Il talento di Marchioni non è un “pesce d’aprile”

All'attore, protagonista di "Ghiaccio", il nuovo film della coppia Moro-De Leonardis, è stato assegnato al Bif&st il Premio Vittorio Gassman

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Distribuito a Roma, arriva al Bif&st fresco di sala Ghiaccio, il nuovo film del cantante Fabrizio Moro e di Alessio De Leonardis, che segna il debutto alla regia del cantautore esibitosi a Sanremo e premiato per il testo proposto. Vinicio Marchioni, protagonista del film, è stato invitato a salire sul palco del Petruzzelli per ricevere il Premio Vittorio Gassman come miglior attore protagonista. Visto che era il primo aprile, Marchioni ha temuto fosse un “pesce d’aprile”, suscitando l’ilarità del pubblico con la sua reazione di sorpresa. Eppure, il premio non poteva che andare a lui, per la sua straordinaria interpretazione.

Marchioni interpreta il ruolo di un ex pugile, di nome Massimo, pieno di rimpianti, problemi, sensi di colpa per una carriera professionistica che ha mandato all’aria con i suoi sbagli. Ora cerca di insegnare tutto quello che sa ad un ragazzo, ad un suo allievo, in cui vede non solo del potenziale ma anche il riflesso di quello che era lui stesso un tempo. Ma anche il giovane rischia di gettare alle ortiche il suo talento, perché alla ricerca di coloro che hanno ucciso suo padre anni prima. “Per il loro primo film Moro e De Leonardis hanno pensato subito a me per il ruolo di Massimo. Mi hanno fatto leggere la sceneggiatura e io sono rimasto colpito dall’umiltà e dalla serenità con cui il mio personaggio affronta il suo fallimento”, racconta Marchioni a Maurizio Di Rienzo e al pubblico del Petruzzelli, accoccolato sulle poltrone di velluto della platea.

Vinicio Marchioni stringe tra le mani il Premio Vittorio Gassman

Massimo ha deciso di diventare un padre di famiglia, di affrontare una vita di sacrifici, di alzarsi ogni giorno alle quattro del mattino – continua Marchioni, parlando del suo personaggio – per scaricare le cassette di frutta al mercato. Tanti sacrifici per continuare a occuparsi di pugilato, perché un pugile resta un pugile per tutta la vita. E i valori che ha acquisito durante l’attività sportiva cerca di trasmetterli ai figli e al giovane allievo”. Un film che colpisce per il suo tono cupo, così dissimile dai film di Rocky cui potrebbe per certi versi somigliare. “C’è una frase del film – spiega Marchioni – che trovo emblematica. Quando finalmente il suo allievo vince sul ring e diventa professionista, il protagonsita dice: questa sera abbiamo vinto tutti, riferendosi non solo al giovane pugile e a se stesso ma anche all’intera comunità della borgata romana del Quarticciolo dove vive, in un periodo, la fine degli anni ’90, in cui erano lontani i tempi della pandemia e della guerra che avrebbero reso le persone più chiuse in se stesse, più egoiste, più lontane e più aggressive”.

Il ruolo per il quale ha vinto il premio ha richiesto davvero grandi sacrifici e una preparazione atletica non indifferente: “Mi sono allenato per tre mesi, due volte al giorno nella palestra di Giovanni De Carolis, campione del mondo dei pesi supermedi, mentre mia moglie Milena Mancini mi sottoponeva a una dieta ferrea. Tra l’altro, poco prima di iniziare il film, avevo avuto un problema alla spalla sul set della miniserie ‘Alfredino – Una storia italiana’ e proprio De Carolis, insieme al suo fisioterapista, mi hanno aiutato a rimettermi in sesto e proseguire nella preparazione. È stata veramente dura, il primo mese non dormivo per i dolori” racconta Marchioni, con un sorriso che lascia trasparire una grande umiltà e la grande fatica che ha comportato un ruolo tanto complesso.

L’attore non può che esprimere un giudizio estremamente positivo sul lavoro di regia di Fabrizio Moro e Alessio De Leonardis: “Davvero una bella coppia. Fabrizio è un raccontatore di emozioni che fino ad ora aveva affidato solo alle canzoni. Mentre Alessio De Leonardis, del quale è amico da anni e che è stato regista dei suoi videoclip, conosce la tecnica cinematografica, Fabrizio seguiva la recitazione. Ogni tanto alzava la testa dal monitor, si dirigeva verso di noi e ci dava indicazioni emotive, tipo ‘qui devo piangere’, ‘qui devo innamorarmi’ e così via. Da questo punto di vista si è rivelato un grandissimo regista, diverso da molti altri”.

L’attore ha raccontato anche le difficoltà che ha incontrato a causa della sua balbuzie: “All’inizio, quando ero ancora uno sconosciuto, ha rappresentato un problema ai provini quando qualcuno poteva pensare ‘ma questo come pretende di fare l’attore?’ Il che era assolutamente lecito. Anche il primo anno di accademia è stato duro. Nel tempo, però, la mia balbuzie ha rappresentato per me la grande possibilità di imparare a parlare per tutta la vita. L’ho trasformata in un’arma in più: per superarla sul set, ho sempre imparato anche le battute degli altri per poi agganciarmi bene con le mie. Non nego, però, che ogni volta, prima di andare in scena, mi faccio sempre il segno della croce” conclude Marchioni. Non si può che augurare il meglio ad un attore tanto bravo, che presto sarà di nuovo a Bari con Chi ha paura di Virginia Woolf? al Teatro Piccinni.

Le foto sono tratte dal sito del Bif&st