Il Coordinamento Molfetta per la Palestina lancia un appello per il rientro in sicurezza di Domenico Centrone, 33 anni, insegnante molfettese e uno dei dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy di cui si sono perse le tracce nella Libia orientale. Il gruppo aveva superato il checkpoint di Sirte nel pomeriggio di domenica 24 maggio, durante una missione umanitaria diretta verso Rafah. Con lui anche l’unica altra italiana della delegazione, l’attivista piemontese Dina Alberizia. La Farnesina ha attivato l’Unità di crisi, ma al momento non vi sono conferme ufficiali né sulla loro posizione né sulle condizioni in cui si trovano.
A ricostruire le ultime ore prima del fermo di Centrone è Sara Suriano, 33 anni, di Andria, anche lei parte del convoglio: «Siamo a cento metri dal checkpoint, in attesa di notizie. Speriamo di riaverli tra noi sani e salvi», ha dichiarato. Secondo la portavoce della Flotilla, Maria Elena Delia, Centrone e un altro attivista sarebbero stati arrestati perché privi del permesso speciale richiesto nella Libia orientale e accusati di migrazione illegale. Nelle prossime ore dovrebbero comparire davanti a un tribunale di Bengasi, che deciderà sulle modalità dell’eventuale espulsione.
Il convoglio, partito il 15 maggio con oltre trenta veicoli e più di duecento partecipanti provenienti da venticinque Paesi, era rimasto bloccato per otto giorni nella “no weapon zone” tra le due Libie. Domenica scorsa, una delegazione ristretta, invitata dalle autorità locali, aveva tentato una trattativa diretta con la Cirenaica. Dopo la consegna dei passaporti, però, ogni contatto si è interrotto.


