Avvocata e attivista per i diritti umani, Cathy La Torre è protagonista della conferenza‑spettacolo Tutte le volte che le donne, in programma domani, venerdì 13, ore 21, al Petruzzelli. Un appuntamento che intreccia racconto civile e scena teatrale per riportare alla luce figure femminili cancellate dalla memoria collettiva e smontare, pezzo dopo pezzo, i linguaggi del potere che hanno contribuito a quella rimozione.
Per La Torre, il linguaggio non è un semplice strumento: è un terreno di conflitto. «In tribunale ho capito che basta una parola per cambiare il peso di una storia», racconta. Il teatro, però, le ha mostrato qualcosa in più: che le parole non si limitano a descrivere la realtà, ma la costruiscono. Pronunciare “femminista” senza esitazioni, nominare donne come Tabitha Babbitt o Fatima al‑Fihri, significa restituire loro esistenza politica e storica.
Portare questi temi sul palco, spiega, permette di trasformare concetti spesso confinati nei tribunali o nei social in esperienza viva. «A teatro non puoi scrollare: devi restare lì, con quelle storie e con te stesso». È un luogo dove l’empatia precede la legge, dove ironia e ferita convivono per non anestetizzare né sovraccaricare il pubblico.
Nel dibattito sulla libertà di espressione, La Torre individua un grande equivoco: confonderla con l’assenza di conseguenze. «È sempre stata una questione di potere: chi può parlare, chi viene ascoltato». Il suo obiettivo? Innescare consapevolezza e, soprattutto, azione. «Cambiare si può. Si deve». I biglietti sono su Ticketone e nei punti vendita autorizzati. Per informazioni: 328.351.94.02.



