L’amore ai tempi del fascismo celebra il talento di una giovane attrice

Con "L'ombra del giorno" di Giuseppe Piccioni, il Bif&st scopre una nuova promessa, Benedetta Porcaroli, e incorona un attore già consacrato, Riccardo Scamarcio

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Come sempre accade con ogni bela favola, anche questa tredicesima edizione del Bif&est volge rapidamente al termine, portandosi con sé il ricordo di giornate indimenticabili che ognuno vorrebbe tornassero presto. Perché – inutile negarlo – quando a Bari c’è il festival del cinema tutto cambia. Si respira un’aria insolita, vi sono molteplici occasioni di confronto tra generazioni diverse e si ha la possibilità di incontrare dal vivo attori visti solo attraverso lo schermo televisivo e cinematografico. Momenti irripetibili.

Mentre al Piccinni si analizza il legame tra Pasolini e la poesia, al Petruzzelli viene proiettato l’ultimo film di Giuseppe Piccioni. S’intitola L’ombra del giorno: il protagonista è Riccardo Scamarcio, vincitore del Premio Federico Fellini per l’eccellenza cinematografica. Accanto a lui la giovanissima e assai promettente Benedetta Porcaroli. Una ragazza che, certo, farà strada. Anche – si spera – al di fuori del panorama nazionale, dove riveste tutto sommato sempre gli stessi ruoli. Con una preziosa eccezione, nella quale si è rivelata davvero splendida, mostrando interamente ciò di cui può essere capace al di fuori della sua comfort zone: La scuola cattolica, il film sul massacro del Circeo, una delle pagine più oscure della nostra storia recente.

Benedetta Porcaroli

L’ombra del giorno parla di un fascista, ex soldato durante la prima guerra mondiale, che lavora nel suo ristorante. È fermamente convinto che la dittatura sia ciò che di cui il paese ha bisogno; ma presto una ragazza con un particolare passato gli farà cambiare idea, portandolo a tradire i suoi ideali. È una storia che si è già vista e che è stata spesso raccontata. E’ argomento di uno dei film più dibattuti della storia del cinema italiano, Tiro al piccione, film massacrato da destra e da sinistra. A fine proiezione, come di consueto, salgono sul palco i due attori, accompagnati da Felice Laudadio e dal regista Giuseppe Piccioni. L’incontro è moderato da Marco Spagnoli.

Piccioni ha sempre conquistato il pubblico con i suoi film, raccontando storie delicate e poetiche, col suo stile unico e trasversale, fatto di immagini dense di poesia. Il regista torna alle origini e ambienta il suo nuovo lavoro proprio ad Ascoli, che faceva da sfondo al suo primissimo lungometraggio, Il grande Blek, del 1987. Il legame che Piccioni sente nei confronti della sua terra natale è molto forte: “In questi anni – racconta – avevo sempre allontanato l’idea di tornare a girare nella mia città; un po’ per scaramanzia, poiché avendo ambientato lì il primo film mi sembrava che avrei dovuto chiudere un cerchio e, dunque, la mia carriera di regista”.

In realtà, inizialmente voleva ambientare il film a Roma. “Ammetto, però, di non essere partito con questo intento. La prima sceneggiatura, infatti, prevedeva che si girasse a Roma ma avevamo difficoltà a trovare la location adatta. Poi questa è una città difficile per il rumore, il caos e anche per i costi di produzione. Un giorno mi trovavo ad Ascoli, seduto al Caffè Meletti, e ho pensato che, per le sue caratteristiche, quel posto sarebbe stato perfetto per diventare il ristorante nel quale si svolge gran parte della vicenda. Così ho chiamato Riccardo Scamarcio, che era subentrato a un precedente produttore, gli ho inviato delle foto, si è convinto e ha lasciato che rivedessi la sceneggiatura per adattarla al nuovo set. Penso che sia stata una scelta felice perché, con la provincia, la storia ha acquisito una dimensione più universale”, racconta il regista, con il pubblico in religioso silenzio per cogliere ogni sua parola.

Riccardo Scamarcio con Felice Ludadio

Scamarcio non è stato solo il protagonista del film ma anche il produttore. Eppure, inizialmente doveva solamente recitarvi, anche se certamente con qualche problema in corso d’opera: “Ci stavo mettendo un po’ di tempo a leggere la sceneggiatura, tanto che a un certo punto Giuseppe mi ha chiamato per dirmi che avrebbe affidato il ruolo a un altro attore. Senonché quell’altro ha declinato l’offerta, io ho finalmente letto la sceneggiatura e ho trovato il copione bellissimo e la certezza che ne sarebbe risultato uno splendido film” spiega Scamarcio. Sul ruolo di produttore aggiunge: “Sono molto contento di averlo anche prodotto questo film; è un’opera pura nella sua essenza che trova un aggancio emotivo nelle persone. È un film non solo romantico perché mette in scena personaggi che non sono eroici, che hanno i loro limiti e le loro meschinità, ma verso cui l’autore mostra indulgenza sino ad assolverli, proprio come capitava in tanti capolavori di Scola o di Risi”.

Benedetta Porcaroli spiega: “Raramente mi era capitato di leggere una storia con personaggi di tale umanità. Spesso trovo delle semplificazioni nei personaggi che qui invece non ci sono. Benché il racconto sia in fondo semplice, vengono messi in scena conflitti profondi e complessi”. E sulla sua carriera: “Sono stata molto fortunata poiché ho avuto la possibilità di interpretare personaggi che ho amato, di sposare progetti in cui credevo e di lavorare con bravi registi e produttori che hanno creduto in me. Cerco storie che mi possano stimolare; ho voglia di fare cose nuove dalle quali possa imparare e che mi permettano di non ripetermi. Detto ciò, accettare ruoli così belli come quello del film di Piccioni è la cosa più facile del mondo”. Non ci resta che aspettare e scoprire cosa ha in serbo per noi questa giovane e talentuosissima attrice.

In alto, Giouseppe Piccioni, Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli. Le foto sono tratte dal sito del Bif&st