Il Tribunale di Bari ha emesso dodici condanne nei confronti dei militanti di CasaPound responsabili dell’aggressione avvenuta il 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà. Il collegio presieduto dal giudice Ambrogio Marrone ha riconosciuto i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, previsti dagli articoli 1 e 5 della legge Scelba. Nel capo d’imputazione si parla esplicitamente di “metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”.
Le pene variano da un anno e mezzo a due anni e mezzo di reclusione, con l’aggiunta della privazione dei diritti politici per cinque anni. Sette imputati sono stati condannati anche per lesioni ai danni dei manifestanti antifascisti che, di ritorno da un corteo contro le politiche migratorie del governo dell’epoca, furono aggrediti con sfollagenti, manubri da palestra, cinture e pugni. Tra le vittime figuravano l’allora europarlamentare Eleonora Forenza, il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli e Claudio Riccio.
La sentenza arriva sette anni dopo i fatti, ricostruiti grazie alle immagini di videosorveglianza e alle indagini della Digos, che hanno definito l’azione come “esecuzione di un disegno criminoso giustificato dall’ideologia fascista”. Fuori dall’aula, come in ogni udienza dal 2022, era presente un presidio antifascista con le bandiere dell’Anpi.
Le reazioni politiche sono state immediate. Forenza parla di “conferma del carattere squadrista dell’aggressione” e chiede lo scioglimento di CasaPound, richiesta rilanciata da Rifondazione Comunista, Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Diversi parlamentari sollecitano il ministro dell’Interno Piantedosi a intervenire anche sull’immobile occupato dal movimento in via Napoleone III a Roma.



