Zia Caterina tassista per amore dei più piccoli

Da una vita in giro sulle strade d'Italia, è giunta a Bitonto per riportare a casa un bambino reduce dalla terapia oncologica al Meyer di Firenze

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Devi ascoltare, non mi fare domande. Se vuoi, vieni a fare un giro in taxi con me”. Esordisce cosi Zia Caterina, nella vita Caterina Bellandi, la tassista più “sui generis” che ci sia in Italia. Mi sono preparato con tutti i crismi a intervistarla, ma questa donna prorompe e impone, col sorriso, di adattarmi a lei.

Giuro, mi manda in confusione, fa saltare il mio progetto; ma poi, pian pianino, riesco a seguirla, sopratutto a fermarla con i miei occhi. E cerco di toglierle quel vestito e di arrivare, districandomi, a capire la sua anima. C’è tanta gente ad ascoltarla. Siamo nel B&b San Lorenzo, a Bitonto, e tutta la famiglia dei gestori è lì, con gli sguardi pendenti e attenti che scrutano Zia Caterina. Da quasi diciotto anni, con una mise a metà tra Mary Poppins e una fata, dona aiuto e gioia ai bimbi colpiti da tumore e, specialmente, posa un’ala sulle loro famiglie, colpite da una tragedia possibile e impensabile allo stesso tempo, purtroppo in costante e continuo aumento.

caterina bellandi
Caterina Bellandi

Col suo taxi trasporta i piccoli e le loro famiglie da stazioni o aeroporti fino all’ospedale dei bambini “Meyer” a Firenze. E’ una tassista vera. Ha ereditato questo lavoro da suo marito, morto dello stesso male inguaribile poco meno di diciotto anni fa. In realtà, anch’egli aveva ricevuto in dono l’autovettura dalla mamma della sua prima fidanzata, anch’essa colpita dallo stesso male.
Di taxi variopinti, nel tempo se ne sono succeduti ben quattro. Il primo, a mo’ di monumento, è in un giardino del capoluogo toscano. Lo fece sistemare lì Matteo Renzi quando era ancora sindaco. L’attuale primo cittadino ha conferito a Caterina il “Fiorino d’Oro 2018”, il riconoscimento civico più importante, “perché da anni porta un sorriso ai bambini che accompagna in ospedale per le cure”. È una dinamite Zia Caterina, parla senza pause ed è difficile da inquadrare.

Il camper di “zia Caterina”

Si muove con i bambini che accompagna alle proprie case con il suo camper fornitissimo, grazie alle tante donazioni. Attualmente è in Puglia, con tre volontari che fanno parte del Progetto “Hagamos sonreir al mundo” (“Facciamo sorridere il mondo”). Ed ecco Santi e Annarella, marito e moglie entrambi argentini: un artista di strada e un insegnante di musica. Poi c’e’ Mauretto, trentino, di professione bancario, che si dona come clown.

Sono partiti dieci mesi fa dal sud dell’Argentina, per arrivare in Alaska e quindi in West Virginia, all’istituto di Patch Adams. Fanno clown terapia: entrano in scuole e ospedali per portare un sorriso. Volevano venire proprio nella nostra bella terra di Puglia e, così, Zia Caterina ha prestato loro il suo camper e li ha “sposati” col suo progetto “Milano 25 onlus”. Guardo questa donna intensamente, tocco la conchiglia che si erge fiera al centro del petto.

E’ il ricordo del cammino di Santiago fatto qualche anno fa con due famiglie di bimbi affetti da tumore: da Lourdes a Compostela, seguendo altri ragazzi in bicicletta e dormendo negli ostelli dislocati sulla strada. E quando le chiedo perché fa tutto questo, lei mi guarda e mi tocca il collo: “Ricorda che la morte è sempre presente -mi dice- e quando ti colpisce, tocca un tuo caro, allora capisci quale esperienza meravigliosa sia vivere accanto a chi ami. A me è successo con la fine di mio marito e, da allora, è nato in me questo bisogno di donarmi, di indossare la maschera dalla quale non mi separerò più”.

A Bitonto ha accompagnato un bimbo di quattro anni affetto da neoplasia, che era stato ricoverato a Firenze. E’ entrata nella sua scuola con i suoi amici e ha portato gioia. E’ qui insieme a tutta la famiglia. “Siamo qui, ci muoviamo insieme e viviamo insieme”, spiega. A Bari ha ricevuto il premio dalla fondazione dedicata a Luca Torricella per il progetto “Sorrisi itineranti”. Un premio in denaro che servirà per organizzare visite negli ospedali pugliesi, nei reparti di oncoematologia pediatrica, portando gioia, testimonianze positive, e speranza: un progetto di inclusione sociale di assoluta importanza che utilizza il mezzo TaxiHome, un camper multicolore attrezzato per accogliere bambini con patologie oncologiche e difficoltà a muoversi.

Il gruppo d volontari “al seguito” di Zia Caterina

“Il bello della vita è sfuggire ai canoni, far succedere le cose”, prosegue. E per far questo, Zia Caterina collabora con tante associazioni italiane. Vive, si muove, crea progetti, crea attenzione, attira curiosità.
“Quando la gente chiama un taxi e arrivo io, alcuni hanno paura, altri sono incuriositi, altri rinunciano, alcuni salgono”, dichiara Caterina. “E’ il mio mestiere che mi fa vivere, che rinnova il ricordo di mio marito, che mi consente di essere cosi come sono, con questo vestito svolazzante e fiorito”. “L’amore vince tutto”, chiude, preparandosi a ripartire con la sua gioiosa carovana. E va, va come una canzone.