Il transistor che stana le neoplasie l’ha inventato una scienziata barese

Il SiMoT, un dispositivo bioelettronico messo a punto dall'équipe di Luisa Torsi, rivela in anticipo i biomarcatori delle patologie progressive

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Si chiama SiMoT (Single-Molecule with a Transistor) ed è un transistor bioelettronico, di dimensioni millimetriche, capace di rilevare una singola molecola di proteina.

Questa nuova tecnologia, che rappresenta un risultato impensabile fino a poco tempo fa, avrà uno straordinario impatto nel settore della diagnostica medica, in quanto consentirà di individuare patologie progressive, come i tumori o le malattie neurodegenerative, non solo prima che i sintomi si manifestino ma addirittura appena l’organismo produce i primi bio-marcatori specifici.

Il successo di questa scoperta è tutto italiano e porta la firma della barese Luisa Torsi, docente di Chimica all’università di Bari, ed è il frutto della sinergia tra l’ateneo del capoluogo, l’università di Brescia, il CNR e il Csgi (Consorzio per lo sviluppo di sistemi a grande interfase).

Ricerca biomedica

In questo progetto di ricerca, durato oltre due anni, significativi sono stati anche i contributi di Gaetano Scamarcio, docente del dipartimento di Fisica e responsabile dell’istituto di Fotonica e nanotecnologie del Cnr di Bari, e Gerardo Palazzo, neodirettore del dipartimento di Chimica dell’ateneo barese.

Luisa Torsi, laureata in fisica, in passato si è già distinta per i suoi studi, ottenendo importanti riconoscimenti a livello mondiale. Nel 2010 è stata, infatti, il primo italiano e la prima donna a ricevere il prestigioso premio internazionale “Merck” nell’ambito delle Scienze Analitiche.

Tornando al SiMoT, questo bio-transistor è composto da un transistor, ovvero un componente elettronico che tecnicamente per sua natura amplifica un segnale, e da un elettrodo in cui sono stati integrati degli elementi di bio-riconoscimento che renderanno il dispositivo super sensibile e altamente selettivo. Con questo nuovo strumento sarà possibile individuare un singolo marcatore in un fluido biologico come il sangue, l’urina o la saliva. L’intuizione è scattata osservando come alcune cellule, attraverso la propria membrana, sono in grado di riconoscere singole proteine come ad esempio i ferormoni.

SiMoT
Il transistor. Credits: Eleonora Macchia

Si tratta di un risultato sorprendente. Le attuali tecnologie si limitano a rilevare al più centinaia di migliaia di marcatori. Proprio questo confronto rende l’idea della portata del SiMoT al punto che si può parlare di una vera e propria rivoluzione nel settore della medicina di precisione. Inoltre, un altro aspetto significativo e non di poco conto di questa nuova tecnologia è il suo essere relativamente economica: le dimensioni e la struttura del dispositivo ne consentono, in teoria, la produzione su vasta scala a costi contenuti.

Il dispositivo è, infatti, robusto e affidabile e pertanto facilmente impiegabile fuori dal laboratorio. Il suo utilizzo consentirà anche la riduzione della spesa sanitaria, limitando di molto l’uso di procedure particolarmente invasive come le biopsie ma anche per tenere sotto controllo le recidive, dopo per esempio l’asportazione di un tumore.

“Il prossimo passo – ha dichiarato Luisa Torsi – sarà quello di dialogare con aziende statunitensi e italiane per giungere alla realizzazione di un prodotto che possa diventare commerciabile e trovare così concreta applicazione”.

La rilevanza scientifica di questa nuova tecnologia è stata evidenziata anche da una recensione apparsa sulla prestigiosa rivista Nature, un motivo di vanto in più non solo per l’università di Bari ma anche per tutta la Puglia, a dimostrazione che, se ben sfruttate e messe nelle condizioni di lavorare con gli strumenti adeguati, le risorse umane del nostro territorio sono in grado di conseguire importanti risultati.

Anche in questo campo, la strada da percorrere, tuttavia, è ancora in salita. La ricerca, infatti, necessita di investimenti costanti e a lungo termine e il nostro Paese è ancora al di sotto della media europea. Una situazione che costringe molti dei nostri migliori cervelli a cercare fortuna altrove, spesso senza più fare ritorno a casa.

Nella foto in alto, la prof.ssa Luisa Torsi docente di chimica all’università di Bari