Canne tra i giganti Annibale e Dante

I luoghi della battaglia, alla quale allude il sommo poeta, meritano maggiore attenzione, per restituire ai visitatori il fascino di una così grande pagina di storia

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Perlustrando il nostro territorio pugliese, sempre più ci accorgiamo di quanto la storia e le storie, ma anche i paesaggi in sé, siano capaci di raccontare e tramandare ben più dei nomi e dei toponimi, più di ogni ‘definizione’. Nelle Puglie (chiamiamole sempre così, queste terre) ciò concepisci anche a Canne della Battaglia, se non soprattutto qui. Per due fondamentali ragioni.

La prima è legata all’importanza immensa di questo luogo, che fu noto e caro anche al padre Dante (qui i versi letti da Stefano Luci). La seconda riguarda la città di Barletta, comune nel cui territorio è inclusa la vecchia città di Canne, il centro del grande vescovo e santo Ruggero, il santo di Barletta ancora oggi ma che come vita e storia, legate al luogo, racconta già di per sé un’identità tutta autonoma e individuale.

Una celebre riproduzione della vittoria di Annibale sulle legioni romane

L’identità, appunto, della stessa Canne. Oggi dici “Canne della Battaglia” e magari solo i più saputi sanno affibbiarla alla leggendaria memoria della famosa ed omonima battaglia, ad esempio. Quella che vide trionfare Annibale. E Barletta? Dici il nome di questa città e dici un patrimonio infinito di storia, arte e cultura. La città della celebre disfida, del pittore impressionista De Nittis, del bellissimo castello da dove Federico II partì per la sua crociata, in tempi più recenti anche patria dell’indimenticabile Pietro Mennea.

Ed area anche di Canne, apparentemente defilata dal contesto centrale dell’attuale Barletta ma ben viva nel tracciato culturale e storico della città, pur rispettando quell’antica autonomia di cui si è detto. Ben strutturata a livello museale l’area archeologica, inaugurata da Aldo Moro in persona a suo tempo, anche questo particolare che non poco dice della rilevanza del posto e del luogo per tutto il Sud. Ovviamente, tanto si può e si deve fare di più.

Se più che egregiamente tenuto è il museo, che illustra i diversi passaggi storici (dall’età antica a quella medievale), richiede un’indispensabile e maggior cura il sito vero e proprio, imperioso e fascinoso quanto si vuole – specie per quel suo dominare l’Ofanto che sfocia nel “lago di Venezia”, l’Adriatico- però meritevole di un allestimento più adeguato in termini didattico-illustrativi (pannelli e indicazioni). Non foss’altro perché non certo di soli coltissimi visitatori può vivere un insediamento così importante.

A proposito dei nomi dei luoghi, ecco il già citato Ofanto, il celebre fiume amato dal poeta Orazio, lucano ed apulo insieme, lui che era nato a Venosa (Pz), in pieno Vulture, terra vicina anche a Canne, a metà tra le identità. Per Orazio l’Ofanto-Aufidus è “tauriforme”, per via del suo sinuoso corso. Ma l’Ofanto ci porta anche a districarci attraverso le curiosità storiche circa l’effettiva localizzazione della celebre battaglia cui fa riferimento Dante (XVIII canto dell’Inferno), quella della seconda Guerra Punica in cui i romani -che il sommo poeta appella “troiani” perché discendenti di Enea- persero nel 216 a.C. contro il grande generale cartaginese per la sua arcinota (ed ancora oggi studiata per le sue virtù di tattica militare) manovra “a tenaglia”, capace di sorprenderli tragicamente, con immani perdite e catastrofi. Come noto, una delle disfatte più cocenti per Roma, assieme a quella più tarda di Varo contro i germanici di Arminio a Teutoburgo nel 9 d.C.

Cosa sarebbe accaduto se i romani avessero vinto nei territori dell’attuale Germania? Si dice sempre che la storia non si fa con i se ed è vero, ma spesso ci si è interrogati su ciò. Un’Europa, allora praticamente un mondo (“il” mondo) tutto latino cosa avrebbe comportato? Sicuramente più pace: allora e, soprattutto, nei secoli a venire. Lutero, le guerre di religione, persino Hitler: ci sarebbero stati? Chissà. Ma non divaghiamo troppo, tra spazi e tempi (anche questo è viaggiare!).

Quale la curiosità storica su Canne, cui si alludeva? È presto detto. C’è stato, in tempi non lontani, chi ha obiettato circa l’autentico fiume al centro dell’epico episodio d’arme. E così, smentendo secoli di ricerca e certezze, ci sarebbe chi propenderebbe per il Fortore al posto dell’Ofanto, ossia il fiume foggiano, dunque più a nord. C’è da dire che, in realtà, la quaestio non pare esondare (è proprio il caso di dire!) dai confini della pubblicistica locale, non raggiungendo mai con piena convinzione ambiti di ricerca di un certo spessore o addirittura accademici.

Il museo archeologico a Canne della Battaglia

Secondo queste teorie, il rilevante evento avrebbe avuto luogo negli attuali territori di Carlantino o Castelluccio Valmaggiore (e sì, perché le ipotesi sarebbero anche due), borghi ubicati nel foggiano ‘estremo’, nel nord del Subappennino dauno, quando le Puglie cominciano a guardare al Molise, una fetta di territorio dominata dalla scenografica diga di Occhito e dal conseguente lago artificiale, che prende le acque proprio dal Fortore.

A prescindere da questi ‘dettagli’, Canne è nella memoria della storia universale grazie ad Annibale e in quella della letteratura grazie a Dante. Una terra piccola ma dove passano i giganti, a quanto pare.

Le immagini del sito archeologico relativo alla Battaglia di Canne sono tratte dal sito del MIBACT