, latte, quando possibile un piatto caldo, fazzoletti di carta, spazzolini e dentifricio, sacchetti per i rifiuti. Poi si carica tutto sull’auto, insieme alle coperte, e si parte. Immergersi nella notte delle persone senza dimora significa entrare in una sorta di bolla, un mondo sospeso, separato da quello che consideriamo normale. Al rientro serve sempre del tempo per riadattarsi. Un mondo anche potenzialmente pericoloso, con regole non scritte che bisogna conoscere e rispettare. Chi fa Unità di Strada deve avere coraggio, lucidità, capacità di leggere le situazioni e, in alcuni casi, anche la prontezza di tornare indietro rapidamente. Non è un volontariato semplice né romantico ma necessario”, spiega Matteucci.
La grande maggioranza di senza dimora presenti in questi spazi è composta da migranti stranieri. Il desiderio di offrire loro aiuto è forte, ma è fondamentale scegliere modalità di comunicazione adeguate, per evitare effetti controproducenti e scongiurare la percezione di una “invasione” del territorio. Un rischio da evitare anche – e soprattutto – in nome della carità. E così che l’Ambulatorio ha calato sul tappeto il suo asso nella manica: Kerkach Lahlali, un mediatore culturale arabofono, che vive da molti anni a Barletta con la sua famiglia ed è stimato nella comunità araba e nella moschea.

In breve tempo è divenuto una figura centrale per l’Unità di Strada. Grazie a lui, i volontari riescono a comprendere meglio i bisogni delle persone che soccorrono, ma soprattutto a costruire fiducia. “Molte delle persone che incontriamo di notte sono anche utenti della ‘colazione popolare’. Di giorno ci raggiungono in piazza Plebiscito, dove diventa più facile parlare, confrontarsi, creare relazioni. Una vera catena di umanità e solidarietà: alcuni dei ragazzi che aiutiamo, quando non lavorano nei campi a causa del maltempo, vengono a darci una mano come volontari”, precisa il presidente.
Il volontariato è un atto di coraggio, silenzioso, mai esibito. Crederci, ancora oggi, dimostra quanto, chi lo pratichi, abbia fiducia, ancora, in quello spiraglio di luce che illumina il mondo: la voglia di mettersi in gioco, di darsi agli altri, toccando con mano la dura realtà della vita.

La fragilità e l’abbandono non sono concetti astratti: hanno volti reali, spesso nascosti nel buio della notte, un buio che pesa quanto l’indifferenza che alimenta l’egoismo e la tentazione di voltarsi dall’altra parte. Eppure, se scegliamo di non distogliere lo sguardo, sappiamo già dove guardare: ciò che conta è davanti ai nostri occhi. Diventare volontari dell’unità di strada, ad esempio, è più semplice di quanto si immagini. Basta recarsi in una delle sedi – in particolare in Piazza Plebiscito 56 – e chiedere di essere inseriti nel gruppo. Da lì inizia un percorso accompagnato: si viene affiancati, guidati, messi nelle condizioni di capire come e dove poter essere utili.
L’Ambulatorio vive di molte attività diverse e offre spazio a forme di impegno altrettanto varie. C’è posto per chi desidera mettersi in gioco, per chi vuole ascoltare, per chi sente il bisogno di restituire qualcosa alla propria comunità.

Proprio in questi giorni l’offerta dell’Ambulatorio si è arricchita di una nuova iniziativa: si tratta degli Assistenti di Quartiere, un servizio gratuito rivolto a persone anziane, con disabilità, difficoltà di deambulazione o fragilità socio‑economica, realizzao in collaborazione con il Comune di Barletta e i Servizi Sociali. Le assistenti e gli assistenti – beneficiari dell’assegno di inclusione – forniscono supporto nelle attività quotidiane: accompagnamento per passeggiate o commissioni, momenti di conversazione e lettura, consegna della spesa e di beni essenziali, aiuto alla mobilità anche per chi utilizza la carrozzina.
Il servizio è attivo in via sperimentale nel quartiere Santa Maria, con l’obiettivo di estenderlo ad altre zone della città. Per accedere basta recarsi al Punto di Ascolto in Piazza Plebiscito 56 o chiamare i numeri 0883 015862 / 347 6569576. Un nuovo, significativo tassello della proficua attività svolta dai volontari dell’ambulatorio. “Quello che chiediamo ai nostri volontari – conclude il presidente Matteucci – non è eroismo, ma presenza, continuità e rispetto.”




